CONTENZIOSO SULLE QUOTE

Fumata nera per il contenzioso tra Parmalat e Centrale del latte di Roma

Ennesimo rinvio procedurale sulla titolarità del pacchetto azionario del 75% della Centrale che il gruppo francese avrebbe dovuto riconsegnare al Campidoglio già nel 2012

di Silvia Marzialetti

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Continua la battaglia legale tra Parmalat e la Centrale del latte di Roma

Ennesimo rinvio procedurale sulla titolarità del pacchetto azionario del 75% della Centrale che il gruppo francese avrebbe dovuto riconsegnare al Campidoglio già nel 2012


2' di lettura

Nulla di fatto nell'ultima udienza promossa davanti alla Corte di appello sulla Centrale del latte di Roma, ente partecipato del Comune capitolino, da anni oggetto di contenzioso tra Parmalat e il Campidoglio. Dall'ordinanza depositata in cancelleria lo scorso dicembre, emerge che la prima sezione civile ha rimesso la causa sul ruolo e gli atti al presidente di sezione per le valutazioni di competenza: un passaggio tecnico procedurale, che rappresenta l'ennesima fumata nera sulla vicenda giudiziaria.

Il contenzioso riguarda la titolarità del pacchetto azionario del 75% della Centrale che, in forza di pronunce giurisdizionali (Tar del Lazio nel 2007, Consiglio di Stato nel 2012 e Tribunale civile di Roma nel 2013) è stato riassegnato al Campidoglio, già in possesso di una quota del 6,72%. Parmalat si è sempre rifiutata di restituire il pacchetto a Roma Capitale, presentando causa davanti alla Corte di appello. Fissata inizialmente per ottobre 2017, l'udienza è stata rinviata su richiesta del Campidoglio, in virtù della possibilità di pervenire a un componimento bonario.
Quella dell'accordo transattivo è stata una strada caldeggiata a più riprese dalla giunta capitolina che nel 2015, per escludere la presenza di eventuali elementi confliggenti con l'accettazione della proposta Parmalat, ha pubblicato su due importanti quotidiani economici un avviso (andato deserto) per sondare il mercato in merito alla vendita del 75%.

Tra i 25 e i 34 milioni la valutazione effettuata nel 2013 dalla Ernst & Young sul maxi-pacchetto, superata di qualche migliaio di euro (dovuta a tre ulteriori esercizi in utile) da una seconda perizia del 2016, anno in cui la Centrale del latte ha conseguito un utile netto di 5,1 milioni, con ricavi per 115,2 milioni. Questa volta il rinvio è legato a questioni meramente procedurali e ha a che fare con le tabelle di organizzazione degli uffici giudiziari per il triennio 17/20 e al divieto imposto dalla legge 57/2016, che impedisce di utilizzare giudici ausiliari nei procedimenti di competenza delle sezioni specializzate per legge.

La lunga querelle
Una lunga Nata dalla Convenzione tra il Comune di Roma e la Società Italiana di alimentazione, la Centrale del latte fu ceduta nel 1998 alla Cirio di Sergio Cragnotti che a sua volta - a solo un anno dall'acquisto - si trovò costretto a cedere il gruppo alla Parmalat di Calisto Tanzi. Nel 2012 il Consiglio di Stato sentenzia che la vendita avvenuta quattordici anni prima a privati è nulla e che il Comune capitolino rimane unico proprietario legittimo della Centrale. “Il Comune (Giunta Alemanno) avrebbe potuto far valere il diritto di proprietà all'assemblea degli azionisti riunita nella primavera 2012 per l'approvazione del bilancio - raccontano fonti del Campidoglio - ma anche al fine di evitare ulteriori contenziosi, e in attesa della sentenza definitiva sulla proprietà delle quote, non lo fece”. In assenza di contestazioni, la Centrale rimase quindi a Parmalat, che fece valere il suo 75 per cento circa. A otto anni di distanza, il quadro è immutato.

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