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Fuorisalone 2019, le 10 cose da non perdere in zona 5Vie Art+Design

di Fabrizia Villa


Via al Salone del Mobile: il design che il mondo ci invidia

4' di lettura

A volte capita che il Fuorisalone cannibalizzi Milano, trasfigurandola anche se solo per qualche giorno. Questo non si può certo dire di 5Vie Art+Design, il progetto che più si integra con la città e la sua storia, diventato il punto di riferimento culturale della design week. L’obiettivo è valorizzare il patrimonio culturale del più antico distretto cittadino con progetti innovativi e uno sguardo attento all'artigianato.

Fa eccezione l'evento clou del distretto, la parata, decisamente pop, del Design Pride, promossa da Seletti e Esselunga e che oggi (10 aprile) apre letteralmente le danze (anche se già da ieri tutte le mostre e le installazioni sono aperte al pubblico). La partenza è prevista alle 18 da piazza Castello con arrivo in piazza Affari, dove la serata continua sotto il “dito medio” di Maurizio Cattelan con il party Tempo Rocks Piazza Affari.

5VIE, tra arte e parate pop, cosa non perdere al Fuorisalone

5VIE, tra arte e parate pop, cosa non perdere al Fuorisalone

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Molti gli espositori e le iniziative che rinnovano la loro presenza in zona. Ormai un classico, l'appuntamento con gli olandesi, “Masterly - The Dutch In Milano. Dutch Pavilion”, che a Palazzo Turati, in via Meravigli 7, porta una selezione di designer affermati, talenti emergenti, aziende, scuole, gallerie di design. Il 350esimo anniversario della morte di Rembrandt è il tema conduttore delle presentazioni dei partecipanti.

Il seicentesco Palazzo Litta ospita The Litta Variations / Opus 5 a cura di MoscaPartners: 22 espositori con oltre 65 designer del panorama internazionale provenienti da 11 Paesi animano gli spazi del Cortile d’Onore, del Piano Nobile, del Cortile dell’Orologio, del Teatro Litta e del Foyer. Nel Cortile d’Onore protagonista quest’anno è “Echo”, dello studio cileno Pezo von Ellrichshausen. Il padiglione pone al centro l’uomo come soggetto e fonte della contemplazione: l’esterno, ricoperto da una superficie specchiata, riflette il colonnato barocco e i due ordini superiori che compongono il cortile del palazzo; in contrasto, l'interno rivela il cielo, elemento naturale isolato dalla città.

Un passaggio obbligato per chi viene a Milano per il Fuorisalone è quello alla galleria di Rossana Orlandi in via Matteo Bandello, quest’anno impegnata su più fronti con il progetto Guiltlessplastic, che si rivolge al mondo del design per immaginare un nuovo modello di sviluppo nel quale la plastica torni a essere una risorsa e non più una minaccia per l'ambiente. Per questo ha istituito un premio, Ro Plastic Prize, con premiazione il 10 aprile al vicino Museo Nazionale della Scienza e della Tecnica Leonardo da Vinci. Qui, nel Padiglione Ferroviario, la Orlandi ha curato anche la mostra “Ro Plastic Master's Pieces”, che vede 29, tra designer, architetti e artisti internazionali, da Nacho Carbonell a Jaime Hayon, da Marcel Wanders a Nika Zupanc, cimentarsi per la prima volta con il riciclo.

Percorrendo tutta via San Vittore si arriva in piazza Sant’Ambrogio dove, nell’oratorio della Passione della Basilica, si tiene la prima mostra personale del giovane designer libanese Carlo Massaud, “Il Pesce e gli Astanti”, che combina una selezione dei suoi lavori più significativi con una nuova produzione site specific realizzata a quattro mani con la ceramista Mary-Lynn Massoud.
Particolarissima un’altra mostra pensata per il fuorisalone delle 5Vie, quella di Anton Alvarez, scultore e designer che affronta la lavorazione del bronzo in modo inedito. La sua “Ultima Cera”, nella Chiesa di San Bernardino alle Monache di via Lanzone, espone 12 opere ottenute con l’utilizzo dell’estrusore – cilindro metallico appeso al soffitto con catene – che preme due tonnellate sulla cera e la spinge attraverso diversi stampi per poi raffreddarsi in una piscina d'acqua fredda. Una volta pronta la forma, la cera viene fusa in bronzo e dà vita a pezzi unici.

Fuorisalone 2019, alla scoperta del design innovativo e della bellezza nascosta di Milano

Una riflessione particolare è quella a cui invita “Human Code”, la mostra allestita da Roberto Sironi nei sotterranei del Siam di Santa Marta: un viaggio tra antropologia, tecnologia, sperimentazione di processi e materiali, durante il quale Sironi affronta il tema dei Big Data, interrogandosi sul patrimonio che lasceremo ai posteri e ridefinendo la data di inizio dell'Antropocene, iniziata, secondo l'artista, con la comparsa dell'uomo, da sempre in rapporto antitetico con la natura.

Una natura che si scopre esuberante, sempre in via Santa Marta, al numero 14, dove Bitossi Home e Funky Table tornano con Bloom, la Tavola Scomposta immaginata dalla brasiliana Paula Cademartori: vasi, porta oggetti e copri tazze ispirati alla flora tropicale del Sud America.
Un giro delle 5vie non si può dire completo senza una visita all'appartamento, tanto fatiscente quanto affascinante, di via Cesare Correnti 14. Si comincia con il cortile, dove la mostra personale del designer, artista e architetto Ugo La Piera, intitolata “Design Territoriale, Genius Loci” esplora l'interesse del maestro per le lavorazioni che costituiscono il nostro patrimonio artistico e culturale. Le opere esposte sono una simbolica campionatura delle collezioni di oggetti progettati da La Pietra e da altri artisti e designer e realizzati da artigiani. Tra le tante aree produttive ancora vitali: dal mosaico di Spilimbergo, Monreale e Ravenna alle ceramiche di Grottaglie, Caltagirone, Vietri sul Mare, Albissola, Faenza, fino ai bronzi del veronese.

A conclusione della passeggiata in questo incredibile museo diffuso che mescola artigianato, arte e design, si può puntare sul C affè Concerto Cucchi, il progetto con cui la designer Cristina Celestino, in collaborazione con MSGM, Budri, Kundalini, Misha e l'Antico Setificio Fiorentino, ha reinterpretato un luogo iconico della città, la storica Pasticceria Cucchi all'inizio di corso Genova. Il lavoro della Celestino coinvolge gli interni, le vetrine e il dehors, arrivando a toccare ogni attività della pasticceria, dalle uniformi del personale fino al design di alcuni dolci e ai dettagli legati alla mise en place. Grazie al movimento di luci e ombre, la mostra evoca la sensazione di una brezza confortevole. Per i ritardatari è anche un'occasione per prolungare la scoperta del fuorisalone oltre la fine della design week. Il Caffè Concerto Cucchi rimarrà, infatti, aperto fino al 29 aprile.

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