la holding al lavoro su un nuovo piano

Fusioni, scorpori e quotazioni: la geografia variabile fa felice Exor

Dal 2011 valore quasi triplicato per i soci Fiat

di Marco Ferrando


default onloading pic

3' di lettura

Con il probabile annuncio dello spin off di Iveco e dei grandi motori di Fiat Powertrain atteso oggi all’investor day di Cnh Industrial, la galassia Fiat-Exor conferma quello che è ormai diventato un suo tratto distintivo: la geografia variabile del gruppo. E adattabile alle specifiche esigenze delle singole controllate: quando il mercato o l’industria chiedono di unire si unisce. Quando invece suggeriscono di spacchettare, si spacchetta.

Si tratta di uno schema di cui Sergio Marchionne è stato principale ispiratore per anni, non a caso la parabola vissuta da camion e trattori riecheggia quella sperimentata dall’auto che ha visto prima l’integrazione di Fiat con l’ammaccata Chrysler e poi - a convalescenza ultimata - lo scorporso di Ferrari. Quando, e siamo nel 2013, Iveco aveva nella quota in Cnh il suo principale punto di forza, a Torino si ritenne opportuno procedere con una fusione con la controllata che in questi anni ha consentito alla società dei camion di affinare la propria identità e alleggerire la posizione finanziaria: i traguardi raggiunti consentono ora di ri-separare le due società, valorizzando specificità che in futuro consentiranno di affrontare meglio dossier fondamentali come gli investimenti, la rivoluzione dei motori verdi e - soprattutto, anche se non subito - la ripolarizzazione del mercato, dove non è difficile prevedere una nuova ondata di collaborazioni e aggregazioni.

Le auto, i camion, la componenstica e pure i giornali con il riassetto dentro a Gedi, la logica di base per Exor, ciò che ha portato a costruire il concetto del gruppo a geografia variabile, non è cambiata e rimane l’estrazione di tutto il valore possibile da un perimetro ampio ed eterogeneo. O meglio la «creazione di valore», sottolineatura tipica di John Elkann quando rimarca la differenza tra una holding industriale rispetto a un private equity.

Lo dimostrano i numeri: chi al 31 dicembre 2010, alla vigilia del primo spin off dall’automobile dei mezzi pesanti, possedeva dieci azioni Fiat (al prezzo di chiusura di allora facevano 154,30 euro), oggi si ritrova con dieci azioni Fiat Chrysler (118,4), un’azione Ferrari (143,8 euro), dieci azioni Cnh Industrial (94,1 euro) e potenzialmente altre dieci di Iveco: in totale fanno quasi 350 euro,quasi il triplo rispetto a poco meno di nove anni fa. E se si riportassero le lancette addirittura al marzo 2009, cioè prima che prendesse forma l’interesse per Chrysler, quando il titolo del Lingotto galleggiava intorno ai 3,5 euro, ecco che il moltiplicatore - sommando spin-off e cedole distribuite- salirebbe a 11,3.

Chi più ha beneficiato di tutto questo, ovviamente, è stata la stessa Exor. Che non a caso ha visto a sua volta più che raddoppiato il suo valore in borsa (quotava intorno a 25 euro a fine 2010, oggi oltre i 60) e ha saputo reinvestire ciò che di volta in volta raccoglieva dal business tradizionale - auto, camion, trattori - in quanto di più lontano possa esistere, come nelle riassicurazioni di PartnerRe. Lo scorporo di Iveco e dei grandi motori di Fiat Powertrain non ha lo stesso richiamo dello spin off di Ferrari o la stessa rilevanza industriale e politica della fusione con Chrysler, ma segna comunque uno spartiacque importante. Per Cnh Industrial ma anche per la stessa Exor, dove si è preferito aspettare le novità di oggi per annunciare (domani) i conti del primo semestre e a novembre si accinge a presentare, a sua volta, un nuovo piano strategico.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...