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Fuortes: Opera di Roma risanata, ecco i progetti e le nuove sfide

Conti sistemati dopo l’arrivo nel 2013 con un bilancio in rosso per 40 milioni, il Sovrintendente del teatro Costanzi presenta i programmi fino al 2022-2023 nonostante il Covid

di Nicoletta Picchio

Sul palco dell'Opera. Rigoletto, in scena l'estate scorsa al Circo Massimo, con la regia di Damiano Michieletto

4' di lettura

Una laurea in statistica, allievo di economisti famosi come Paolo Sylos Labini e Luigi Spaventa. E una grande passione, l'opera, complice il Don Giovanni di Joseph Losey, visto al cinema nel 1979, quando aveva appena 20 anni e già aveva cominciato a suonare il pianoforte.

Uomo dei numeri, quindi, con una competenza che è stata preziosa quando è arrivato al Teatro Costanzi, nel 2013, trovando un bilancio con 40 milioni di debiti, produttività bassissima, problemi sindacali. Ma con un «grande sogno»: diventare sovrintendente di un teatro dell'opera. Lo si percepisce dall'entusiasmo con cui Carlo Fuortes racconta la sua avventura al Costanzi: dai tempi più difficili della ristrutturazione ai grandi successi del Rigoletto, andato in scena l'estate scorsa al Circo Massimo, con la regia di Damiano Michieletto, del Barbiere di Siviglia, diretto da Mario Martone, trasmesso sulla rete generalista di Rai3 a fine novembre, alla Traviata diretta da Sofia Coppola, nel 2016, simbolo della nuova Opera di Roma.

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Il Barbiere di Siviglia, diretto da Mario Martone, trasmesso su Rai3 a fine novembre

«Il Don Giovanni di Losey – dice Fuortes - penso che abbia avvicinato all'opera molte persone della mia generazione». Con lui è stato così. Un traguardo, quello al teatro Costanzi, che ha avuto una serie di tappe precedenti, direttore generale del Palazzo delle Esposizioni e delle Scuderie del Quirinale di Roma «ho studiato economia della cultura». Poi, dal 2003 al 2015, ad dell'Auditorium Parco della Musica per approdare al Teatro dell'Opera nel 2013. Incarico confermato fino ad aprile del 2025.

«Quando sono arrivato il Costanzi era come l'Alitalia» è una delle frasi che Fuortes ripeteva nelle prime interviste. «Risanarlo – racconta oggi – era considerato impossibile». A lui è riuscito, con alcune mosse vincenti, prima di tutto l'accordo sindacale, ottenuto con il pugno duro. «C'è stato un aumento della produttività del 50%, è aumentato il senso di responsabilità delle maestranze». Che non sono poche: 630 persone. Fondamentale la legge Bray, che ha consentito di prolungare la scadenza di una parte del debito a 30 anni. «Non abbiamo avuto un euro in regalo, ma l'allungamento dei termini ci ha alleggerito dal punto di vista finanziario. Oggi da questo punto di vista non abbiamo più problemi».

Una boccata d'ossigeno che è andata di pari passo con l'aumento della programmazione e della vendita dei biglietti. Più spettacoli, più spettatori, grazie anche alla grande qualità delle rappresentazioni. Un circolo virtuoso. Nel 2019 gli incassi sono stati 15 milioni 110 mila euro, +8,4 rispetto al 2018 e più del doppio rispetto ai 7milioni 482mila euro del 2013. Gli spettatori nel 2019 hanno sfiorato i 250mila, +8% rispetto al 2018. Le rappresentazioni del Teatro sono passate da 143 a 262. E' anche cambiato il pubblico, dice Fuortes: l'età media si è abbassata, i giovani sono molti di più. «Un risanamento che ha avuto come parole chiave la qualità e l'aumento della reputazione». Due elementi che hanno portato ad un aumento dei contributi privati e delle sponsorizzazioni: nel 2019 sono stati quasi 3 milioni, +74% rispetto al 2018. I contributi pubblici sono poco più di 39 milioni: quasi 22 statali, 15,5 Roma Capitale e 1,8 circa la Regione. Il 2019 ha avuto un utile di 45mila euro, il 2020 chiuderà in pareggio, nonostante il Covid. E ci si aspetta lo stesso anche per il 2021, nonostante la programmazione sia ancora da definire, a causa del virus. «Dobbiamo rispondere all'incertezza con la creatività», dice Fuortes. E' stata una sfida la stagione estiva al Circo Massimo, al posto di Caracalla, luogo troppo piccolo per il distanziamento. E' stata una sfida forse ancora più coraggiosa il Barbiere di Siviglia, come inaugurazione, a novembre. Opera messa in piedi in piedi in tre settimane: «se ci avessimo pensato di più forse non sarebbe venuta così bene». Un mix tra esterni ed interni, con il teatro vuoto trasformato in un grande palcoscenico, utilizzando i costumi del magazzino: «ne abbiamo più di 60mila, è uno dei più grandi al mondo». In onda su Rai 3 e la sera di Capodanno su Rai5. La scelta della tv un'intuizione sempre frutto del film di Losey: «guardando quel film ho pensato che l'opera potesse uscire dal teatro. Abbiamo rischiato, la Rai ha avuto grande coraggio, abbiamo affidato la regia a Martone, regista teatrale e cinematografico». Il Barbiere di Siviglia ha avuto 700mila spettatori tv. Televisione e streaming, in attesa di tornare davanti al pubblico. C'è in programma Lucia di Lammermoore, «con una regia di Luca Ronconi del 2015». E poi una Turandot con regia e scene dell'artista cinese Ai Wei Wei. «Il connubio musica e arte viene da lontano» dice Fuortes. Al Costanzi, addirittura nel 1917, Picasso realizzò sipario, scene e costumi per il balletto Parade. «Coppola, Ai Wei Wei, i grandi personaggi per attirare un pubblico internazionale». E quindi più qualità, più reputazione, come dimostrano i premi Abbiati vinti da quando Fuortes è Sovrintendente «prima, mai un premio».

Fuortes va avanti con i suoi progetti: per il 2022-23 ne ha in mente uno sensazionale. Non lo vuole dire. Ma dal tono della voce, e da come sorride, si intuisce che l'Opera di Roma farà parlare molto di sé.

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