ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùTENSIONI NEL GOVERNO

Fuga dal M5S, maggioranza a rischio. E Conte chiama a raccolta i responsabili

Alla rete di protezione lavorano i dissidenti di Fi e i Cinque stelle «contiani». Il premier: non scommetterei su Salvini. E convoca vertice di governo per lunedì

di Barbara Fiammeri, Manuela Perrone


Mes, Governo supera voto sul Fondo Salva-Stati. A rischio M5s

3' di lettura

Grandi manovre in Senato. A provocarle la prospettiva di una fine anticipata della legislatura, già a gennaio dopo il voto in Emilia Romagna. I tre dissidenti M5S sul Mes - Ugo Grassi, Stefano Lucidi e Francesco Urraro - hanno ufficializzato il passaggio alla Lega (Gianluigi Paragone invece per il momento resta), tra l’ira di Luigi Di Maio («Dicano quanto costa al chilo un senatore per la Lega») e la calda accoglienza di Matteo Salvini ai nuovi arrivati: «Sono onorato di iniziare con loro questo percorso politico».

Altri potrebbero seguirli a breve. Ma non soltanto verso il Carroccio. Per compensare le fughe un altro gruppo è pronto a sostituirli e a creare un cordone di sicurezza attorno a Giuseppe Conte. Proprio il premier da Bruxelles lancia una sorta di appello: «I responsabili, se ci sono, facciano i responsabili».

Tra questi ci sono certamente quei parlamentari M5S per la maggior parte eletti all’uninominale e insofferenti alla gestione di Di Maio. Ma questa pattuglia non sarebbe sufficiente a garantire la sopravvivenza dell’Esecutivo e della legislatura. Ecco allora che si guarda con attenzione ai movimenti tragli azzurri. Tre giorni fa Silvio Berlusconi ha voluto che si ufficializzasse accanto al nome di Forza Italia quello dell’Udc per enfatizzare il rapporto con i centristi (Binetti, De Poli, Saccone) presenti nel gruppo e soprattutto per evitare che il simbolo possa essere utilizzato ai fini di una scissione.

In realtà un altro simbolo a disposizione c’è già, ed è quello di “Idea” di Gaetano Quagliariello, già alleato dei totiani guidati da Paolo Romani. In tutto sono cinque senatori. Se a questi si aggiungessero i sei parlamentari vicini a Mara Carfagna (capeggiati da Massimo Mallegni) ci sarebbero i numeri per formare un gruppo autonomo. Gruppo che però per il momento si porrebbe per ora all’opposizione, assieme al resto del centrodestra. Ma che al momento buono potrebbe diventare l’ago della bilancia per decidere le sorti della legislatura, saldandosi con i responsabili M5S. Alla Camera intanto, nuovo addio per Forza Italia: Davide Bendinelli, ex coordinatore del Veneto, ha aderito a Italia Viva. «Una ferita dolorosa, ma Bendinelli - ha commentato la capogruppo azzurra Mariastella Gelmini - ha aderito a un partito che sostiene il Governo Conte e vota una finanziaria contro le imprese e il ceto medio».

I movimenti, infatti, non sono soltanto al Senato. Anche a Montecitorio i contiani pentastellati stanno stendendo la loro rete di sicurezza. Il malessere nei confronti di Di Maio resta alto, anche perché l’agognata riorganizzazione decollata con il voto su Rousseau sui candidati «facilitatori» non lascia presagire nulla di buono per il premier: nella rosa di sei nomi scelti direttamente dal leader M5S che vanno solo ratificati dagli iscritti non c’è nessuno che possa essere ricondotto all’ala governista (manca ad esempio Roberta Lombardi).

In compenso ci sono esponenti vicini ad Alessandro Di Battista (Paola Taverna, Danilo Toninelli e l’europarlamentare Ignazio Corrao, che ha votato contro la nuova Commissione di Ursula von der Leyen) e due fedelissime di Davide Casaleggio (la socia di Rousseau Enrica Sabatini, piazzata addirittura al coordinamento e agli affari interni) e la senatrice Barbara Floridia, responsabile della funzione e-learning della piattaforma). Nella casella strategica della comunicazione, Di Maio ha indicato Emilio Carelli, ex direttore di Sky Tg 24 e con una lunga carriera in Mediaset.

Non è certo un messaggio conciliante né verso l’alleato di governo, il Pd, né verso i parlamentari contrari all’ingerenza di Casaleggio nelle scelte politiche. Tra i quali ormai prevale la convinzione che Di Maio punti a far saltare il tavolo, anche a costo di tornare al voto per evitare di essere fagocitato da Conte. Che però continua a mantenere forte il legame con il fondatore e garante, Beppe Grillo. Persino il vicepresidente dell’Europarlamento, Fabio Massimo Castaldo, ha levato gli scudi contro Di Maio: «Io dico no alle liste bloccate. È una scelta di ampia incoerenza per chi si è sempre opposto ai listini imposti dall’alto».

Conte sdrammatizza, rivendicando il voto sul Mes di mercoledì come una prova della «solidità della maggioranza». Lunedì sera il premier terrà un vertice con i capi delegazione della maggioranza nel Governo per mettere a punto l’agenda delle prossime settimane. Nel frattempo, da una saletta della delegazione italiana dove attende di partecipare alla cena di lavoro del Consiglio europeo a Bruxelles, lancia però l’invito alla responsabilità. E aggiunge: «Se c’è qualcuno che vuole lavorare lo può fare con noi senza aspettare tre anni». Insomma, il messaggio è chiaro: «A tutti i parlamentari direi di non scommettere proprio su Salvini. Noi stiamo lavorando da qui al 2023 per riformare il Paese».

Per approfondire:
Senatore Grassi lascia M5s e passa a gruppo Lega

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