Cassazione

Fuori dalla sua città lo stalker che non rispetta il divieto di avvicinamento alla vittima

Giustificato il divieto di rientrare nella propria casa. Nel 2016 la Cassazione aveva considerato eccessiva la limitazione del diritto fondamentale, collegato all’uso dell’abitazione

di Patrizia Maciocchi

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Giustificato il divieto di rientrare nella propria casa. Nel 2016 la Cassazione aveva considerato eccessiva la limitazione del diritto fondamentale, collegato all’uso dell’abitazione


1' di lettura

Lo stalker che non rispetta il divieto di avvicinamento alla sua vittima, può essere allontanato dalla città, anche se questo vuol dire impedirgli di rientrare in casa. La Corte di cassazione (sentenza 26222) condivide la linea dura adottata dal Tribunale del riesame che aveva inasprito la misura, dopo aver preso atto delle numerose trasgressioni del persecutore che, malgrado sottoposto a restrizioni, non rinunciava ad avvicinare la sua ex per minacciarla.

Senza successo la difesa aveva chiesto una misura meno afflittiva, facendo notare ai giudici che il divieto di vivere nella città di origine si traduceva nel divieto di dimora: una scelta che andava oltre il consentito.

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L’inefficacia delle misure meno restrittive

Per la Cassazione però non è così. Le numerose denunce della parte offesa giustificavano, infatti, la decisione adottata che era in linea con quanto chiesto dalla pubblica accusa. Per la Suprema Corte l’ulteriore sacrificio imposto allo stalker, di non poter rientrare nella sua abitazione è legittimo, vista la pericolosità insita nella sua condotta. La Cassazione usa dunque una mano più pesante, rispetto ad un precedente del 2016 (sentenza 30926), con il quale aveva considerato - in un procedimento per stalker “condominiale” - non superabile il fatto che vittima e persecutore abitassero nello stesso palazzo.

Il precedente contrario

Per i giudici di legittimità nell'applicazione della misura dovevano essere bilanciate le diverse esigenze di tutela della persona offesa con un adeguato sacrificio delle libertà dell'imputato, in modo da non «trasmodare in una limitazione di un diritto fondamentale quale quello collegato all’uso della propria abitazione». Ora la Cassazione fa prevalere la sicurezza della vittima di stalking.

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