Fiere

Fusione Bologna-Rimini, la Regione alza la posta per accelerare le nozze

Il governatore Bonaccini si impegna ad aumentare la partecipazione Regionale per porre fine alle liti tra i due promessi sposi

di Ilaria Vesentini

2' di lettura

L'aveva preannunciato già a metà dicembre e adesso il presidente della Regione Emilia-Romagna passa dalle parole ai fatti: Stefano Bonaccini, nell'incontro del 22 gennaio con i sindaci di Bologna, Virginio Merola, e di Rimini, Andrea Gnassi, si è impegnato ad aumentare la partecipazione azionaria della Regione nel capitale sociale e a sostenere il progetto industriale di un'unica società fieristica tra BolognaFiere e Ieg, per mettere pace tra i due litigiosi promessi sposi e rispettare il termine di arrivare all'integrazione entro maggio 2021.

I precedenti

Le 2 società avevano firmato un accordo non vincolante lo scorso ottobre per costruire un'integrazione sulla base di un rapporto di concambio paritetico da finalizzare nel giro di 7 mesi, ma hanno invece passato gli ultimi 2 a litigare sui possibili assetti societari della maxi-fiera: Bologna vuole una fusione per incorporazione, Ieg (nata a sua volta nel 2016 dall'unione delle fiere di Rimini e Vicenza e quotata da giugno 2019) una holding.
La Regione scende dunque in campo aumentando il proprio peso nell'azionariato (senza però ufficializzare in che misura) per potersi imporre come arbitro ed evitare così uno strappo in un momento drammatico per tutto il sistema fieristico italiano, che vede anche i due poli emiliano e romagnolo alle prese con bilanci 2020 più che dimezzati dalla pandemia e la prospettiva di dover aspettare il 2024 per tornare ai numeri pre-Covid.

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La svolta “decisiva”

Usa toni enfatici il governatore nella nota ufficiale all'uscita del tavolo con i sindaci Merola e Gnassi, parlando di «svolta decisiva nel percorso di aggregazione tra i quartieri fieristici di Bologna e Rimini» per cambiare registro ai titoli bellicosi delle cronache locali che nelle ultime settimane hanno accompagnato gli incontri delle 2 società, finora restie a trovare un punto di incontro sui modelli di governance. «L'obiettivo è realizzare un gruppo leader a livello nazionale e internazionale del settore (prima società in Italia, terza in Europa) – rimarca la Regione -. La nuova Fiera rappresenta un asset strategico non soltanto per l'Emilia-Romagna, ma per l'intero Paese, a sostegno del Made in Italy e dell'internazionalizzazione delle imprese del territorio».

L’accordo che non convince

L'ipotesi di fusione per incorporazione di Bologna nella nuova Ieg a tre (Bologna con Rimini e Vicenza) non piace infatti a Gnassi e soci, la cui ultima proposta era invece una holding guidata da un amministratore di nomina regionale, con la garanzia che le quote degli azionisti pubblici sarebbero state tutelate da un patto vincolate per 9 anni. Termine che però cozza con le regole della Consob che impone un limite di 3 anni ai patti parasociali per le quotate.
L'accordo sembra invece chiaro per quanto riguarda le poltrone: la presidenza della newco dovrebbe toccare a Rimini (e il sindaco Gnassi, il cui mandato comunale scade quest'anno, è il più quotato per il ruolo), la vicepresidenza a Bologna e sono previsti 2 amministratori delegati per non scontentare gli attuali manager alla guida di BolognaFiere (Antonio Bruzzone) e di Ieg (Corrado Peraboni).

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