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Ftx e quei 73 milioni ai partiti. Il cripto scandalo colpisce la politica Usa

Le donazioni che la piattaforma finita in bancarotta ha elargito a Democratici e Repubblicani mettono a nudo una campagna di lobbying che imbarazza Washington. Sam Bankman-Fried veniva descritto come un nuovo George Soros

di Biagio Simonetta

(REUTERS)

3' di lettura

È una storia di lobbying e affari, di tentativi maldestri di influenza e promesse irrealizzabili, quella che lega una delle piattaforme di exchange di criptovalute più importanti al mondo (Ftx) e la politica americana. Una storia trasversale ai partiti, perché gli affari non possono avere bandiere a certi livelli, e sono sempre bipartisan. Una storia che per ora ha portato a galla 73 milioni di dollari (probabilmente sottratti ai clienti dell’exchange) donati a Democratici e Repubblicani. 73 milioni che adesso potrebbero essere soggetti a richiesta di restituzione.

Lo scandalo tocca la politica Usa

Il breve ma intenso flirt fra Washington e Ftx, alla luce dello scandalo che ha colpito la piattaforma, si abbatte un po’ come una mannaia su alcuni politici americani destinatari delle donazioni, mentre migliaia di utenti rischiano di aver perso i risparmi di una vita in quella che sembra essere una frode storica.

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Solo pochi mesi fa, Sam Bankman-Fried, il trentenne fondatore di FTx che adesso rischia 115 anni di carcere, si aggirava per i palazzi che contano a Washington, deciso a mettere le mani sulle elezioni presidenziali americane del 2024. Era pronto a donare fino a un miliardo di dollari, si racconta. E a quanto pare non gli dispiaceva essere considerato il nuovo George Soros. Insieme ai suoi collaboratori più stretti, Ryan Salame e Nishad Singh, Bankman-Fried aveva donato in questi mesi 6 milioni di dollari a un super comitato d’azione per i Democratici alla Camera. Poi 3,5 milioni di dollari per il Senate Leadership Fund dei Repubblicani e altri 3 milioni per un fondo che sostiene i Democratici al Senato.

Finanziamenti per le campagne elettorali Usa

Lo schema era chiaro, oltre che già visto negli Stati Uniti: bussare alle porte di politici e partiti con in mano milioni di dollari per la campagna elettorale, cercando di ottenere il massimo per il proprio business, che in questo caso è quello delle criptovalute. Un settore ancora poco regolamentato, quello delle cripto, sul quale le future decisioni politiche avranno un impatto determinante. E che oggi, alla luce dello scandalo Ftx, sembra avere davanti a sé un terreno decisamente minato.

Ma il tema vero, adesso, è cosa ne sarà dei 73 milioni di dollari che Ftx ha già donato ai partiti statunitensi. Sebbene esistano precedenti che obbligano le entità politiche a restituire i contributi in caso di frode, nel caso di Ftx le prospettive di recupero non sono così chiare, e dipenderanno da un arzigogolato mix di leggi federali e statali. Un fattore chiave sulle procedure di recupero potrebbe essere il giudizio del tribunale che ha in mano la procedura di bancarotta: se questo stabilirà che il crollo di Ftx ha comportato una frode, quasi tutte le donazioni potrebbero essere oggetto di recupero. In caso contrario, potrebbero essere recuperate solo le donazioni effettuate entro 90 giorni dall’insolvenza della società.

Donazioni a Repubblicani e Democratici

Bankman-Fried, dal canto suo, ha raccontato di recente di aver donato in egual misura a Repubblicani e Democratici, ma di aver finanziato i conservatori attraverso gruppi “dark money” che non identificano i donatori. Ad oggi, dai registri pubblici emerge che fra i beneficiari delle donazioni di Ftx ci sono Mitch McConnell e Kevin McCarthy, i principali esponenti repubblicani al Senato e alla Camera. Poi Hakeem Jeffries, ora leader democratico alla Camera, e Dick Durbin, membro della leadership democratica al Senato.

In ballo c’è anche la campagna governatoriale del democratico texano Beto O’Rourke, che ha dichiarato di aver restituito una donazione di 1 milione di dollari il 4 novembre, una settimana prima che Ftx dichiarasse bancarotta. Ad ogni modo, adesso, l’obiettivo è focalizzato sulle ingenti donazioni ai Political action committee (PAC), i comitati elettorali che in USA raccolgono i fondi per i partiti, più che su quelle ai singoli candidati. Dei 73 milioni che Bankman-Fried, Salame, Singh e Ftx hanno donato in questi mesi, 45,5 milioni sono andati ai loro PAC personali, tra cui Protect Our Future di Bankman-Fried e American Dream Federal Action di Salame. Salame ha appoggiato i Repubblicani, mentre Bankman-Fried e Nishad hanno sostenuto i Democratici.

La maggior parte del denaro di questi comitati è stato speso per sostenere i vari candidati, quindi è irrecuperabile. Il PAC di Bankman-Fried aveva in cassa solo 384.588 dollari alla fine di novembre. Ma ci sono 26,6 milioni di dollari di contributi elargiti da Ftx direttamente ad altri grandi PAC vicini alle leadership di Camera e Senato di entrambi i partiti. Questi comitati hanno ancora molti soldi in cassa e continueranno a esistere, a differenza di quelli controllati da singoli candidati che possono chiudere in qualsiasi momento. E per quanto possa sembrare paradossale, queste strutture riceveranno ulteriori fondi in vista delle elezioni del 2024. Perché la giostra non si ferma. Nonostante Ftx.

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