ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLa Lehman Brothers delle cripto

Ftx “contagia” le cripto-azioni di Wall Street. In caduta Coinbase. I tassi dei bond volano al 17,7%

di Vito Lops

3' di lettura

I primi 50 creditori di Ftx hanno subito un danno da 3 miliardi di dollari. È quanto emerge da un documento elaborato dal curatore fallimentare John Ray III che sta lavorando per liquidare gli asset detenuti dal cripto-exchange che ha dichiarato bancarotta lo scorso 11 novembre gettando nello scompiglio il comparto. «Mai nella mia carriera ho visto una tale mancanza di controlli aziendali e assenza di informazioni finanziarie affidabili come in questo caso», ha dichiarato il liquidatore, lo stesso che nel 2001 si è occupato del caso Enron. Nel complesso il buco potrebbe essere di 32 miliardi, a carico di oltre 1 milione di creditori sparsi in tutto il mondo.

Nel frattempo il mercato delle criptovalute continua a vivere ore di forte stress. Il prezzo di bitcoin è tornato a tratti sotto i 16mila dollari mentre quello di Ethereum ha veleggiato in area 1.100. Un anno fa viaggiavano rispettivamente a 65mila e 4mila dollari. Il contagio Ftx - con annessa crisi di fiducia nel settore - si estende anche agli operatori più “mainstream”, come Coinbase, exchange di criptovalute quotato al Nasdaq. Le azioni - che il 14 aprile 2021 al debutto avevano toccato un picco a 427 dollari - il 21 novembre passavano a 41 dollari, segnando un calo giornaliero del 10%. Forte tensione anche lato obbligazionario. Il rendimento di un bond emesso da Coinbase con scadenza 2028 è balzato al 17,77% mentre il prezzo è precipitato a 51 centesimi di dollaro.

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La società ha dichiarato di detenere in custodia i 635mila Bitcoin che risultano in pancia al Grayscale bitcoin trust, fondo rivolto agli istituzionali che attualmente quota con uno sconto sul Nav (patrimonio) vicino al 50%. Nel week end Grayscale, controllata dal Digital currency group, aveva lasciato tutti di stucco dichiarando che le riserve sono in regola ma che non può esibirle per motivi di sicurezza. Le dichiarazioni in soccorso da parte di Coinbase non sembrano però aver tranquillizzato gli investitori.

Ore molto difficili anche per MicroStrategy, la società fondata dal massimalista Bitcoin Michael Saylor che attualmente ha in bilancio 130mila unità della criptovaluta, pari allo 0,619% della quantità massima minabile (corrispondente a poco meno di 21 milioni). Forte di questa esposizione - che ai prezzi attuali è di poco superiore ai 2 miliardi di dollari a fronte di una perdita non realizzata di 1,9 miliardi - la società tecnologica è considerata una sorta di Etf che replica l’andamento del prezzo di bitcoin. Gli investitori temono man mano che il valore di Btc scenda possa avvicinarsi la zona margin call di MicroStrategy, che costringerebbe la società a dover vendere forzatamente una parte della sua esposizione.

L’altro fattore di incertezza riguarda i miners, coloro i quali convalidano le transazioni nella blockchain di Bitcoin ogni 10 minuti e, nel farlo, vengono ricompensati con l’emissione di nuovi Bitcoin. Man mano che il prezzo scende si teme l’innesco anche per una buona parte di essi della “chiamata di margine”. Una zona calda potrebbe essere quell’area compresa tra i 14 e i 12mila dollari, posto che venga mai ritoccata.

Non è da escludere che le prossime settimane rappresentino un duro banco di prova per i miner. Nonostante il prezzo di bitcoin sia in calo il livello di difficoltà del calcolo computazionale necessario per “estrarre” nuovi bitcoin - il cosiddetto hashrate - è aumentato. Questo vuol dire che molti miner stanno impiegando più potenza di hashing nella rete e sarebbero quindi in grado di trascurare i margini di profitto in diminuzione. Tuttavia per i meno resilienti potrebbe esserci «una capitolazione», avvertono gli esperti di Colin Talks Crypto definendo il contesto attuale come la «tempesta perfetta» per il mining. «Solo i più forti sopravviveranno a questa pressione estrema».

Guardando in avanti, oltre questa tempesta, e concentrandosi sul tema della sicurezza e della custodia delle criptovalute va segnalato che Jp Morgan, la più grande banca negli Stati Uniti, ha registrato un brevetto per lanciare un suo wallet di criptovalute per offrire «servizi finanziari, di trasferimento elettronico di valute virtuali ed elaborazione dei pagamenti in criptovaluta». Come a dire che, nonostante tutto, i big credono che questa industria resisterà all’attuale selezione naturale.

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