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FUORI, una Quadriennale polifonica

Q-2020 al lavoro per dare visibilità internazionale all'ecosistema artistico italiano. Appena aperta, la presenza online sarà essenziale per raggiungere il pubblico

di Laura Traversi

Anna Franceschini, VILLA STRAYLIGHT, 2019, parrucche artificiali, motore, ferro, parti elettriche e cavi, 180x45x160 cm. Courtesy l'artista e Vistamare/Vistamarestudio, Pescara/Milano

5' di lettura

FUORI, la XVII edizione della Quadriennale di Roma , sarà una delle poche manifestazioni internazionali del pandemico 2020, appena inaugurata in calendario fino al 17 gennaio 2021, sempre che come annunciato mostre e musei non chiudano con il prossimo Dpcm. La Quadriennale promossa dall'omonima istituzione, presieduta da Umberto Croppi, e dall' Azienda Speciale PalaExpo, guidata da Cesare Pietroiusti, per la curatela di Sarah Cosulich e Stefano Collicelli Càgol. Gratuita per tutti, grazie all'intervento di GUCCI , che si è assunto l'onere di dare la copertura necessaria (www.quadriennale2020.com, su prenotazione) è esposta nello storico Palazzo delle Esposizioni di Via Nazionale, in attesa della nuova sede dell' Arsenale Clementino sul Tevere, il cui restauro sarà ultimato nel 2022/23. In presenza, ma preparata a comunicare i suoi contenuti online (in arrivo Partita Doppia, progetto di Luca Scarlini su artisti presenti e passati).

Una Quadriennale polifonica

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Q 2020

È una selezione intergenerazionale fuori dagli schemi storico-artistici e curatoriali e propone un'interessante prospettiva sull' arte italiana dagli anni ‘60 ad oggi, attraverso 43 artisti, tra pioniere trascurate, mid-career e millennials (19 donne, 17 uomini, 7 coppie o collettivi, 14 under 35) di cui 29 sono alla prima partecipazione in Quadriennale, 25 vivono in Italia, 12 all'estero. Polifonica, polimaterica e poliedrica. Articolata in una molteplicità di linguaggi e pratiche d'arte che non escludono nulla, in 300 opere a cavallo tra varie discipline. Scultura e pittura sono rappresentate da posizioni diverse in Giuseppe Gabellone, Michele Rizzo, Lydia Silvestri fino alla “pittura espansa” di Valerio Nicolai, alle tele pulsanti di Irma Blank, e all' eccellente omaggio a SALVO. Ma dominano le molteplici intersezioni e contaminazioni con design (Nanda Vigo), ready made (Chiara Camoni), made in Italy (Cinzia Ruggieri), cinema, video e fotografia (Lisetta Carmi, Luisa Lambri), musica, teatro e costume (Sylvano Bussotti), danza (Simone Forti), moda, ricamo (Maurizio Vetrugno), architettura d'interni, installazioni e performance.A corollario il Premio AccadeMibact con la mostra «Domani Qui Oggi» a cura di Ilaria Gianni, fino al 6 gennaio 2021, con 10 artisti italiani finalisti under 28 (10.000 € e soggiorno estero), selezionati da 33 Accademie di Belle Arti (grazie alla DG Creatività Contemporanea del MiBACT ). E la visita al riscoperto (2017) dipinto murale di Giacomo Balla (1921) del Bal TicTac, (prenotazione https://www.baltictacquadriennale.it/ ) il locale futurista in via Milano 24 (restauro a cura della Soprintendenza Speciale di Roma ).

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In un'arte globalizzata dominata da Usa, Regno Unito e Cina (in cui l'Italia pesa nel mercato solo per lo 0,6%), l'impegno di dirigenza e curatori è di aiutare a censire e promuovere le nostre arti visive e proiettarle meglio sul piano internazionale, combattendo la strutturale perifericità dell'ecosistema artistico nazionale. Perifericità organizzativa, non creativa. Obiettivi titanici? Cosulich, da direttrice artistica, e Croppi, da presidente, hanno le idee abbastanza chiare sulle interazioni tra lavoro istituzionale e promozione dell'arte emergente. Perché arte contemporanea e mercato dell'arte non sono fatte solo di star globali e aste milionarie ( pochi gli italiani anche lì, Cattelan e Stingel in testa), ma anche di artisti al lavoro, fuori dalle luci della ribalta. L'analisi di Cosulich: “Manca un lavoro di sistema. Altri paesi godono di un network efficiente di istituzioni e gallerie, di sostegno economico. La visibilità degli emergenti all'estero passa attraverso la presenza nelle istituzioni e, poi, nelle fiere e negli stand delle gallerie. Dove il contesto economico è più florido le gallerie riescono a creare più facilmente un mix di artisti affermati e di emergenti su cui hanno la forza di rischiare per farli conoscere (e che naturalmente hanno prezzi più contenuti). Quando le gallerie italiane si trovano alle fiere internazionali sono portate a scegliere artisti che hanno già un riconoscimento (per una certa penalizzazione fiscale, anche rispetto alla Francia). Inoltre, ancor più in un momento come questo, in cui tanti patiscono, devono puntare sul sicuro (per coprire costi vivi/stand ecc.). Il sistema dovrebbe lavorare affinché questo non succeda. Senza esposizioni sul tipo della Kunsthalle austriaca, svizzera o tedesca, i giovani non arriveranno nello stand di una galleria che viaggia all'estero e saranno più difficilmente visti dai curatori che frequentano le fiere, per prendere visione del lavoro delle gallerie. Quindi sono utili programmi ad invito di curatori stranieri, per venire a vederli in Italia. Ci deve essere una politica mirata a rendere possibili queste opportunità di visibilità.”

La strategia da costruire

I tre anni che hanno preceduto Q 2020-FUORI sono serviti a creare due reti ad essa propedeutiche, una interna e l'altra rivolta verso l'estero. Ovvero Q-Rated, mappatura di artisti e curatori italiani emergenti costruita attraverso workshops di formazione e scambio con curatori ed artisti internazionali in sei città, e Q-International per la circolazione all'estero delle opere italiane presso istituzioni e curatori esteri. La Quadriennale appare impegnata a fare la sua parte. Ma ci vuole una politica complessiva per altri soggetti istituzionali, grandi e piccoli, e per aiutare le gallerie, la cui sopravvivenza operativa e commerciale è sempre più difficile: “Passa tutto attraverso la visibilità e iniziative che rendano possibile all'artista di presentare la sua poetica. Qui lo facciamo attraverso sale monografiche o progetti che comunicano il loro lavoro nella sua complessità. Questo consente di approfondire e comprendere, sia al pubblico che agli addetti ai lavori”. Cosulich sottolinea: “Non è possibile che in tutte le grandi Biennali ci sia una proporzione di artisti francesi e tedeschi molto superiore agli italiani. È l'esempio di una assenza di strategia politico-culturale. Nel lavoro fatto per questa Quadriennale, intorno ad artisti d'identità italiana, abbiamo paradossalmente trovato maggiore sostegno nelle istituzioni straniere. Perché se il nostro artista italiano risiedeva, lavorava, aveva la doppia nazionalità o era di parziale origine estera, il paese straniero aveva risorse per sostenerlo come artista proprio, attivabili per piccoli progetti, per produrre le opere”.

Il ruolo delle altre istituzioni

Così si rinnova il ruolo della Quadriennale, rispetto ai fini fondativi di Cipriano Efisio Oppo (1927) di raccordare mostre sindacali, provinciali e regionali con la Biennale di Venezia . Ma quali politiche di acquisizione sono possibili oggi? Risponde il presidente Croppi: “Senza nulla togliere a gallerie e mercato, la legittimazione dei giovani, dopo decenni di cerchie informali, può passare anche da qui: ne abbiamo censiti oltre 500, di cui 100 protagonisti dei seminari di Q-Rated. La Quadriennale, rispetto ai premi ed acquisti della tradizione estintasi negli anni Settanta (2.700 opere ora tra Comune di Roma, ministeri, istituzioni, banche e Camera di Commercio) non è più una vetrina in cui si acquista, ma da cui parte un messaggio ad acquisire per istituzioni, fondazioni, aziende, enti diversi come l' Associazione Giovani Collezionisti (un'opera che andrà al MAXXI ) o mecenati come gli Amici della Quadriennale che intendono anche sostenere l'attività ordinaria, con partnerships durevoli. Come Eni e Intesa Sanpaolo (main sponsor e main partner), o TIM per la campagna di comunicazione e lo sponsor Terna, Treccani per il catalogo. Essere accompagnati da amici sostenitori sarà importante, anche per la futura sede dell'Arsenale Clementino” conclude Croppi.

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