tensioni nel movimento

Fuga dal M5S verso Italia Viva e Lega: timori di altri addii tra senatori e deputati

Circolano a Palazzo Madama i nomi di Ugo Grassi e Lello Ciampolillo. Cataldo Mininno smentisce invece ogni tentazione

di Manuela Perrone

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(Agf)

Circolano a Palazzo Madama i nomi di Ugo Grassi e Lello Ciampolillo. Cataldo Mininno smentisce invece ogni tentazione


3' di lettura

Tanto tuonò che piovve. E alle voci di scissione dentro il M5S seguono parlamentari con la valigia bella e pronta. Alla senatrice Silvia Vono, già migrata verso Italia Viva nonostante il monito via chat di Luigi Di Maio («Guarda che sarai massacrata»), potrebbero presto unirsene altri. Sia a Palazzo Madama che a Montecitorio.

Nessuno sembra lasciarsi intimorire dalla minaccia di dover pagare i 100mila euro di multa previsti dal Codice etico del Movimento evocati ieri dal capo politico. Men che mai dalla revisione del divieto costituzionale del vincolo di mandato, su cui il Pd e Italia Viva hanno subito chiuso.

Il primo nome dato in uscita è quello del senatore Ugo Grassi, ordinario di diritto civile all'Università di Napoli Parthenope, che nei giorni scorsi ha lasciato l'incarico di capogruppo pentastellato in commissione Affari costituzionali. Ha patito più di altri certe rigidità del Movimento e ha firmato insieme ad altri 70 colleghi il documento in cui si chiedeva la convocazione dell'assemblea del gruppo parlamentare per ragionare di una modifica del regolamento. «Esistono criticità ed è irrealistico far finta che i problemi non esistano», ha spiegato. «È stata invocata una discontinuità che però non è stata applicata come avrebbe dovuto». Grassi ha anche sottolineato di aver avuto «un eccellente rapporto professionale con la Lega» nei mesi gialloverdi. Ma sul suo approdo nel Carroccio (Gian Marco Centinaio ha parlato di due senatori M5S in arrivo) non c'è per ora conferma.

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Un altro senatore in bilico è il barese Lello Ciampolillo, tecnico di rete in Telecom, più volte finito nell'occhio del ciclone per le sue posizioni “originali”, come la proposta di curare la xylella con il sapone e le onde elettromagnetiche o la difesa dei bimbi vegani («È falsa la notizia del bambino di Nuoro ricoverato per denutrizione», ha tuonato). È tra i dissidenti che non avevano votato il decreto sicurezza (per questo ha ricevuto un richiamo dai probiviri) ed è stato segnalato per le mancate restituzioni dello stipendio al Movimento. Omissione che però riguarda molti. Anche per lui si ipotizza un passaggio tra le file dei renziani.

Smentisce invece categoricamente ogni addio il senatore salentino Cataldo Mininno. Il suo nome è circolato tra quelli tentati dall'abbraccio con la Lega. Ma il diretto interessato la bolla come indiscrezione senza alcun fondamento. «Stiamo maturando la convinzione - afferma il conterraneo Iunio Valerio Romano, eletto all’uninominale - che qualcuno dagli altri partiti soffi sul fuoco dei malumori, molto eterogenei, e che giochi sporco per destabilizzare il gruppo».

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Gli spostamenti in Senato e i malumori espliciti di big come Barbara Lezzi e Paola Taverna comunque preoccupano, perché la maggioranza che ha votato la fiducia al Governo giallorosso ha soltanto nove voti di scarto. L'elezione del capogruppo, prevista l'8 e il 9 ottobre, è considerata un momento di snodo. Ma pure alla Camera le fibrillazioni non mancano. Anche là si parla di una pattuglia di scontenti pronti a passare al Misto, a Italia Viva o alla Lega.

Di Maio, appena rientrato dalla trasferta a New York, sa di dover affrontare il malessere. Ed è pronto ad accelerare sulla riorganizzazione promessa sin da febbraio, dopo il tonfo M5S alle regionali in Abruzzo. A cominciare dal team di 12 “facilitatori”, l'equivalente dei componenti delle segreterie negli altri partiti (destinati ciascuno a seguire un tema, dall'energia all'economia). L'obiettivo è raccogliere le candidature - ogni aspirante dovrà presentare una propria squadra - per lanciarle dal palco di Italia 5 Stelle in programma a Napoli il 12 e il 13 ottobre. Basterà?

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