preoccupazione per le cartiere italiane

Fusione Fibria-Suzano: il Brasile crea un gigante sul mercato della cellulosa

di Sissi Bellomo

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(Agf)


2' di lettura

Con i prezzi della cellulosa al record storico, l’industria cartaria guarda con preoccupazione al matrimonio annunciata in Brasile da Fibria e Suzano, due tra i maggiori fornitori mondiali della materia prima.

Le società, entrambe specializzate in fibre corte, destinate soprattutto alla carta tissue, hanno deciso una fusione che – antitrust permettendo – darà vita a un gigante da circa 19 miliardi di dollari di capitalizzazione, con una capacità produttiva di 10,8 milioni di tonnellate l’anno: una quota che è pari al 17,6% dell’offerta globale di cellulosa, che la società di consulenza Pöyry stima pari a 61,2 milioni di tonnellate l’anno, ma che sale addirittura al 45% se si guarda specificamente al mercato in cui operano le due società. La produzione mondiale di cellulosa da eucalipto, secondo dati citati dalla stessa Fibria in una presentazione, nel 2017 ammontava a 24 milioni di tonnellate.

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Per le cartiere italiane la notizia è fonte di «grande preoccupazione», afferma il presidente di Assocarta Girolamo Marchi. «L’accordo tra Fibria e Suzano interviene in un mercato già molto concentrato in pochi produttori, con tutte le conseguenze del caso. Il rialzo dei prezzi delle fibre cellulosiche è sotto gli occhi di tutti».

Dopo aver raggiunto livelli da primato a febbraio, il costo delle fibre vergini è salito ulteriormente questo mese, portandosi a 1.060 dollari per tonnellata nel caso delle fibre da eucalipto Bhk (+2,9% rispetto allo scorso mese e +63% da dicembre 2016). Le fibre lunghe Nbsk sono invece rincarate a 1.130 $/tonn (+3,7%).

La fusione Fibria-Suzano in realtà è tutt’altro che certa. L’operazione è condizionata al verdetto delle autorità per la concorrenza di Brasile, Unione europea, Stati Uniti e Cina. E Suzano si è riservata la possibilità di tirarsi indietro se per ottenere via libera fosse necessario cedere oltre 1,1 milioni di tonnellate di capacità produttiva.

Marchi è fiducioso: «Siamo certi che l’Antitrust saprà valutare se questa ulteriore concentrazione sia in contrasto con la salvaguardia della concorrenza delle imprese nel mercato».

A pilotare il matrimonio tra Fibria e Suzano è stato il governo brasiliano, che si è mosso attraverso la banca pubblica Bndes, azionista di entrambe le società. Fibria era infatti finita nel mirino di Paper Excellence, basata in Olanda ma controllata dalla famiglia indonesiana Wijaya, che possiede Asia Pulp & Paper (App), gigante integrato della carta e della cellulosa.

Paper Excellence aveva messo sul piatto 39,6 miliardi di reais (9,8 miliardi di euro) in contanti per Fibria, ma i maggiori azionisti di quest’ultima – Bndes con il 29% e la holding industriale Votorantim, con il 29,4% – hanno preferito l’offerta, più modesta, dei connazionali. Suzano, di dimensioni inferiori a Fibria, paga 36 miliardi di reais (8,9 miliardi di €), di cui solo 29 miliardi in contanti , finanziati da JpMorgan, Bnp Paribas, Mizuho Bank e Rabobank.

Secondo Eliane Lustosa, direttore di Bndes, l’offerta di Paper Excellence non era sicura: «l’abbiamo interpretata come l’intenzione di presentare una proposta, non ci hanno mostrato quali fossero le fonti di finanziamento o le garanzie».

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