tribunale di Tokyo

Fukushima, nessuno è colpevole (secondo il giudice)

A più di otto anni e mezzo dall’esplosione della centrale nucleare, Tribunale di Tokyo assolve tre alti dirigenti della Tokyo Electric Power, gli unici sottoposti a processo penale. Non ci fu negligenza

di Stefano Carrer


Tokyo pensa di versare l'acqua di Fukushima nell'oceano

3' di lettura

La decisione del tribunale di Tokyo è arrivata più di otto anni e mezzo dopo la tragedia: nessuno è colpevole sul piano penale per il disastro nucleare di Fukushima. I tre alti dirigenti della Tokyo Electric Power (Tepco) che erano finiti alla sbarra sono stati assolti: l’ex presidente Tsunehisa Katsumata, 79 anni, e due ex vicepresidenti, Sakae Muto, 69 anni, e Ichiro Takekuro, 73. I tre - che rischiavano fino a cinque anni di carcere - si erano dichiarati non colpevoli sulle accuse di negligenza professionale, come determinante colposa per un evento che causò morti e feriti.

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Prevale la linea difensiva
In trubunale ha prevalso proprio la linea della difesa, secondo cui i dati a disposizione dei tre top executive dell’utility che gestiva la centrale nucleare - da cui emergeva l’alto rischio di disastro da tsunami - non erano affidabili e comunque non sufficienti ad indurli ad agire per rafforzare le misure di sicurezza o chiudere l’impianto. Per esempio, uno studio interno della Tepco del 2002, basato sui risultati di una commissione governativa, avvertiva sull’insufficienza della protezione della centrale nel caso di un terremoto di magnitudo 8,3.

Processo voluto dai cittadini
L’11 marzo 2011 un terremoto di magnitudo 9 colpì il Giappone, provocando la peggiore crisi nucleare dai tempi di Chernobyl quando il successivo tsunami con onde alte fino a 14 metri investì la centrale atomica di Fukushima Daiichi. Le uniche persone sottoposte a processo penale sono stati i tre dirigenti ora assolti. La magistratura (dipendente dal Ministero della Giustizia) non avrebbe voluto alcun processo, ma - secondo il sistema giuridico giapponese - nel 2015 uno speciale comitato di cittadini costrinse la procura ad agire.

Morti a causa dello tsunami
Nessuna morte è stata attribuita direttamente al disastro nucleare, mentre lo tsunami ha provocato almeno 18.500 vittime. Tuttavia una quarantina di persone sono decedute in seguito all’affannosa evacuazione della popolazione residente nella regione circostante. Un rapporto di quattro anni fa dell’Agenzia Internazionale dell’Energia Atomica era giunto alla conclusione che un fattore-chiave del disastro è stata una eccessiva fiducia nella sicurezza dell’energia nucleare, biasimando le debolezze nell’apparato di sicurezza e la scarsa chiarezza di responsabilità tra gli organismi di regolamentazione.

I dubbi sul futuro nucleare
Tepco e governo devono affrontare costi enormi per il decommissionamento e smantellamento del sito. Di recente, è tornato sotto i riflettori il problema dello smaltimento delle acque contaminate stoccate nei pressi della centrale. Il ministro uscente dell’Ambiente aveva suggerito di versarne una parte nell’oceano. Il nuovo ministro dell’Ambiente, Shinjiro Koizumi, astro nascente della politica giapponese, in proposito non si è pronunciato, ma ha rilasciato dichiarazioni secondo cui il Paese potrebbe finire per rinunciare all’energia nucleare. Suo padre, l’ex carismatico premier Junichiro Koizumi, dopo la tragedia e contro gli orientamenti del premier Shinzo Abe, si è fatto strenuo sostenitore di una uscita completa dal settore.

Il diritto al risarcimento del danno
La Tepco ha dovuto affrontare numerose cause civili e vari tribunali hanno riconosciuto il diritto al risarcimento del danno, ordinando alla società (pubblica) e al governo di pagare. Ancora una volta, insomma, ha pagato solo il cittadino giapponese, da ultimo come contribuente. «Il sistema legale giapponese ancora una volta si è rivelato inidoneo a tutelare i diritti di decine di migliaia di cittadini su cui il disastro di Fukushima Daiichi ha avuto un impatto diretto» ha commentato Greenpeace Japan. «Probabilmente non è una sorpresa che il tribunale abbia evitato di decidere in base alle evidenze secondo cui i tre executive erano consapevoli, tra il 2002 e il 2008, del rischio di uno tsunami fino a 15,7 metri: un verdetto di colpevolezza - conclude l’associazione ambientalista - sarebbe stato un colpo devastante non solo per Tepco ma per il governo Abe e per l’industria nucleare giapponese».

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