analisi

Fusione Fca-Hyundai, ecco perché l'ipotesi avrebbe senso

di Mario Cianflone


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2' di lettura

Il gruppo Hyundai Motor, attualmente al quinto posto nella classifica mondiale dei costruttori, potrebbe diventare il primo car maker del mondo fondendosi con Fca. La possibilità di un eventuale interesse del gigante di Seoul era apparsa da tempo, quasi un anno fa, su alcuni media specializzati nell'automotive e non appare priva di senso logico, al contrario della sola cessione di Jeep ai cinesi paventata nei rumors estivi.

Qualche mese fa, prima della morte, l’allora capo azienda Sergio Marchionne aveva detto al Sole 24 Ore che con Hyundai si puntava a una intesa per le tecnologie dell'idrogeno.

L'ipotesi di una fusione sul Pacifico (già ventilata durante l'estate) è intrigante per una serie di motivi. Hyundai Motor Company, che controlla anche Kia, fa parte di un chaebol (cioè un megagruppo multisettoriale) che ha accesso facilitato non solo a grandi risorse finanziarie, ma anche a tecnologie di punta (robot industriali ed elettronica, ad esempio) e persino (questo è un punto chiave) a materie prime come l'acciaio. Hyundai Steel, che è integrata in Hyundai Motors, è una vera major dell'acciaio. Avere la materia prima in casa è un grande asset per una casa automobilistica.

Per quanto riguarda il prodotto, un patto tra Hyundai e Fca potrebbe fare del bene a entrambi. Da una parte i coreani dispongono di piattaforme moderne (più attuali e sofisticate di quelle di Fca), motori di concezione moderna, soluzioni green che spaziano dall'ibrido all'elettrico, dal gas fino all'idrogeno. Inoltre i coreani esibiscono una gamma di modelli di ultima generazione che coprono molti segmenti e in particolare quello, cruciale, dei suv. Tuttavia i due marchi coreani, a dispetto della qualità dei prodotti (cresciuta enormemente in pochi anni) scontano un 'immagine ancora poco appetibile in alcuni mercati.

Fca, invece, ha in portafoglio marchi di grande rilevanza: Jeep, Alfa Romeo e Maserati in primis. Hyundai invece vanta una copertura commerciale globale (Hyundai e Kia sono forti anche negli Usa), centri di ricerca e di design in tutto il mondo (come quello tedesco di Rüsselsheim in Germania, nella cittadella di Opel) e fabbriche diffuse globalmente, anche in Europa (a Žilina in Slovacchia e a Nošovice nella Repubblica Ceca).

Non solo auto, non solo combustibili fossili
Sono questi ulteriori punti a favore di un'ipotetica alleanza tra le due case automobilistiche che riguarderebbe anche i veicoli commerciali. Insomma, i presupposti di sinergie tra i brand americani, italiani e coreani ci sono.
E ora Fca rilancia sull'idrogeno. Finora i vertici del gruppo italo-americano erano stati tiepidi e a tratti critici verso l'ettrificazione con ioni di litio. Adesso, invece, stanno aprendo alle auto a celle a combustibile, ed è un settore dove Hyundai è molto forte. Quello delle auto elettriche alimentate da fuel cell è un campo dove è attiva soprattutto Toyota e che anni fa sembrava essere promettente, ma finora gli sforzi delle case si sono scontrate con le difficoltà nel produrre e stoccare l'idrogeno.

Il gruppo coreano finora non ha mai confermato che con Fca si possa arrivare a siglare un'alleanza tecnica che vada al di là del mero rapporto di fornitura per alcuni componenti destinati alla produzione in America.

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