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Furla: in estate la nuova fabbrica modello, a settembre cambia il format retail

Il Covid non stravolge gli obiettivi dell’azienda che ha razionalizzato la distribuzione wholesale concentrando gli investimenti sulla sostenibilità

di Giulia Crivelli

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Il Covid non stravolge gli obiettivi dell’azienda che ha razionalizzato la distribuzione wholesale concentrando gli investimenti sulla sostenibilità


3' di lettura

È passato poco più di un anno da quando Furla annunciò l’ennesimo balzo da lepre del premium luxury, come viene definita almeno dal 2014. L’azienda della famiglia Furlanetto, fondata a Bologna nel 1927, nel marzo 2019 celebrò il raddoppio del fatturato in appena quattro anni, arrivando a superare il traguardo dei 500 milioni. In 14 mesi però molto è cambiato, spiegano la presidente Giovanna Furlanetto e l’amministratore delegato Alberto Camerlengo e non si riferiscono, almeno in prima battuta, all’emergenza da Covid-19. «Venendo da anni di fortissima crescita di ricavi e redditività abbiamo deciso di rafforzare ancora le basi produttive e i processi aziendali – spiegano –. Abbiamo fatto investimenti importanti e razionalizzato la distribuzione wholesale in un’ottica di medio e lungo termine, possibile perché Furla è sì una multinazionale tascabile, ma resta un’impresa guidata dai valori della famiglia fondatrice. Va bene crescere, ma occorre farlo in modo sostenibile,in tutti i sensi».

Da qui il risultato del 2019, in linea con l’anno precedente, 513 milioni: «Abbiamo affrontato una volta per tutte la questione del parallelo, che qualche tempo fa i giornali americani avevano definito dirty little secret of the fasion world, l’inconfessabile segreto del sistema moda – spiega Camerlegno –. Per aumentare il fatturato, capita di vendere grandi quantitativi a società italiane o europee che poi esportano e distribuiscono in autonomia, soprattutto in Asia. Ovviamente non c’entra con la contraffazione, ma è una pratica che favorisce i ricavi solo nel breve. Il rischio è perdere il controllo sull’immagine del marchio, un rischio che non vogliamo più correre». Forte di un maggiore controllo sulla distribuzione e di ottime performance nei monomarca (quasi 500 tra diretti, in franchising e del travel retail), Furla aveva iniziato l’anno con crescite a due cifre. Poi, come sappiamo, gli effetti della pandemia dall’Asia (area storicamente strategica per il brand) si sono allargati al mondo intero. «Difficile prevedere quale possa essere il calo dei ricavi per il 2020 – aggiunge l’ad –. Ma dalle prime settimane di riapertura in Cina e in Europa i dati sono confortanti e proprio per questo non cambiamo di una virgola i piani per i prossimi mesi. L’unico cambiamento, certo, è stata l’introduzone di tutti i protocolli di sicurezza nelle sedi produttive e nei negozi e dell’attuazione di misure di protezione del reddito per tutti i dipendenti».

Furla ha anticipato la Cig e e farà lo stesso con la tredicesima per compensare ulteriormente le riduzioni di stipendio di questi mesi. «Siamo stati costretti a posticipare l’inaugurazione della fabbrica modello in Toscana, ma in agosto la faremo – racconta Giovanna Furlanetto –. È un esempio di come gli architetti delle nuove generazioni applichino il loro talento e passione all’archittetura industriale. Progettata dallo studio Geza di Udine, è immersa, direi mimetizzata nelle colline toscane, nata per offrire il meglio ai lavoratori e per avere il minore impatto possibile sull’ambiente. Si parla, giustamente, di sostenibilità: la fabbrica in Chianti è il passaggio dalle parole ai fatti». In settembre verrà presentato l’altro grande progetto del 2020, il rinnovo del concept dei negozi: «È un architetto inglese di fama mondiale, con il quale abbiamo lavorato in piacevole sintonia. Ma il nome non lo dico», sorride Giovanna Furlanetto, e conclude: «Il format verrà applicato prima di tutto al negozio di corso Vittorio Emanuele, un omaggio a Milano e ai nostri clienti locali, sperando tornino presto anche i turisti».

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