ROMA

G20, la cultura entra in modo permanente nel summit

Nella prima ministeriale dedicata al settore i ministri approvano la Dichiarazione di Roma, un documento che integra in maniera definitiva la cultura tra i temi del G20

di Roberta Capozucca e Giuditta Giardini

G20 Cultura Palazzo Barberini-Roma. Per gentile concessione del Ministero della Cultura e G20 Italia

5' di lettura

“Finalmente la cultura finisce al centro delle scelte internazionali. Con l'approvazione della Dichiarazione di Roma, si riconosce che investire in cultura significa investire in crescita economica, sviluppo sostenibile, creazione di posti di lavoro”. Lo ha detto il ministro Dario Franceschini, al termine dei lavori del primo G20 dedicato alla Cultura, tenutosi a Roma il 29 e il 30 luglio. Il pieno riconoscimento della cultura e dell’economia creativa come parte integrante dei processi e delle politiche di sviluppo rappresentano infatti il fulcro attorno cui ruotano i 32 punti della Dichiarazione di Roma, il documento approvato all’unanimità dai ministeri delle 20 maggiori economie mondiali.
Una due giorni iniziata con una maestosa cerimonia di inaugurazione al Colosseo, e poi proseguita a Palazzo Barberini, dove i Ministri della Cultura dei Paesi facenti parte del G20 hanno discusso a porte chiuse i punti dell'agenda, cinque macro aree individuate nel corso dell'anno e appunto confluite nella Dichiarazione di Roma: supporto ai lavoratori del settore culturale, protezione del patrimonio culturale da catastrofi naturali e traffico illecito, investimenti sul capitale umano e cultura come driver per la crescita e la ripresa. L'accordo, che insiste sulla capacità del settore di attenuare i divari sociali e fungere da motore di crescita economica sostenibile, prevede anche meccanismi internazionali e Task force nazionali che, su invito dell’Unesco, potranno essere attivati per interventi ra-pidi nelle emergenze, finalizzati a proteggere e preservare il patrimonio culturale dan-neggiato o messo in pericolo da conflitti e disastri, anche nel contesto delle operazioni di mantenimento della pace delle Nazioni Unite.

Sostegno e tutela dei lavoratori della cultura

Come già preannunciato nei giorni scorsi da Franceschini, il lavoro è stato tra i temi fondanti del G20, soprattutto nell'ottica del recupero dei posti persi durante la pandemia. Come sottolineato della Dichiarazione, i Governi dovranno impegnarsi affinché venga garantito che i professionisti e le imprese culturali e creative abbiano il dovuto accesso all'occupazione, alle protezioni sociali, alla digitalizzazione e alle misure di sostegno al business e che vengano sviluppate e mantenute le condizioni affinché tutti gli attori culturali e creativi possano lavorare in un ambiente libero, inclusivo e sicuro contro ogni tipo di discriminazione professionale e artistica nel settore culturale. Come ha sottolineato Audrey Azoulay, direttore generale Unesco: “In questo momento di transizione tecnologica, dobbiamo prestare molta attenzione allo status dei creativi e degli artisti per evitare che ci sia ineguaglianza nella distribuzione di valore tra creatori e piattaforme digitali”.

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Protezione del patrimonio culturale e clima

Webber Ndoro, direttore generale ICCROM, ha chiarito come i pericoli che oggi mettono a repentaglio il patrimonio culturale non sono più soltanto legati ad eventi bellici o a disastri naturali sporadici, ma con l'aggravarsi del fenomeno del cambiamento climatico è importante costruire pratiche di monitoraggio costante perché il patrimonio è in costante pericolo. Tra i temi esaminati, però, c'è anche l'altro lato della medaglia, ovvero come il patrimonio culturale può offrire soluzioni per affrontare il cambiamento climatico. Come si legge nella Dichiarazione, è necessario integrare la dimensioni culturali nelle politiche sui cambiamenti climatici e le considerazioni culturali nell'agenda globale sul clima anche attraverso l'implementazione di principi e standard internazionali di conservazione e tutela, tenendo in considerazione le diverse circostanze, sensibilità e priorità nazionali. I presenti hanno, infatti, invitato le parti dell’Accordo di Parigi a considerare l’inclusione della cultura e del patrimonio culturale nelle loro comunicazioni sull'adattamento.

G20 Cultura Colosseo

Contrasto al traffico illecito

È al centro di uno dei panel il contrasto al traffico illecito di beni culturali, tema su cui l'Italia esercita una leadership indiscussa grazie al Comando Carabinieri per la Tutela Patrimonio Culturale, che dal 1969 ha fatto recuperi per circa 3 milioni di beni culturali e sequestrato un milione e trecentomila falsi. L'azione dei Carabinieri sarà forse a breve potenziata dalla ratifica della Convenzione di Nicosia e dalla legge Orlando-Franceschini che riforma il Codice penale introducendo nuovi reati contro i beni culturali. È stato Roberto Riccardi, Generale del Comando dei Carabinieri, a tenere le file della discussione e a dettare le linee guida per il contrasto al traffico illecito insieme al Segretario Generale dell’Interpol, Jurgen Stock; il segretario generale dell’Organizzazione Mondiale delle Dogane (OMD), Kunio Mikuriya e il direttore esecutivo dell’Ufficio delle Nazioni Unite per il controllo della droga e la prevenzione del crimine (UNODC), Ghada Waly. Riccardi ha ricordato come in Italia, nell'anno della pandemia, i traffici di beni culturali siano decresciuti del 17%, spiegando inoltre come il contrasto al traffico illecito delle opere d’arte possa ancora essere risolto solo grazie alla cooperazione internazionale. Sul tema della cooperazione, Jurgen Stock dell'Interpol prende ad esempio il lancio dell'app gratuita ID-Art, utilizzabile sia dalle forze dell'ordine che dai cittadini, grazie alla quale sono state recuperate 8 opere d'arte in 4 paesi diversi.

G20 programma

Nella dichiarazione approvata dai Ministri della Cultura dei Paesi G20, i paesi si sono “impegnati a riconoscere i contributi delle azioni coordinate transnazionali e delle collaborazioni tra pubblico e privato per la protezione del patrimonio culturale” e anche a “rafforzare e sviluppare modelli e strumenti di gestione efficaci, sostenibili, inclusivi e coordinati per la protezione del patrimonio culturale a rischio”. Grande assente, al tavolo del traffico illecito, è stato Undiroit, che era invece presente al precedente G7 Cultura del 2017 e la cui Convenzione del 1995, assieme a quella UNESCO del 1970, è tra i principali strumenti per la lotta al traffico delle opere d'arte.

Formazione culturale come investimento nel capitale umano

Altro punto chiave dell'agenda è stato il tema della formazione come possibilità di investire sul capitale umano e permettere alle giovani generazione una transizione inclusiva al mondo del lavoro, come ha affermato Alberta Pelino responsabile Giovani G20 (Young Ambassador Society). Tra gli stimoli accolti con maggiore interesse, c'è quello di Vincenzo Trione, presidente della Fondazione Scuola dei beni e delle attività culturali, che ha presentato la proposta di una rete internazionale G20 di istituzioni impegnate nel campo della formazione per la cura e la gestione del patrimonio culturale, che possa mettere in comunicazione enti pubblici e privati, per condividere esperienze e percorsi formativi nel campo della gestione dei beni culturali.

Contribuire alla crescita delle industrie culturali e creative

Come aveva già anticipato, durante la cerimonia di inaugurazione, Christian Greco, diret-tore del Museo Egizio di Torino, altro elemento cardine della consultazione è stata l'istituzionalizzazione dei luoghi della cultura come laboratori di innovazione e sviluppo economico, capaci di indirizzare il cammino verso un futuro sostenibile. Ma per raggiungere concretamente questo obiettivo è necessario incoraggiare la cooperazione e la ricerca sull'utilizzo di nuove tecnologie, ma anche su collaborazioni pubblico-private con il fine di facilitare la partecipazione alla cultura. Attenzione però, affinché cresca il settore è urgente tutelare i suoi professionisti: è questo il cuore dell'intervento del direttore di ICOM Alberto Garlandini, che presenta una situazione drammatica, soprattutto, rispetto ai lavoratori freelance e commenta: “la cultura sta correndo il rischio di perdere le persone più qualificate e motivate”. Secondo l'ultimo rapporto di ICOM Museum, “Museum Professionals and Covid-19: third survey”, nell'ultimo anno un terzo dei lavoratori culturali freelance nel mondo ha perso il lavoro.

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