Innovazione Rfi a Dubai

Fs hi tech: cinque treni Av anti guasti, il segnale elettronico fluidifica le città

Rete ferroviaria italiana (Rfi) porta all’Expo di Dubai il treno diagnostico ad alta velocità Diamante 2.0 in versione virtuale 3D, annunciando l’arrivo di altri quattro treni dello stesso tipo entro il 2026

di Giorgio Santilli

Diamante 2.0. Il treno «diagnostico», portato da Rfi a Dubai in versione virtuale, è il primo di una flotta che crescerà a cinque unità entro il 2026

3' di lettura

Ecco le ferrovie hi tech del futuro: Rete ferroviaria italiana (Rfi) porterà oggi all’Expo di Dubai il treno diagnostico ad alta velocità Diamante 2.0 in versione virtuale 3D, annunciando l’arrivo di altri quattro treni dello stesso tipo entro il 2026, e presenterà Ertms Urban, il sistema elettronico di controllo della marcia del treno e le sue evoluzioni future, che, consentendo di accorciare da 1.200 a 300 metri il distanziamento minimo tra un convoglio e l’altro, garantirà, oltre a livelli di sicurezza più alti, maggiore puntualità e una fluidificazione del traffico nei grandi nodi urbani. A guidare la delegazione Rfi l’amministratrice delegata, Vera Fiorani.

Le prime installazioni

Più treni, insomma, potranno viaggiare contemporaneamente nei grandi nodi urbani. Prime installazioni, entro il 2026, a Roma, Milano e Firenze. Chi ricorda la stagione dei grandi ritardi dell’Alta velocità del 2018, ricorderà anche che una delle principali motivazioni addotte dalle Fs fu l’imbottigliamento che si creava nei nodi urbani, soprattutto Roma e Milano, capaci di assorbire meno traffico delle linee ad alta velocità proprio per il differente sistema di controllo della marcia del treno. Ertms, nato con l’alta velocità italiana nel 2006 e poi diventato modello di riferimento per tutta Europa, ora approda nelle città. Ertms Urban potrà gestire più traffico, oltre a garantire più sicurezza, anche se resta il problema delle stazioni di testa, come Termini e Centrale, che limitano la frequenza dei convogli. L’altro problema emerso nella stagione dei ritardi era la Direttissima Roma-Firenze su cui pure l’attrezzagggio dell’Ertms sarà completato quest’anno.

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Controlli di integrità a bordo

«La funzione centrale che sperimenteremo in Ertms Urban - dice Paola Firmi, capo della Direzione tecnica di Rfi - facendo fare un salto in avanti all’intero sistema, è il controllo dell’integrità del treno a bordo del treno. Se un convoglio perde un pezzo o si spezza, oggi a segnalarcelo sono gli impianti di terra, i semafori che tutti possono vedere a lato dei binari. Portare a bordo del treno il controllo che il treno sia integro, consentirà di semplificare e ridurre enormemente gli impianti a terra. Avremo meno impianti di terra ma il sistema sarà più affidabile e sicuro. Questo, insieme alla geolocalizzazione attraverso il satellite, sarà il salto tecnologico maggiore rispetto ai sistemi attuali».

Una scommessa europea

Ertms è anche una scommessa europea perché consente l’interoperabilità e la comunicazione fra i diversi sistemi ferroviari nazionali. Non a caso, il Pnrr ci punta 2,7 miliardi, già messi in gara, che si sommano ai 500 milioni già aggiudicati a un consorzio con capofila Hitachi Rail e mandanti Alstom Ferroviaria e Ceit in Ati. Il piano consentirà - rispetto agli attuali 780 chilometri di rete ad alta velocità attrezzata con Ertms - di realizzare altri 1.270 chilometri entro il 2023 e 3.400 entro il 2026. Il Pnrr in questo caso funge da acceleratore sulla rete principale rispetto a un programma complessivo che consentirà nel 2036 di installare Ertms sull’intera rete di 16.800 chilometri.

Prodigio tecnologico

Il treno Diamante 2.0 è un prodigio della tecnologia, un Etr 500 che a 300 chilometri orari (test di velocità superato il 10 marzo) monitora lo stato di salute dell’infrastruttura, lavorando con 98 telecamere e oltre 200 sensori installati a bordo che consentono di tenere sotto controllo 500 parametri. «Alla manutenzione ordinaria e straordinaria - dice Giulio Del Vasto, capo della direzione operativa infrastrutture di Rfi - associamo l’attività di diagnostica predittiva che ci consente di intervenire prima che il guasto si verifichi. I treni diagnostici - spiega ancora Del Vasto - garantiscono oggi un Safety Integrity Level (Sil) 2, producono cioè un dato certificato che favorisce l’orientamento sulle soluzioni di manutenzione da adottare, ma lascia la decisione finale su queste soluzioni all’uomo. Con le evoluzioni successive svilupperemo un Sil 4, come ci chiede l’Autorità per la sicurezza Ansfisa: in quel contesto, gli algoritmi certificano il dato e operano direttamente la scelta della manutenzione da fare».

Investimento da 1,75 miliardi

Gli altri quattro convogli arriveranno entro il 2026. «L’investimento complessivo di 1,75 miliardi - dice Del Vasto - ci consentirà di aumentare le frequenze dei rilievi diagnostici, passando dagli attuali 160mila chilometri di linea all’anno rilevati a circa 400mila chilometri. Oggi passa sulla rete controllata un treno diagnostico ogni 15 giorni, intensificheremo fino ad arrivare a più volte a settimana».

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