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Fucine Umbre si espande e guarda all’estero

L’azienda realizza prodotti per il settore aeronautico. Alunni, l’amministratore unico, non esclude acquisizioni all’estero, in Francia e Usa

di Nicoletta Picchio

L’imprenditore umbro ha preso in mano l’azienda nel 1996 con un fatturato da un milione di euro e 22 dipendenti. All’epoca si faceva solo stampaggio. Oggi l’azienda fattura quasi 18 milioni di euro, a fine anno dovrebbe arrivare a 100 dipendenti

3' di lettura

Nel reparto della produzione ci passa quasi tutti i giorni. Perché per la forgia ha una vera e propria passione, che si percepisce con evidenza quando racconta la sua attività industriale. Fucine Umbre: il nome fa capire tutto. «Trasformiamo il metallo a caldo realizzando prodotti per il settore aeronautico». Antonio Alunni entra nel dettaglio e fa qualche esempio: componenti dei carrelli di atterraggio, per ruote e freni di aerei e elicotteri. Prodotti complessi, che hanno bisogno di una tecnologia all’avanguardia e una manodopera molto qualificata.

È stata questa la sfida di Alunni da quando ha preso in mano l’azienda, nel 1996: un fatturato da un milione di euro e 22 dipendenti. All’epoca si faceva solo stampaggio. «La mia scelta è stata di verticalizzare l’impresa, fornendo componenti finiti, pronti per essere utilizzati nelle linee di assemblaggio, specializzandola sull’aerospazio». Una scommessa che si è dimostrata strategicamente valida: oggi l’azienda fattura quasi 18 milioni di euro, a fine anno dovrebbe arrivare a 100 dipendenti. Nel piano industriale c’è l’obiettivo di arrivare a 30 milioni di fatturato nei prossimi quattro anni. Che potrebbero essere anche di più: Alunni non esclude qualche acquisizione all’estero, in Francia e negli Stati Uniti, dove c’è la produzione dei grandi clienti finali, Airbus e Boeing.

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Da Terni, nel cuore d’Italia, il 60% della produzione di Fucine Umbre va all’estero. «Siamo gli unici a fare stampaggio a caldo nella nostra zona». Una leadership che è il frutto di quella cultura d’impresa che si sviluppa sul territorio e che è alla base delle tante eccellenze italiane. L’azienda di Alunni è legata a quella grande tradizione nella siderurgia e nella forgia dell’area ternana. Una realtà industriale che oggi si è ridotta. Ma il passato non si perde e resta un valore. Nelle competenze, per esempio. «Non abbiamo difficoltà a trovare manodopera, qui c’è comunque una cultura e una conoscenza che è rimasta nel territorio, anche se inevitabilmente le persone vanno formate e lo facciamo noi all’interno», dice Alunni.

La fabbrica ha una sua attrattività, anche se lavorare nella forgia ha un impatto forte. «Prima di assumere le persone le portiamo nel reparto, c’è rumore, ci sono le fiamme, macchine ciclopiche, anche se ormai è quasi un salotto, con tecnologie all’avanguardia, nel pieno rispetto della sostenibilità. Chiediamo ai candidati di prendersi qualche giorno per riflettere, ci può essere empatia o timore. In genere sono entusiasti: lavorare nella forgia è come essere un artista, partecipi alla creazione di qualcosa».

Il primo ad avere una grande passione è proprio lui, amministratore unico dell’azienda di cui possiede il cento per cento. «Sono nato nella forgia, sono innamorato di questo mondo, è il mio teatro». Un’azienda familiare che mantiene una leadership in un settore di multinazionali. «La barriera all’ingresso per chi vuole entrare nel nostro campo è molto alta. Occorrono capitali ingenti e soprattutto competenze. Noi siamo il frutto della nostra storia passata e dell’area industriale dove siamo nati», dice Alunni, che quando ha preso l’azienda in mano aveva 27 anni, quinta generazione di una famiglia di imprenditori «mio nonno era commerciante di macchine utensili, mio padre voleva fare l’industriale e ha creato l’azienda». Con lui, la scelta di puntare sul settore aeronautico, spingere sulle esportazioni e crescere.

Anche in questi ultimi due anni difficili, con la pandemia che ha fatto crollare il traffico aereo, l’azienda è cresciuta. E crescerà, nonostante l’aumento vertiginoso delle materie prime e dell’energia: «siamo energivori, tutto quello che potevamo fare per il risparmio energetico l’abbiamo realizzato. Ma il nostro consumo come tipologia di produzione è alto». Tre sono i punti di forza che l’hanno fatto arrivare fin qui: la fiducia del collaboratori, quella dei clienti, quella del sistema bancario. E l’hanno formato anche le cariche extra azienda, come la presidenza di Confindustria Umbria o della Cassa di risparmio di Spoleto. «Nel mio ruolo associativo ho incontrato tanti colleghi bravissimi, mi hanno raccontato le loro esperienze, gli ostacoli, come hanno fatto a superarli. E da presidente di banca ho ancora più capito come le imprese devono interloquire con il sistema bancario per averlo accanto».

Una formazione che gli è servita nel guidare l’azienda e che ha trasferito ai suoi collaboratori. Ora, altro tassello, sta mettendo a punto un archivio d’impresa (è presidente del Gruppo tecnico Cultura di Confindustria) per poi realizzare un museo per valorizzare quella storia dell’azienda e del territorio che è motore di competitività.

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