Dopo le sanzioni

Fuga da Mosca: ecco le grandi aziende che abbandonano la Russia

Un vero e proprio esodo di massa da Mosca, dall’energia ai trasporti, dall’auto ai servizi. Ikea, Volkswagen, Lego, Netflix, Toyota, Apple, Bp, Shell, Maersk, Volvo e Netflix interrompono il business

Aggiornato il 7 marzo alle 11:00

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9' di lettura

Fuga dalla Russia. Perché l’invasione dell’ Ucraina è un atto di guerra intollerabile ed è talmente destabilizzante che restare sul mercato russo nel lungo periodo sarebbe anche dannoso per gli azionisti. È con queste motivazioni che un numero crescente di imprese multinazionali nel giro di pochi giorni ha annunciato clamorosi passi indietro dalla Russia: chiusura di joint venture pluri-decennali, abbandono di nuovi progetti, rimpatrio dei dipendenti. Quello che sta andando in scena è un vero e proprio esodo di massa del grande business internazionale da Mosca, in diversi settori: dall’energia ai trasporti, dall’auto ai servizi legali fino ai beni di consumo. Un esodo che aumenta di ora in ora: ultime in ordine di tempo, ma non certo per importanza, Ikea, Volkswagen, Lego, Netflix e Toyota, TikTok e Samsung.

E sabato 5 marzo è toccato a Visa e Mastercard annunciare la sospensione delle operazioni in Russia. Visa ha parlato della «non provocata invasione dell’Ucraina e inaccettabili eventi a cui abbiamo assistito», mentre Mastercard ha motivato con «la natura senza precedenti dell’attuale conflitto e la situazione economica incerta». E domenica stessa decisione è stata presa da American Express.

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Le ultime società via dalla Russia il 3 marzo

Ikea ha annunciato la chiusura di tutti i suoi 17 negozi in Russia, mentre saranno sospesi gli approvvigionamenti in Bielorussia dove la compagnia svedese non ha negozi. «La guerra - hanno fatto sapere in una dichiarazione congiunta Inter Ikea e Ingka Group - ha un enorme impatto umano e provoca gravi interruzioni della catena di approvvigionamento e delle condizioni commerciali. Per questo motivo i gruppi aziendali hanno deciso di sospendere temporaneamente le operazioni Ikea in Russia». Ma non tutte. Il gigante svedese dell’arredamento ha successivamente fatto sapere che ha deciso di «sospendere temporaneamente le operazioni» in Russia e Bielorussia in relazione alla guerra in Ucraina, mentre ha deciso di non chiudere i centri commerciali in Russia che operano sotto il marchio Mega.

Volkswagen ha invece chiuso la produzione di auto. «A causa della guerra condotta dalla Russia - ha comunicato il gruppo in una nota da Wolfsburg - il presidio del gruppo ha deciso di fermare la produzione di veicoli in Russia. Anche le esportazioni verranno stoppate a partire da subito».
Dello stesso tenore il produttore di giocattoli Lego cheha interrotto le consegne ai suoi 81 negozi in Russia. «Abbiamo sospeso - ha detto un portavoce di Lego - tutte le spedizioni di prodotti in Russia alla luce delle sanzioni e dell’imprevedibile ambiente operativo».
Gli ultimi abbandoni, in ordine temporale, della Russia da parte di società europee, fanno seguito a quelli annunciati da Netflix e dalla giapponese Toyota che ha sospeso l’attività nella sua unica fabbrica in Russia, quella di San Pietroburgo. Netflix che ha poco meno di un milione di abbonati in Russia ha messo in pausa tutti i progetti e le acquisizioni incluso il blocco di quattro programmi in produzione.

Bp la prima a uscire

Il primo annuncio shock è arrivato domenica scorsa da Londra, sede della British Petroleum, gigante petrolifero britannico. Il più grande investitore straniero in Russia ha deciso di cedere la sua partecipazione del 20% in Rosneft, la compagnia petrolifera di stato russa, una mossa molto dolorosa dal punto di vista finanziario tanto che potrebbe comportare una svalutazione di 25 miliardi di dollari e tagliare la sua produzione globale di petrolio e gas di un terzo. In Borsa il titolo ha già pagato con una flessione del 7 per cento.

Shell ed Equinor a ruota

Ventiquattr’ore dopo è toccato a un altro colloso dell’oil come Shell prendere una decisione analoga. Citando «l’insensato atto di aggressione militare» della Russia, la multinazionale britannica ha comunicato la fine della partnership con Gazprom, gigante del gas russo controllata dallo stato, compreso l’impianto di gas naturale liquefatto Sakhalin-II e il suo coinvolgimento nel progetto del gasdotto Nord Stream 2, che la Germania ha già bloccato la scorsa settimana. I due progetti valgono circa 3 miliardi di dollari.

Dal Regno Unito alla Norvegia, il discorso non cambia. Equinor, la più grande società energetica norvegese controllata dallo Stato, ha annunciato che inizierà a ritirarsi dalle sue joint venture in Russia, del valore di circa 1,2 miliardi di dollari. «Nella situazione attuale, consideriamo la nostra posizione insostenibile», ha detto il CEO Anders Opedal.

Eni cederà quota nel gasdotto Blue Stream

Anche Eni si sfila da una partnership in Russia. «Per quanto riguarda la partecipazione congiunta e paritaria con Gazprom nel gasdotto Blue Stream (che collega la Russia alla Turchia), Eni intende procedere alla cessione della propria quota», afferma un portavoce del gruppo, precisando anche che «l’attuale presenza di Eni in Russia è marginale. Le joint venture in essere con Rosneft, legate a licenze esplorative nell’area artica, sono già congelate da anni, anche per le sanzioni internazionali imposte a partire dal 2014».

Eni ha il 50% della joint venture Blue Stream Pipeline Bv che controlla con Gazprom il gasdotto che trasporta gas natura dalla Russia alla Turchia, con la lunghezza complessiva di 774 chilometri che si sviluppa di su due linee, con una una capacità di trasporto di 16 miliardi di metri cubi all’anno. Il costo totale dell’opera è stato di 3,2 miliardi di dollari.

Apple, Microsoft e Nike sospendono tutte le vendite in Russia

Anche marchi molto popolari di beni di consumo fermano le vendite in Russia. È il caso di HP il primo fornitore di Pc in Russia e di Apple, che ha sospeso la vendita di tutti i suoi prodotti nel Paese. Lo afferma la società in una nota, annunciando che rimuoverà RT News e Sputnik dai suo App Store fuori dalla Russia. Ed è il caso di Microsoft che ha condannato «un’ingiustificata, non provocata e illegittima invasione dell’Ucraina» ed è il caso anche di Nike, che dopo aver motivato lo stop con le difficoltà logistiche che le impediscono di consegnare le merci ha comunicato il 3 marzo la decisione di sospendere anche tutte le attività, con la chiusura temporanea dei suoi store. Adidas, sponsor tecnico della Nazionale russa, ha invece sospeso la sua partnership con la Federcalcio russa.

Exxon abbandona Sakhalin-1

Exxon Mobil si è aggiunta alle altre società petrolifere, annunciando la volontà di lasciare la Russia e le sue attività stimate in 4 miliardi di dollari di valore. «In risposta ai recenti eventi, stiamo cominciando il processo di interruzione delle operazioni e di uscita dal progetto Sakhalin-1», ha annunciato il colosso petroliero, aggiungendo che non farà alcun nuovo investimento in Russia. Si tratta della quarta società dell’International Oil Companies a fare un annuncio del genere. Exxon ha una quota del 30% nel progetto Sakhalin-1 con Rosneft e società giapponesi e indiane.

TotalEnergies ferma i nuovi investimenti ma non lascia

Sempre tra i big energetici, TotalEnergies ha una partecipazione importante in Novatek PJSC, il più grande produttore di gas indipendente della Russia. Il gruppo francese ha detto che non investirà più in nuovi progetti in Russia ma non si è spinta fino a interrompere le attività già avviate. «TotalEnergies - scrive la società in una nota - esprime la propria solidarietà al popolo ucraino che subisce le conseguenze e al popolo russo che subirà ugualmente le conseguenze di questa guerra, si mobilita per fornire carburante alle autorità ucraine e aiutare i rifugiati ucraini in Europa, sostiene la portata e la forza delle sanzioni messe in atto dall’Europa e le attuerà indipendentemente dalle conseguenze (attualmente in fase di valutazione) sulle sue attività in Russia. TotalEnergies non fornirà più capitali per nuovi progetti in Russia».

Quando l’Unione Sovietica è crollata, le aziende straniere hanno visto enormi opportunità - un nuovo massiccio mercato di milioni di consumatori, oltre a minerali e petrolio - e si sono riversate per comprare, vendere e collaborare con le aziende russe. Con l’invasione russa della vicina Ucraina, questa tendenza ha subito un brusco arresto. Il fondo sovrano norvegese, il più grande del mondo, ha detto che sta congelando gli investimenti in società e titoli russi per un valore di circa 2,8 miliardi di dollari e presenterà un piano di uscita entro il 15 marzo.

Baker McKenzie rompe con i clienti russi

La fuga non riguarda solo il settore energetico. Anche i maggiori studi legali internazionali si stanno mobilitando. Baker McKenzie è stata una delle prime law firms a dichiarare pubblicamente che taglierà i legami con diversi clienti russi al fine di rispettare le sanzioni. I clienti dello studio con sede a Chicago includono il ministero delle finanze della Russia e VTB, la seconda banca più grande della Russia, che è stata colpita con il congelamento dei beni e le sanzioni da parte degli Stati Uniti, Regno Unito e Unione europea. Lo studio legale ha detto lunedì che stava rivedendo le sue operazioni in Russia. «Non commentiamo i dettagli dei rapporti con singoli con clienti, ma questo significherà in alcuni casi uscire completamente», ha detto un portavoce di Baker McKenzie. Linklaters, altro studio legale con sede a Londra, ha detto che sta «rivedendo tutto il lavoro dell’azienda legato alla Russia».

Altre aziende sono per ora più prudenti sul ritiro da Mosca. Il managing partner globale di McKinsey & Co. Bob Sternfels è intervenuto con un post su LinkedIn per condannare l’invasione russa dell’Ucraina e dichiarare che l’azienda non farà più affari con nessun ente governativo in Russia. Ma al momento non si sta ritirando dalla Russia e questa scelta ha suscitato critiche dentro e fuori l’azienda.

Tutte e quattro le Big Four, ovvero le grandi società di consulenza, hanno rotto i rapporti con la Russia. Prima PricewaterhouseCoopers e KPMG hanno fatto sapere domenica 6 che potrebbero interrompere i rapporti con le aziende russe. Lunedì 7 l’altra società E&Y fa sapere che “non servirà più clienti del governo russo, società a controllo statale e qualsiasi entità o individuo colpito dalle sanzioni” e “ha avviato la ristrutturazione delle sue attività russe per separarle dal suo network globale”. “Non è qualcosa che prendiamo alla leggera. Si tratta di qualcosa di doloroso in quanto abbiamo oltre 4700 colleghi in Russia che sono stati parte della nostra rete globale per oltre 30 anni”. L’ultima ad abbandonare la Russia è Deloitte.

DaimlerTruck e Volvo: stop alle vendite in Russia

Dagli studi legali e di consulenza all’automotive. Daimler Truck Holding, uno dei più grandi produttori di veicoli commerciali del mondo, ha detto che fermerà le sue attività commerciali in Russia fino a nuovo avviso e potrebbe rivedere i legami con il partner locale Kamaz. I rappresentanti dei lavoratori hanno detto che «considerano appropriato» che il più grande produttore di camion del mondo scarichi anche le sue azioni in Kamaz.

Il marchio automobilistico svedese Volvo Cars ha annunciato che sospenderà le spedizioni di veicoli verso il mercato russo fino a nuovo avviso, diventando la prima casa automobilistica internazionale a deciderlo. Lo riferiscono diversi media internazionali. In una dichiarazione via e-mail, la società ha affermato di aver preso la decisione a causa di «potenziali rischi associati al commercio di materiale con la Russia, comprese le sanzioni imposte dall’Ue e dagli Stati Uniti. Volvo Cars non consegnerà alcuna auto al mercato russo fino a nuovo avviso», ha affermato la società. Un portavoce ha detto che la casa automobilistica esporta veicoli in Russia da stabilimenti in Svezia, Cina e Stati Uniti. Nel 2021 ha venduto in Russia circa 9mila auto.

Harley-Davidson ha sospeso il suo business in Russia, che insieme al resto dell’Europa e del Medio Oriente ha rappresentato il 31% delle sue vendite di moto l’anno scorso. Anche General Motors ha fermato le spedizioni in Russia, citando «una serie di fattori esterni, compresi i problemi della catena di approvvigionamento e altre questioni al di fuori del controllo della società». GM esporta circa 3.000 veicoli all’anno in Russia dagli Stati Uniti. Stessa decisione per Ford Motor.

Renault soffre in Borsa

La casa automobilistica francese Renault SA ha sofferto in Borsa con perdite di quasi il 20% di fronte alla prospettiva che le sanzioni danneggino il suo business in Russia, mercato chiave da cui ottiene l’8% dei ricavi. AvtoVaz, di cui Renault detiene una quota del 68%, produce veicoli a marchio Lada che comandano circa un quinto del mercato russo. Renault produce anche Kaptur, Duster e altri veicoli nel suo stabilimento di Mosca. Per ora la compagnia non ha annunciato chiusure generalizzate, ha solo detto che sospenderà alcune attività nei suoi stabilimenti di assemblaggio in Russia a causa di problemi logistici. “Renault ha promesso di attenersi alle sanzioni,” ha detto il portavoce del governo francese Gabriel Attal, giovedì a France Info radio.

Maersk, MSC e Dhl fermano le spedizioni in Russia

Il gigante danese delle spedizioni marittime Maersk e il gruppo MSC della famiglia italiana Aponte fermeranno temporaneamente tutte le spedizioni di container da e per la Russia, approfondendo l’isolamento del paese mentre la sua invasione dell’Ucraina scatena un esodo di aziende occidentali. Maersk, che gestisce le rotte di trasporto dei container verso San Pietroburgo e Kaliningrad nel Mar Baltico, Novorossiysk nel Mar Nero, e Vladivostok e Vostochny sulla costa orientale della Russia, ha comunicato che tutte le spedizioni di container verso la Russia sarannno temporaneamente interrotte.

Anche Dhl ha sospeso i servizi di consegna in Russia e Bielorussia. Lo comunica la società in una nota, specificando che per ora non vengono accettate spedizioni verso questi due Paesi. Intanto, Dhl sta monitorando da vicino la situazione e presto darà aggiornamenti sui suoi servizi.

Siemens interrompe le attività in Russia

Il colosso tedesco Siemens, che produce treni, offre servizi digitali e di automazione alle imprese, interrompe la sua attività in Russia, aggiungendosi alla lunga lista di società occidentali che stanno sospendendo le operazioni, le vendite o le partnership con Mosca, in risposta all’invasione dell’Ucraina. «Tutto il nuovo business in Russia e le consegne internazionali sono sospese mentre valutiamo le complete implicazioni delle sanzione», ha dichiarato il gruppo ingegneristico in una nota pubblicata sul suo sito. Siemens, si legge ancora, sostiene «pienamente» le sanzioni contro Mosca e si oppone «fermamente» all’invasione dell’Ucraina. «Siamo molto preoccupati per i nostri colleghi e i loro cari in Ucraina e stiamo facendo tutto quello che possiamo per aiutarli», dice Siemens, che ha donato 1 milione di euro alla Croce Rossa a sostegno delle operazioni umanitarie per Kiev.

Spotify chiude ufficio a Mosca

Spotify, app specializzata per l’ascolto della musica in streaming, ha annunciato di aver chiuso il suo ufficio in Russia.

Samsung sospende l’export

Samsung sospende l’export di tutti i suoi prodotti e d è una decisione dolorosa perché la Russia rappresenta il 30% del suo mercato. Samsung ha anche detto che donerà 6 milioni di dollari agli sforzi umanitari nella regione incluso un milione di prodotti elettronici.

Chiude Zara

Chiudono anche gli 86 negozi di Zara perché chiudono i 502 negozi del retailer spagnolo Inditex SA di cui Zara fa parte. Bloccate anche tutte le vendite online perché «non è possibile garantire la continuità delle operazioni e le condizioni commerciali».

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