Progettare la ripartenza

Funzionalità e qualità: a Milano l’architettura aiuta la scienza

Parla Monica Tricario, fondatrice con quattro soci dello studio Piuarch che ha ideato il nuovo Palazzo della Ricerca che sorgerà all’interno dello Human Technopole

di Giovanna Mancini

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Piuarch per Milano, il rendering del futuro Palazzo della ricerca nel Campus Human Technopole

Parla Monica Tricario, fondatrice con quattro soci dello studio Piuarch che ha ideato il nuovo Palazzo della Ricerca che sorgerà all’interno dello Human Technopole


4' di lettura

Proprio da quel luogo, che nel 2015 ospitò l’Expo, è partita la grande trasformazione che ha fatto di Milano la città bella, vivibile e attrattiva che abbiamo conosciuto negli ultimi cinque anni. «Ci auguriamo che ancora una volta quell’area, grazie al polo scientifico e dell’innovazione che sta sorgendo, possa essere il motore della ripartenza della città e di tutto il Paese quando l’emergenza sanitaria dovuta al Covid-19 sarà superata», dice Monica Tricario, una dei fondatori, assieme ai soci Francesco Fresa, Germán Fuenmayor e Gino Garbellini, di Piuarch, lo studio milanese che ha vinto il concorso internazionale per l’ideazione del Palazzo della ricerca e del Campus dello Human Technopole, il nuovo istituto italiano specializzato nelle scienze della vita che sta nascendo proprio nell’area che ospitò Expo 2015.

Il Palazzo è un edificio di dieci piani, per un totale di 35mila metri quadrati, che richiederà tre anni di lavori (non appena i cantieri potranno ripartire) e un investimento di 94,5 milioni di euro. Al suo interno troveranno spazio laboratori di biochimica e biologia molecolare, strumentazioni scientifiche avanzate e fino a 800 postazioni di lavoro. All’esterno, una piazza coperta, luogo di scambio e relazioni, e un giardino pensile. Sarà il cuore del Campus dello Human Technopole, che comprende anche Palazzo Italia e altri due padiglioni che ospiteranno scienziati e ricercatori, e centro propulsore del parco scientifico-tecnologico Mind (Milano Innovation District).

Parla Monica Tricario, fondatrice con quattro soci dello studio Piuarch

«Il nostro obiettivo è dare funzionalità e insieme valore alla ricerca, che mai come oggi si dimostra prioritaria – spiega l’architetto -. Lo Human Technnopole è un centro multidisciplinare che si occuperà della salute e del benessere dei cittadini: a partire da questo abbiamo riflettuto sul rapporto tra la funzionalità e la qualità degli spazi, che devono rispondere alle esigenze e alla flessibilità richieste dalla ricerca scientifica, ma anche garantire il benessere di chi li frequenta quotidianamente». L’architettura deve tenere conto delle attività complesse che si svolgeranno all’interno dei laboratori, ma non può limitarsi a progettare una macchina che funzioni bene: «Deve creare spazi per l’umanità - spiega Tricario – ad esempio pensando ad aree di condivisione per lo scambio e il confronto di esperienze e informazioni. In queste settimane di distanziamento sociale per contenere il contagio da coronavirus, tutti ci siamo resi conto di quanto l’interazione tra persone sia importante per la nostra esistenza. Il contatto fisico è la cosa che ci manca di più».

La crisi attuale ci insegna molte cose, osserva Tricario: «La progettazione degli spazi interni dovrà cambiare, ad esempio approfondendo i ragionamenti già iniziati sul tema dello smartworking – spiega –. Si chiederà sempre più spesso di creare luoghi adattabili o modificabili nel caso in cui, speriamo di no, in futuro accada nuovamente di averne bisogno». Lo studio Piuarch – che si occupa soprattutto di progettazione di edifici per uffici e retail, ma anche di sviluppo di complessi residenziali – sta lavorando da alcuni anni proprio sul concetto di spazi mutevoli, luoghi di lavoro che si trasformano, come nel caso del Gucci Hub, il quartier generale della maison della moda inaugurato nel 2016 in via Mecenate a Milano, realizzato dalla ristrutturazione dell’ex fabbrica Caproni, che dal 1915 e fino agli anni Cinquanta qui produceva aeroplani.

Il Gucci Hub di via Mecenate, inaugurato nel 2016

Ma la riflessione si allarga agli spazi pubblici urbani che, ragiona Tricario, «l’architettura deve studiare come restituire alla città e ai cittadini, anche con investimenti contenuti». Tema fondamentale, quello dei costi: lo è da sempre, ma domani lo sarà ancora di più, perché la crisi sanitaria lascerà macerie economiche incalcolabili nelle casse dei committenti pubblici e privati. «Ma il mondo è pieno di esempi di azioni che si possono fare senza spese eccessive – rassicura l’architetto –: è l’effetto della goccia che cade nell’acqua e crea cerchi via via più larghi. Con investimenti iniziali bassi si possono creare progetti che hanno effetti via via crescenti».La riqualificazione di Largo Treves che Piuarch sta completando a Milano va in questa direzione: ripensare gli spazi di relazione, coniugare qualità e bellezza, socialità e vivibilità dei luoghi, con sostenibilità ambientale ed economica dei progetti. Inoltre, l’architettura deve sempre saper dialogare con il contesto in cui si innesta, come nel caso dell’«Onda bianca», l’edificio realizzato da Piuarch all’interno dello sviluppo di Porta Nuova a Milano: un edificio basso, che si pone come “ponte” ed elemento di comunicazione tra i nuovi grattacieli di Piazza Gae Aulenti e le preesistenti abitazioni del quartiere circostante.

L'«Onda bianca» in Piazza Gae Aulenti, a Porta Nuova

«Il nostro Paese si affida troppo alla resilienza delle persone – osserva Tricario – che storicamente ci ha permesso di andare avanti anche nelle emergenze più gravi, come quella che stiamo vivendo ora. Invece credo che sia arrivato il momento di trovare un modo diverso per pensare al dopo. Abbiamo tutto quello che ci serve per farlo: in poche settimane abbiamo fatto passi avanti enormi, dal punto di vista tecnologico e culturale. Ora serve la razionalità di chi gestisce le città e le tecnologie per mettere a frutto quello che stiamo imparando. È così che si favorisce la ripartenza».

Anche per questo il progetto per il Palazzo della ricerca e il Campus dello Human Technopole ha un valore speciale: in un momento in cui tutto è fermo e sospeso, è una scommessa sul futuro e una lezione di come l’architettura può giocare un ruolo importante nel disegnarlo.

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