Made in Italy

Furla inaugura sulle colline del Chianti uno stabilimento modello

L’azienda bolognese di borse e accessori ha investito 30 milioni per creare una manifattura sostenibile e tecnologica allo stesso tempo – L’ad Sabatini spiega il piano triennale per tornare ai livelli pre Covid

di Silvia Pieraccini

3' di lettura

La pandemia ha impedito inaugurazioni, brindisi e tagli del nastro. Ma la nuova manifattura di borse Furla nella zona industriale della Sambuca (nel comune di Barberino-Tavarnelle), in mezzo alle colline del Chianti fiorentino, non ha avuto bisogno di eventi per farsi notare: tre building destinati a uffici, produzione e logistica delle materie prime coprono più di 18mila metri quadrati su un’area di 43mila, segnando l’abbraccio tra design, innovazione e sostenibilità ambientale. Gli edifici progettati dallo studio Geza di Udine hanno diverse altezze per integrarsi col territorio, patii e tetti verdi per annullare il confine tra ambiente interno e esterno, pannelli solari fotovoltaici e termici, luci a led, pitture che riducono gli inquinanti, sistema di raccolta dell’acqua piovana da riutilizzare per irrigare il giardino. L’ingresso è segnato da un filare di cipressi.

Investimento da 30 milioni

Furla, storico marchio di pelletteria di fascia premium, ha investito 30 milioni di euro per costruire questo nuovo polo industriale che ha chiamato Progetto Italia: un modo per sottolineare l’artigianalità tricolore, ma anche per rilanciare le produzioni made in Italy tanto apprezzate in Asia-Pacifico e in Giappone, mercati che per il brand bolognese valgono più del 60% del fatturato. In quest’ottica radicarsi nel distretto leader al mondo nella progettazione e produzione di borse - quello intorno a Firenze in cui tutti i grandi brand internazionali hanno messo un piede o costruito fabbriche - rappresenta una mossa strategica. Progetto Italia prende il posto di Effeuno, pelletteria terzista situata a poca distanza, acquisita al 100% da Furla nel 2017 e da poco fusa per incorporazione nel gruppo: i 130 addetti che vi lavoravano si sono trasferiti nella nuova sede, in attesa di assunzioni appena il mercato ripartirà.

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Passaggio di testimone

«Progetto Italia ha l’ambizione di essere più di una pura fabbrica», spiega Mauro Sabatini, dal gennaio scorso amministratore delegato di Furla dopo essere stato fondatore e guida proprio dell’acquisita Effeuno. La sua conoscenza della catena di fornitura e dei mercati internazionali ha spinto Giovanna Furlanetto, che controlla il 77% del gruppo (il 33% è di altri rami della famiglia), ad affidargli la responsabilità della gestione. «Questa nuova “casa” sarà un laboratorio – prosegue Sabatini – in cui si contaminano design, progettazione, concept, artigianato: un luogo che potenzia le capacità creative e produttive, e che potrà servire ancor più nella fase post-Covid». Qui sarà trasferito (da Milano) lo stile di tutte le collezioni, spiega l’ad. E qui si formeranno gli addetti grazie a un’Academy aziendale, una scuola interna per attirare giovani del territorio cui è già riservata un’ala dello stabilimento.

Il bilancio dell’annus horribilis della moda

La spinta che ora si attende è quella del mercato. Il 2020 è stato un anno difficile per Furla, col fatturato sceso di circa il 40% rispetto ai 502 milioni di euro del 2019 (per oltre l’80% all’estero) a causa del forte peso del retail travolto dal Covid (oggi il marchio ha 482 negozi nel mondo di cui 42 travel retail). A brillare è stato l’e-commerce diretto con una crescita del 36% sull’anno precedente. Il 2021 sarà un anno di transizione che sta però mostrando segnali di vitalità («nel primo trimestre siamo +6% sul budget», dice l’ad), soprattutto in Cina dove la crescita è a doppia cifra e i ricavi si avvicinano ai livelli pre-Covid (l’anno scorso l’Asia-Pacifico ha assorbito il 27,1%).

I mercati strategici

«In futuro il peso si sposterà sempre più sull’Asia – sottolinea Sabatini – perché dopo la pandemia i cinesi non torneranno a viaggiare e a comprare all’estero come prima: sia per la pressione del Governo verso gli acquisti in patria, sia per il cambio di abitudini che si è generato». Negli Usa invece, che l’anno scorso hanno pesato il 4,5%, Furla ha chiuso nei mesi scorsi quattro negozi facendo ricorso alla procedura del Chapter 11 e ora si prepara a rilanciare con l’apertura di una boutique a Vancouver, in Canada, entro fine anno. L’obiettivo del gruppo è tornare più velocemente possibile ai livelli pre-Covid.

Il piano triennale concordato con gli azionisti

«Puntiamo a farcela nel 2023 – annuncia Sabatini che ha incassato l’unanimità del consiglio di amministrazione sul piano triennale appena presentato – e ci stiamo preparando per questo: il segmento premium di solito ha bisogno di più tempo del lusso per ripartire». Giovanna Furlanetto, oggi a capo della Fondazione Furla, esclude riassetti azionari e guarda all’obiettivo: «Per ora puntiamo a recuperare i nostri numeri – spiega – l’azienda va avanti con un amministratore delegato da “combattimento” e con la priorità del ritorno ai livelli pre-Covid».

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