cassazione

Fuori ruolo la toga non equilibrata: «carattere» incompabile con la giurisdizione

Al trasferimento in altro ufficio per incompatibilità ambientale, può seguire la sospensione dalle funzioni, se la magistrata non è adatta al ruolo che svolge a prescindere dalla sede

di Patrizia Maciocchi

2' di lettura

È legittimo far seguire al trasferimento d’ufficio la sospensione cautelare facoltativa dalle funzioni e dallo stipendio e il collocamento fuori dal ruolo organico della magistratura. Un inasprimento della sanzione che si giustifica nei confronti della toga che ha comportamenti che denotano una grave mancanza di equilibrio e imparzialità: requisiti sui quali si fonda l’esercizio delle funzioni. La Corte di cassazione, con la sentenza 18303, respinge il ricorso dalla magistrata incolpata , inizialmente giudice in forze alla sezione esecuzioni immobiliari, contro le misure disciplinari adottate nei suoi confronti dal Consiglio superiore della magistratura.

La sentenza

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L’incompatibilità con il ruolo

Nel mirino dell’organo di autogoverno dei giudici erano finite una serie di condotte, diventate via via più gravi con gli anni, che avevano portato i probi viri a ritenere irrilevante il contesto territoriale differente e a concludere per la non idoneità a svolgere la funzione. Le contestazioni, ritenute fondate, mettevano in evidenza, una marcata propensione allo scontro personale e «al litigio verboso ed aggressivo», la sistematica tendenza della magistrata a «ravvisare in contesti di confronto del tutto fisiologici nel lavoro giurisdizionale, complotti e trame a suo danno». A questo si univa la chiara incapacità di mantenere distinta la sfera professionale da quella personale, e dunque, in definitiva quella grave mancanza di equilibrio ed imparzialità che hanno portato il Csm ad adottare il provvedimento disciplinare impugnato con il quale l’incolpata era stata giudicata «incompatibile con l’esercizio delle funzioni giudiziarie in qualunque luogo o funzione».

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La tentata concussione

Sulla toga pesavano anche un paio di procedimenti penali, uno dei quali si è concluso, in primo grado, con la condanna per tentata concussione continuata, interdizione perpetua dai pubblici uffici e risoluzione del contratto con il ministero della Giustizia. Secondo l’accusa avrebbe, inutilmente, cercato di costringere alcuni funzionari dell’ente a cancellare procedure esecutive avviate a suo carico. Per la diretta interessata tutto sarebbe stato frutto di una macchinazione a suo danno. All’attivo della giudice anche una denuncia contro il guardasigilli Alfonso Bonafede per abuso d’ufficio, fatta dopo che il numero uno di Via Arenula aveva chiesto al Csm la sua sospensione cautelare.

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