Il forum di Firenze

G20 sull’agricoltura, Patuanelli: contrastare le speculazioni sulle materie prime

All’Open Forum sulla Sostenibilità che ha aperto il summit preoccupazione per i costi che aggravano la piaga della fame nel mondo e portano all’insostenibilità delle attività agricole

di Silvia Marzialetti

Il costo del grano e delle altre commodities ha subìto un’impennata con l’avvento del Covid

3' di lettura

«Come si può non essere preoccupati per l'impennata del prezzo del grano duro? Ritengo che ci siano anche elementi speculativi». La dichiarazione del ministro per le Politiche agricole, Stefano Patuanelli, che racchiude uno dei temi chiave del G20 sull'agricoltura a presidenza italiana, in corso di svolgimento a Firenze, è arrivata nella serata di giovedì 16 settembre all'uscita del teatro della Pergola, dove ministro, rappresentanti delle associazioni agricole, delle istituzioni e delle organizzazioni internazionali, imprenditori e chef pluristellati hanno animato l'Open Forum sulla sostenibilità, che dava ufficialmente il via all'evento.

Patuanelli è stato chiaro: «L’aumento del prezzo delle materie prime porta ad un maggior costo della produzione – ha detto – ma molto spesso quel costo per i produttori non viene riconosciuto quando il prodotto viene venduto. L’andamento è globale, quindi non dipende solo da noi». E ha aggiunto: «Certamente se continua questo andamento, qualcosa faremo».

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Lo ha ricordato poco tempo fa il capo economista del World Food Program, Arif Husain: «I prezzi elevati del cibo sono il nuovo migliore amico della fame: uniti a conflitti, clima e pandemia, che lavorano insieme per spingere più persone nella fame e nella miseria, rappresentano una combinazione letale». L'ultimo Market monitor del Wfp parla chiaro: il prezzo medio della farina di frumento in Libano, dove le turbolenze economiche sono aumentate nell'ultimo anno, è aumentato del 219% in un anno. Nel Mozambico, devastato dalla guerra scatenata dagli islamisti di Al-Shabaab, il prezzo della farina di manioca è aumentato del 45%. Secondo l'indice dei prezzi alimentari della Fao, sui mercati internazionali, dopo un rialzo consecutivo di 12 mesi, a giugno i prezzi dei generi alimentari sono leggermente diminuiti, ma nei nove Paesi in cui opera il Wfp, il costo di un paniere alimentare di base è aumentato di oltre il 10%.
Tutto questo mentre il direttore generale della Fao, Qu Dongyu, lancia un appello per 21 milioni di dollari in finanziamenti e interventi urgenti per salvare il prossimo raccolto e tentare un contenimento della già grave crisi umanitaria in Afghanistan.

Lo sintetizza bene in un concetto, Ettore Prandini, presidente Coldiretti, dal palco dell’Open Forum: «Il paradosso nel mondo è che chi produce cibo non ha cibo, non c’è una giusta redditività: la prima sfida, quindi, è riconoscere un giusto valore a tutti gli agricoltori». Lo ribadiscono Dino Scanavino di Cia-Agricoltori italiani («800 milioni di persone nel mondo ancora soffrono la fame», Giorgio Mercuri di Alleanza Cooperative Agroalimentari. E Franco Verrascina, presidente Copagri, ricorda come durante la pandemia «altre 100 milioni di persone» siano cadute in povertà alimentare. E ammonisce: «Rilanciare l’agricoltura diventa per noi un obbligo morale».

Quello dell'accesso al reddito e del miglioramento della catena del valore è uno dei leitmotiv del G20 che si chiuderà il 18 settembre con un Memorandum. Patuanelli chiederà a tutti i Paesi membri di sottoscrivere una carta della sostenibilità in agricoltura perchè, come ribadito durante il Forum, la ricerca di un nuovo equilibrio passa attraverso processi di sostenibilità: un tema che – a detta di Janusz Wojciechowski, commissario europeo per l’agricoltura – vede l’Italia molto ben piazzata rispetto ad altri Paesi su emissioni di gas serra, utilizzo di fertilizzanti e concimi di vari genere.

«La sostenibilità ambientale è una sfida di portata globale – ha detto il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti –. Diversamente, è persa in partenza; invece tutti devono procedere nella stessa direzione nel tempo che abbiamo a disposizione per scongiurare ulteriori danni all'ambiente, alle risorse naturali, alla biodiversità».

«Se questi momenti di riflessione non sviluppano poi azioni concrete e non portano a chi ha l'onere di decidere di prendere decisioni giuste che ci consentano di trovare il giusto equilibrio tra uomo e pianeta, allora questi momenti se pur interessanti e di alto livello diventano autoreferenziali – ha detto Patuanelli –. Facciamo sì che questo momento sia ricordato come il momento in cui Paesi hanno iniziato a cambiare approccio e hanno iniziato a percorrere quel cammino verso la sostenibilità».


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