Aggregazioni

Fusione tra Comuni, pioggia di fondi ma i campanili resistono

Aumentano i contributi statali alle unioni tra amministrazioni: nel 2021 hanno superato gli 11,4 milioni. Il Veneto è al quarto posto in Italia per volumi, a Vicenza il primato delle consultazioni

di Valeria Zanetti

Tre Comuni in uno. A Borgo Valbelluna, nato il 30 gennaio 2019 dalla fusione di Trichiana, Mel e Lentiai, si concentrano le crisi aziendali ACC e Ideal Standard

4' di lettura

L’ultimo tentativo è naufragato ad ottobre. Il progetto di fusione di Cona con Cavarzere, nel Veneziano, è stato affondato dagli abitanti del primo Comune, a seguito di un sondaggio promosso dal sindaco, Alessandro Aggio. Un esempio non certo isolato, in Veneto, dove negli anni sono state progettate innumerevoli integrazioni tra municipi, 29 arrivate a referendum, 14 approvate e 15 respinte.

Alla provincia di Vicenza va il primato per consultazioni promosse, otto in totale, cinque delle quali andate a buon fine. Seguono Belluno, sette tentativi e cinque approvazioni, e Padova con cinque consultazioni, due con esito positivo. Verona ha provato tre volte, ma il responso delle urne è sempre stato negativo. Venezia non è mai riuscita neppure ad arrivare a un referendum. C’è da aggiungere che, in due votazioni che hanno sancito il via alle fusioni, la proposta non è stata accettata dai cittadini di tutti i Comuni interpellati, come accaduto per Borgo Veneto, nel Padovano, e a Valbrenta, nel Vicentino. Nel primo caso Megliadino San Vitale si è sfilato dalla creatura amministrativa, in procinto di nascere dall’aggregazione tra Megliadino San Fidenzio, Saletto e Santa Margherita d'Adige. Nel secondo, Solagna ha rifiutato di confluire con Campolongo sul Brenta, Cismon del Grappa, San Nazario e Valstagna.

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Eppure l’ostilità verso i processi di aggregazione dovrebbe essere superata guardando ai vantaggi economici che comporta dall’entrata in vigore del decreto legge numero 95/2012 (meglio conosciuto come “Spending Review”), successivo alla formazione dei primi due supercomuni di Porto Viro, nel Rodigino e Due Carrare, nel Padovano, esclusi infatti dagli incentivi. Il testo prevede che il nuovo ente ottenga, per 10 anni, un contributo pari al 60% dei trasferimenti statali spettanti ai municipi d’origine nel 2010, prima dei tagli che ne hanno dimezzato i plafond. Anche l’importo massimo attribuibile a una fusione è stato negli anni aumentato, da 1,5 a 2 milioni di euro. A ciò si aggiungono ulteriori risorse assegnate dalla Regione ed altre forme di premialità.

Il risultato lo evidenzia una recente analisi di Fondazione Think Tank Nord Est, elaborata a ridosso del riparto definitivo 2021. Nel 2014, a livello statale, lo stanziamento per le integrazioni era di circa 9,5 milioni balzati a 84,6 milioni, per l’incremento del numero di processi andati a buon fine e l’ampliamento del fondo dedicato. In Veneto le risorse sono salite da 600mila euro agli attuali 11,4milioni per 12 supercomuni, collocando la regione al quarto posto in Italia per volume di contributi ricevuti.

L’assegno più consistente è andato a Borgo Valbelluna, nel Bellunese, che incassa 2 milioni di euro (+300 mila rispetto alla cifra iniziale). Bene anche Alpago e Longarone, nella stessa provincia, che ricevono oltre 1,2 milioni ciascuno, con il primo ente che ottiene un extra di circa 115 mila euro, mentre a Longarone viene confermato l’importo iniziale. Borgo Veneto (Padova) e Valbrenta (Vicenza) incassano quasi un milione a testa, comprensivo di un extra di oltre 150mila euro. A Pieve del Grappa (Treviso) arrivano 900 mila euro (+141 mila euro), a Colceresa (Vicenza) quasi 840 mila euro (+157 mila), a Barbarano Mossano (Vicenza) poco meno di 800 mila euro (+124 mila), a Val di Zoldo (Belluno) 726 mila euro (+68 mila), a Lusiana Conco (Vicenza) 717 mila euro (+135 mila).

Quero Vas (Belluno) ottiene anche quest’anno circa 584 mila euro; Val Liona (Vicenza) 456 mila euro (+ 57 mila). «In questo modo si creano le condizioni per il miglioramento dei servizi locali – ragiona Antonio Simeoni, vice presidente di Fondazione Think Tank Nord Est - e per la realizzazione di progetti, che senza queste risorse straordinarie non si potrebbero concretizzare nelle piccole comunità. L’aggregazione dei municipi rappresenta un’opportunità, perché consente di strutturare uffici comunali in grado di rispondere alle richieste di cittadini e imprese, mantenendo presidio del territorio e rapporto con la cittadinanza».

Un messaggio che, tuttavia, pare difficile da veicolare in alcuni contesti. Nel Veronese, l’ultimo referendum fallito risale all’anno scorso. Non ha mai visto la luce il Comune di Borgo Veronese, poco più di 6mila abitanti, mettendo insieme Isola Rizza e San Pietro di Morubio, nella Bassa.

Due anni prima era naufragato il tentativo di unire Roncà e San Giovanni Ilarione, ai confini con il Vicentino. «I fondi per la fusione possono essere utili in alcuni contesti dove c’è una evidente continuità territoriale e storica – spiega il presidente della Provincia di Verona e sindaco di Cologna Veneta, Manuel Scalzotto – Altrove, però, prevale la volontà di mantenere le proprie prerogative, come hanno ribadito anche i cittadini. Altra cosa ancora è accorpare alcuni servizi per garantire uffici con un’organizzazione adatta ad affrontare problemi complessi, aspetto che il piccolo Comune spesso non riesce a fare».

Adesso però l’attenzione dei sindaci è catalizzata sui fondi del Pnrr. La terza via sta prendendo piede proprio in questi giorni, favorita dal lavoro di Anci Veneto. «Le fusioni, nonostante i vantaggi che possono comportare, richiedono un iter lungo, analisi approfondite e il voto affermativo della cittadinanza – descrive il presidente, Mario Conte – Invece in questi mesi dobbiamo raccogliere le opportunità offerte dal Piano nazionale di ripresa e resilienza». Si possono costruire aggregazioni tra Comuni, su esempio delle Ati, associazioni temporanee d’imprese. «Il modello si è appena concretizzato con il progetto della Grande Treviso, una comunità allargata tra il capoluogo e 20 Comuni dell’hinterland, dove ognuno mantiene identità e autonomia amministrativa, ma si condividono obiettivi e progettualità», conclude Conte.

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