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Fs, maxi piano da 6 miliardi per i nuovi servizi ai pendolari

Per il trasporto locale arriveranno 600 treni nuovi entro il 2023. Battisti: «Recuperare il gap sul trasporto regionale e metropolitano è priorità»

di Marco Morino


Pendolari: ecco le dieci linee ferroviarie peggiori d'Italia

4' di lettura

Sei miliardi di investimento per 600 nuovi treni entro il 2023. È l’impegno di Fs in favore dei pendolari. Nel trasporto regionale è concentrato circa il 90% dei passeggeri del sistema ferroviario italiano nel suo complesso. Ogni giorno, per lavoro o studio, 1,5 milioni di pendolari in particolare scelgono Trenitalia per i propri spostamenti regionali e metropolitani. Dati che spiegano il cambio di paradigma in atto nel gruppo Fs ed evidenziato dal piano industriale 2019-2023.

L’annuncio del ceo Battisti
«La nostra priorità sono i pendolari, a cui è dedicata la nostra attenzione e che sono al centro di tutte le nostre attività quotidiane», dice al Sole 24 Ore Gianfranco Battisti, amministratore delegato di Fs Italiane. «Recuperare il gap qualitativo sul trasporto regionale e metropolitano – afferma Battisti - è la grande sfida del nuovo piano industriale del gruppo. Dopo aver vinto negli anni scorsi la sfida dell’alta velocità adesso la nostra ambizione è quella di costruire un modello di successo, affidabile, che vada incontro alle esigenze di chi tutti i giorni si sposta sui treni regionali. Lo confermano gli investimenti inseriti nei contratti di servizio di lunga durata sottoscritti con le Regioni, committenti del servizio».

Gli investimenti
I contratti di lunga durata con le Regioni, pari a 15, 10 e 9 anni, permettono a Trenitalia di programmare investimenti in nuovi treni, nel rinnovo di quelli già presenti nella flotta e nel miglioramento delle officine di manutenzione attive sul territorio. Al momento, i contratti di servizio firmati da Trenitalia nel periodo dal 2017 al 2019 sono 16: 13 Regioni, la provincia di Trento, la provincia di Bolzano e il nodo ferroviario di Torino (il committente è la Regione Piemonte). Fra questi, tre gare vinte (Emilia-Romagna, Valle d’Aosta e nodo di Torino) a conferma della sfida della competitività anche nel trasporto regionale.

A fronte di un valore dei contratti pari a 43 miliardi di euro (corrispettivi regionali + biglietti venduti), Trenitalia ha pianificato investimenti per circa 8,6 miliardi di euro fino al 2033. Nel complesso, l’insieme di tutti i contratti di servizio con i concessionari regionali prevede la circolazione di oltre 6.500 treni giornalieri che, nel 2019, hanno fatto registrare dieci milioni di viaggiatori in più rispetto al 2018. Si tratta di un percorso iniziato nel 2014, che ha già visto migliorare soddisfazione dei viaggiatori e puntualità delle corse regionali.

I nuovi treni regionali
Degli 8,6 miliardi di investimenti programmati la quota di gran lunga maggiore, circa 6 miliardi, è destinata all’acquisto di 600 nuovi treni per i pendolari, fra questi i celebri Rock (costruttore Hitachi) e Pop (Alstom). I treni sono stati esposti in numerose piazza italiane dalle Fs per mostrarli in anteprima ai cittadini. Un impegno economico che non ha precedenti in Italia. Nel 2019 sono stati consegnati oltre 70 treni regionali, di cui 50 Rock e Pop in Emilia-Romagna, Veneto, Liguria, Sicilia e Marche, oltre ai treni in Lombardia grazie alla cessione di una parte dell’accordo quadro di Trenitalia con le imprese costruttrici. Il valore economico degli oltre 70 treni regionali è pari a circa 500 milioni di euro.

Per il 2020 è prevista la consegna di ulteriori 130 treni regionali nelle seguenti Regioni: Emilia- Romagna (fornitura completa con 86 nuovi treni), Veneto, Liguria, Sicilia, Lazio, Toscana, Marche, Campania, Calabria e Sardegna (fornitura treni Swing). Inoltre, sono previste consegne di treni regionali anche per il nodo ferroviario di Torino. Entro il 2023, i 600 nuovi treni risulteranno tutti consegnati alle Regioni, con il rinnovamento dell’80% dell’intera flotta regionale.

L’impatto sul Pil
L’impegno del gruppo Fs Italiane avrà un impatto importante a beneficio del Paese. Uno studio di Ambrosetti sul trasporto ferroviario regionale dimostra che la nuova strategia di Fs nel trasporto regionale contribuirà allo sviluppo nazionale con un 2,1% di crescita cumulata aggiuntiva del Pil dal 2019 al 2023 e genererà fino a 135mila nuovi occupati nel 2023. Tutto questo si inserisce in un contesto più generale, in cui l’intero piano industriale del gruppo Fs prevede di creare dai 100mila ai 120mila occupati all’anno e di fornire un contributo al Pil tra lo 0,7% e lo 0,9% all’anno. Questi investimenti consentiranno inoltre, nei 5 anni del piano industriale, risparmi cumulati per 1,2 miliardi di euro in costi esterni (minori emissioni di CO2 nell'atmosfera, ridotto tasso di incidentalità e congestione stradale, tempo risparmiato per il contenimento dei ritardi) e incremento dello shift modale ferro/gomma oltre a un aumento della spesa turistica di 1,2 miliardi nel solo 2023.

Il trasporto regionale su ferro è anche uno straordinario strumento per sviluppare il turismo nelle diverse aree d’Italia: può offrire la possibilità ai turisti (italiani e stranieri) di raggiungere comodamente territori e città non inserite negli itinerari tradizionali ma dall’eccezionale patrimonio culturale e artistico, in una logica di redistribuzione dei flussi oggi troppo accentrati sulle mete tradizionali.

Gli altri interventi
Gli investimenti sulla flotta, che costituiscono la misura più visibile della rinnovata centralità del trasporto regionale, si affiancheranno a quelli volti a potenziare l’infrastruttura di rete delle diverse regioni italiane (upgrade tecnologico, aumento/raddoppio dei binari, collegamenti con hub intermodali) e a migliorare la qualità delle stazioni ferroviarie. Gli interventi di riqualificazione del patrimonio immobiliare e ammodernamento tecnologico rappresentano un aspetto di particolare importanza per migliorare l’esperienza d’uso delle persone, in quanto finalizzato a rendere le stazioni luoghi più accessibili e confortevoli.

Per approfondire:
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