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Fusione, forte crescita degli investimenti nell’ultimo anno. I numeri e i protagonisti

I 2,8 miliardi di dollari investiti nel 2022 in aziende operanti nel campo della fusione nucleare sono più di quanto complessivamente investito nel settore nell'ultimo decennio

di Lab24

Il prototipo del tokamak (dove avviene la reazione di fusione) al quale sta lavorando un team del Mit e Commonwealth Fusion Systems

3' di lettura

Secondo l’Agenzia internazionale dell'energia, nel 2050 il consumo di energia mondiale sarà 1,5 volte quello attuale. Lo sviluppo di una nuova fonte di energia pulita e inesauribile potrebbe quindi rappresentare una rivoluzione necessaria in campo energetico per poter far fronte a un tale aumento dei consumi e raggiungere gli obiettivi di neutralità carbonica.

La fusione nucleare risponde esattamente a questi criteri: utilizza due nuclei di isotopi dell'idrogeno (Deuterio e Trizio) virtualmente inesauribili in natura, la cui fusione non emette gas a effetto serra, né sostanze fortemente inquinanti o altamente radioattive.

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Si basa sullo stesso principio fisico che “tiene acceso” il Sole e che gli permette di produrre la sua energia. Ma un processo del genere è molto complesso da riprodurre artificialmente sulla Terra, e viene considerato dalla comunità scientifica come una delle più grandi sfide tecnologiche che l’umanità abbia mai affrontato. Viene quindi naturale chiedersi a che punto siamo in questa sfida, e quanto manca prima di una sua applicazione su scala industriale. Vediamo la risposta queste e altre domande in una serie di grafici interattivi.

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Come visibile nel grafico sopra riportato, a livello mondiale, il totale cumulato dei finanziamenti alle aziende che si occupano di fusione nucleare ha raggiunto i 4,8 miliardi di dollari. Certo, si tratta ancora di una goccia nei 2400 miliardi di dollari di investimenti energetici globali nel 2022. E rappresenta lo 0,4% del totale degli investimenti in fonti rinnovabili.

Tuttavia, la dinamica dell'ultimo anno ha mostrato un'accelerazione impressionante. I 2,8 miliardi di dollari investiti nel 2022 in aziende operanti nel campo della fusione nucleare sono più di quanto complessivamente investito nel settore nell'ultimo decennio. Questi fondi sono concentrati in un numero ristretto di società che hanno così potuto avviare i primi prototipi di sistemi di fusione.

Sono sei quelle che hanno raccolto più di 200 milioni di dollari ciascuna. Con in testa (più di 2 miliardi di dollari di finanziamenti) il Commonwealth Fusion Systems, società spin-out del Massachusetts Institute of Technology, in cui ENI è il maggiore azionista. La rapida crescita del settore e della fiducia degli investitori sta poi spingendo nuovi attori nel mercato.

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Dall’ultimo rapporto presentato dalla Fusion Industry Association, nel 2022 risulta la fondazione di quattro nuove società di fusione. A livello mondiale se ne contano ora 33 (una sottostima considerando che alcune aziende al momento preferiscono non palesarsi per fini strategici), di cui 23 sono state create nell'ultimo decennio.

Due terzi di queste aziende hanno sede negli Stati Uniti o nel Regno Unito, anche complice un sostegno governativo rilevante al settore. In linea con la Bold Decadal Vision nazionale, definita nel marzo di quest'anno, il Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti ha lanciato un’iniziativa per accelerare la fattibilità dell’energia da fusione in coordinamento con il settore privato. Mentre la Gran Bretagna ha incluso la fusione nel suo piano decennale sulla sicurezza energetica.

Grazie a questo disegno di legge, sarà il primo Paese al mondo a legiferare in materia di energia da fusione, fornendo chiarezza sul regime normativo per l'industria. Un regime normativo complesso, considerando come siano allo studio almeno cinque diverse soluzioni tecniche per ottenere la reazione di fusione. In particolare, il 45% delle aziende del settore sta tentando la strada del confinamento magnetico.

Ma ci sono anche otto aziende specializzate nel confinamento inerziale o una che si dedica allo sviluppo della fusione catalizzata da muoni. E c'è altrettanta varietà anche nelle applicazioni desiderate di questa energia. La generazione di elettricità rimane il mercato principale per l’85% degli operatori del settore della fusione. Ma si pensa anche a un suo utilizzo per la propulsione spaziale o scopi medici.

Si tratta quindi di un ecosistema ampio e variegato, accomunato da un forte ottimismo verso il futuro: il 66% delle aziende del settore ritiene che il primo impianto di fusione fornirà elettricità alla rete elettrica entro il 2035.

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