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Fuga dei medici, Covid, caro bollette e pochi fondi: «Sanità a un passo dal crac»

Il grido di allarme nasce anche dal fatto che la prima legge di bilancio dopo lo tsunami del Covid lascia la Sanità quasi a bocca asciutta

di Marzio Bartoloni

(IMAGOECONOMICA)

3' di lettura

Quasi tre anni d pandemia che hanno travolto come uno tsunami gli ospedali ora alle prese anche con il caro bollette che si mangia buona parte dei fondi in più della manovra. A questo si aggiunge la cronica carenza di personale con medici e infermieri che fuggono dai reparti più stressanti, a cominciare dai pronto soccorso dove si moltiplicano i casi di aggressione. Dopo essere stata sotto i riflettori per il Covid la Sanità torna a essere la Cenerentola di prima anche nei finanziamenti e così le Regioni scrivono al Governo per avvertirlo: «La Sanità è vicina al collasso, serve un intervento straordinario e strategico»

Le Regioni al Governo: serve intervento straordinario

Insufficienza delle risorse disponibili, caro prezzi e aumento dei consumi energetici, costi del Covid non coperti, cronica carenza di personale con una preoccupante crisi delle vocazioni sanitarie in settori cruciali come quello dei Pronto socoorso. Sono questi i presupposti che stanno mettendo la Sanità pubblica in una situazione di grave rischio crac con conseguenze che le regioni temono possano essere «catastrofiche». È un grido d’allarme quello lanciato da Raffaele Donini, assessore alla sanità dell'Emilia-Romagna e coordinatore della commissione salute delle Regioni, in una lettera al ministro della Sanità Orazio Schillaci e a quello dell'economia Giancarlo Giorgetti. «È necessario e indifferibile programmare rapidamente un intervento straordinario e strategico, non di natura meramente emergenziale, in grado di proporre delle soluzioni, prontamente attuabili ed idonee ad affrontare nell'immediato la carenza di personale sanitario e la crisi finanziaria di cui, da ormai tre anni versano i Sistemi Sanitari Regionali».

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Se non si interviene «conseguenze disastrose»

Per il coordinatore degli assessori alla Salute Donini questa situazione determinerà «conseguenze catastrofiche». «La sostenibilità economico-finanziaria dei bilanci sanitari - scrive nella lettera inviata ai due ministri - è fortemente compromessa dall'insufficiente livello di finanziamento del Servizio Sanitario Nazionale, dal mancato finanziamento di una quota rilevante delle spese sostenute per l'attuazione delle misure di contrasto alla pandemia da Covid-19 e per l'attuazione della campagna vaccinale». Sono trascorsi i primi mesi dall'insediamento del nuovo Governo presieduto del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e si è concluso il percorso di formazione della manovra, ricordano le Regioni. «Confidiamo ed auspichiamo pertanto che sussistano le condizioni per poter strutturare un percorso di leale collaborazione e di costante confronto istituzionale e per affrontare alcune tematiche imprescindibili per la salvaguardia e la sostenibilità finanziaria del nostro sistema sanitario, pubblico ed universalistico». Già nel corso della seduta della Commissione Salute dello scorso 10 gennaio si è registrato da parte di tutte le Regioni e le Province Autonome «l'estrema preoccupazione» per la situazione drammatica in cui versano i Sistemi Sanitari Regionali sia per le rilevanti criticità delle Regioni a statuto ordinario che per le specifiche necessità delle Regioni a statuto speciale

In manovra fondi in gran parte destinati al caro energia

Il grido di allarme nasce anche dal fatto che la prima legge di bilancio dopo lo tsunami del Covid lascia la Sanità quasi a bocca asciutta. La manovra mette sul piatto 2,15 miliardi in più per le cure degli italiani per il 2023, ma la gran parte delle risorse (1,4 miliardi di euro) saranno destinati a coprire le spese per le bollette e il caro energia degli ospedali mentre il resto dei fondi non coprirà nemmeno l'aumento dei costi dovuti all'inflazione. L’unico segnale lanciato al personale sanitario stremato dalla pandemia sono i soldi in più per le buste paga di medici e infermieri che lavorano nei Pronto soccorso, ma questi aumenti i sanitari non li vedranno prima del 2024. Tra l’altro le Regioni sono alle prese anche con la copertura degli extra costi per il Covid che ha presentato un conto molto salato e che ancora deve trovare una soluzione: ballano all’incirca 3,8 miliardi coperti solo in parte dal Governo. In più c’è il Pnrr e le sue nuove strutture (Case e Ospedali di comunità) da far decollare sul territorio.

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