Decreto del Vescovo di Monreale

Fuori dai battesimi i padrini mafiosi

di Roberto Galullo

(Imagoeconomica)

1' di lettura

L'oggetto del decreto è vago: «Decreto padrino o madrina - Chiarimento». Il contenuto, invece, è chiarissimo e del resto, conoscendo fermezza, competenza e stile dell'Arcivescovo di Monreale Michele Pennisi, non poteva essere altrimenti.
Il decreto datato 15 marzo e appena pubblicato sul sito della Diocesi di Monreale (Palermo) mette nero su bianco, appunto, quel “chiarimento” di cui ancora oggi, in Sicilia e non solo, hanno bisogno pastori e greggi della Chiesa: i mafiosi non possono fungere né da padrini né da madrine nel corso dei battesimi.
La fermezza del “chiarimento” è accompagnata dalla soavità della logica non solo cristiana: «Tutti coloro che, in qualsiasi modo deliberatamente, fanno parte della mafia o ad essa aderiscono o pongono atti di connivenza con essa, debbono sapere di essere e di vivere in insanabile opposizione al Vangelo di Gesù Cristo e, per conseguenza, alla sua Chiesa» .

Il decreto

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La fermezza del “chiarimento” è accompagnata, però, anche dal codice di diritto canonico, secondo il quale per essere ammesso all'incarico di padrino deve esserci una condotta di vita conforme alla fede e all'incarico che si intende assumere.
Il decreto esclude anche chi si è reso colpevole di reati disonorevoli o con il suo comportamento provoca scandalo e coloro i quali appartengono ad associazioni più o meno segrete, contrarie ai valori evangelici, e hanno avuto sentenza di condanna per delitti non colposi passata in giudicato.

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