REPORTAGE

Fukushima, parlano italiano i robot che ispezionano i reattori

di S.Car.

3' di lettura

Il decommissionamento della centrale di Fukushima Dai-ichi sta provocando una corsa allo sviluppo di robot avanzati in grado di penetrare in ambienti molto difficili e in condizioni di radioattività altissima, con future ricadute positive per una serie di altre applicazioni industriali. Due di questi robot, a forma di serpenti, sono stati realizzati da una società fondata da un ingegnere mantovano, Michele Guarnieri: la HiBot, nata 13 anni fa come spin-off del Tokyo Institute of Technology e diventata un simbolo di come - anche in Giappone - l’innovazione tecnologica non passi più solo attraverso i grandi gruppi dotati sì di molte risorse, ma non di rado appesantiti da pesantezze burocratiche.

Guarnieri, 43 anni, arrivato ne 2011 in Giappone per un dottorato, è naturalmente contento che l’utilizzo di due “serpentoni” – uno lungo 5 metri e pesante 230 chili, l’altro più agile, di un metro e mezzo – per l’esplorazione dei meandri dell’edificio del reattore numero 1 abbiano rafforzato la visibilità internazionale dell’ormai ex-startup specializzata nell’offrire soluzioni per ispezioni robotiche a infrastrutture: dopo aver chiuso due round di finanziamenti, coinvolgendo anche investitori di primo piano come Mitsubishi UFJ Capital, HiBot guarda a una cessione o alla Borsa entro 3-4 anni. «Siamo stati contattati da vari soggetti attivi nell’industria nucleare fuori dal Giappone», rivela: evidentemente anche altrove, nel post-Fukushima, si tende a prendere maggiori precauzioni in vista di come reagire a eventuali disastri. Guarnieri ha incassato gli apprezzamenti della Shimizu – contractor della Tepco – per l’efficace lavoro svolto dai suoi “serpentoni” . «Le difficoltà – afferma – sono enormi. È un po’ come nel gioco degli shanghai: occorre far avanzare i robot da remoto, in ambienti e cunicoli inesplorati, senza provocare spostamenti di materiali o alzare polveri». I due suoi robot si sono salvati, ma per altri sofisticati aggeggi l’ingresso in sezioni ancora più complicate e interne degli edifici si è rivelato come una “missione suicida”: molti esperti sono stati impressionati dall’elevato tasso di “mortalità” dei costosissimi robot messi fuori uso da una radioattività superiore alle aspettative, fino a 530 Sievert l’ora: livelli in grado di uccidere una persona in due minuti e un robot in un paio d’ore. Anche se poi restano fuori combattimento – come quello a forma di “scorpione” realizzato da Toshiba – i robot riescono comunque a inviare immagini e dati molto utili. Tuttavia non si è ancora riusciti a individuare con precisione il combustibile fuso all’interno del nocciolo dei reattori 1 e 2, mentre a luglio un robot “subacqueo” è riuscito a catturare immagini dentro il Primary containment vessel (Pvc) del reattore numero 3 di quello che dovrebbe essere proprio il combustibile fuso con altri materiali e parti della struttura di contenimento.

Loading...

Delle quattro più ardue operazioni legate al decommissionamento, relativamente più facile sarà risolvere i problemi dell’acqua contaminata, della rimozione delle barre di combustile nelle piscine di raffreddamento e dello stoccaggio finale dei materiali radioattivi: di gran lunga più difficile è la rimozione del combustibile che si è fuso nel nocciolo dei reattori. «Le previsioni sono che nel 2019 sarà deciso il metodo di rimozione – afferma Masahiro Ishihara, direttore al Remote Technology Development Center di Naraha, inaugurato l’anno scorso: lì, a una quindicina di km dalla centrale, in un enorme edificio sono riprodotti in scala reale gli ambienti che i robot andranno a incontrare (compresi i Pvc), per sottoporli ad accurati test operativi. «Non prima del 2021 si potrà iniziare la rimozione delle parti più pericolose – continua Ishihara, mentre dà una dimostrazione di come robot telecomandati possano salire scale o avanzare in cunicoli. Al piano superiore, c’è un centro di realtà virtuale in cui vengono testati piani e metodi. Nel 2020 è prevista a Fukushima una competizione internazionale per robot: la sfida è renderli sempre più efficienti e al tempo stesso semplificarli per ridurne le parti vulnerabili alle radiazioni. Per poterli mandare in missioni-kamikaze nei punti più pericolosi dei reattori.

Riproduzione riservata ©

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti