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G7, la Francia annuncia l’accordo sulla web tax ma gli Usa frenano

I ministri delle Finanze dei Paesi del G7, riuniti nel summit del gruppo a Chantilly (Francia), hanno raggiunto un accordo sulla web tax e sulla tassazione minima globale sulle società. Emerge preoccupazione anche per Libra, la criptovaluta “coniata” da Facebook


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Bruno Le Maire (Reuters)

2' di lettura

Giallo istituzionale sulla web tax. Il ministro dell’Economia francese Bruno Le Maire ha dichiarato che i paesi del G7, riuniti a Chantilly (Francia) hanno raggiunto un accordo per un’imposta sui ricavi dei colossi tech e sulla tassazione minima globale sulle società. Dal vertice, però, arrivano già le prime frenate: fonti interpellate dalle agenzie intenazionali sostengono che Le Maire abbia esagerato con «l’enfasi» su un’intesa ancora in fase di trattativa. La misura è osteggiata soprattutto dagli Stati Uniti, già critici nei confronti di proposte simili emerse dai governi europei. L'intesa «raggiunta», anticipata da Le Mair e indicata anche nel comunicato finale, sarebbe ancora sui binari dei negoziati fra i paesi.

I precedenti e lo scontro Francia-Usa
La web tax, un sistema di tassazione che colpisca i ricavi dei gruppi del digitale, è un progetto di lungo corso della Commissione europea e in particolare di Pierre Moscovici, responsabile degli Affari monetari. L’obiettivo di Bruxelles è quello di sottoporre i giganti del Web che operano in un’Europa a un sistema di aliquote che eviti i sistemi elusivi congegnati grazie alle «ottimizzazioni fiscali» che consentono alle multinazionali di pagare imposte solo nel paese d’origine (o in divisioni europee favorevoli dal punto di vista fiscale: si veda il caso dell’Irlanda, dove la tassa sul reddito di impresa si ferma al 12,5%). Ora, a quanto si apprende, i ministri delle Finanze dovrebbero aver raggiunto un’intesa di massima per un sistema allargato anche oltre il perimetro Ue. Il Senato francese ha dato di recente il via libera a una proposta di digital tax che sembra ricalcare i principi dell’accordo siglato a Chantilly, scatenando già allora le ire della Casa Bianca. Donald Trump non ha mai risparmiato critiche alle grandi aziende tecnologiche, ma reputa le iniziative europee «lesive» rispetto a un’industria che rientra comunque nelle sue competenze. Le tensioni fra i due paesi si sarebbero manifestate anche nel corso del G7, con le obiezioni del segretario del Tesoro Steve Munchin al collega francese. Le Maire ha detto che l’attuale proposta francese serve a “tamponare” il vuoto legislativo in attesa di un impianto regolatorio più ampio, come quello che sembra essere uscito proprio dal G7.

«Definire le regole anche per Libra»
Sul tavolo del G7 è finita anche la regolamentazione di Libra, la criptovaluta lanciata da Facebook. Nel comunicato finale del summit, i ministri hanno chiarito che valute digitali di questa portata non dovrebbero entrare in uso prima della risoluzione di «serie preoccupazioni regolatorie e di sistema». Le valute, si legge nel comunicato, devono soddisfare «i più alti standard» di regolazione finanziaria per evitare un uso distorto in chiave di riciclaggio o altri illeciti che minaccino la stabilità del sistema bancario e finanziario. Le controversie, si precisa, dovranno essere risolte prima che la valuta sia «effettivamente implementata». Le valutazioni del G7 riecheggiano le critiche già avanzate dalle autorità statunitensi, che si sono dette non disposte a «fidarsi» della cripovaluta ideata dal colosso social di Mark Zuckerberg.

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