il vertice

G7: tregua sul protezionismo, Trump non cede sul clima

di Alessandro Merli

(REUTERS)

3' di lettura

Si è chiuso con una spaccatura sui cambiamenti climatici il vertice del G7 a Taormina, mentre i leader delle sette grandi democrazie industriali hanno fatto un passo avanti sul commercio internazionale, ribadendo il proprio impegno a mantenere i mercati aperti e a combattere il protezionismo e superando così l’impasse delle riunioni dei loro ministri finanziari. Nell’un caso e nell’altro il vertice ha dovuto dattarsi al cambiamento dell’atteggiamento degli Stati Uniti dopo l’insediamento dell’amministrazione Trump.

Il padrone di casa, il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, ha definito il confronto sul clima al summit siciliano, diplomaticamente, «una discussione vera, in cui non ci siamo nascosti le differenze», mentre il cancelliere tedesco Angela Merkel ha parlato più esplicitamente di colloqui «difficili, o piuttosto molto insoddisfacenti», in cui «sei, o sette, tenendo conto dell’Unione europea, si sono trovati contro uno», cioè gli Stati Uniti. Altre fonti hanno riferito di un ambiente a tratti molto teso.

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Il comunicato non ha potuto che prendere atto che una posizione americana per il momento non c’è: «Gli Usa stanno rivedendo le proprie politiche sui cambiamenti climatici e l’accordo di Parigi e non sono quindi nella posizione di unirsi al consenso su questi temi». Gli altri hanno invece riaffermato «il proprio forte impegno ad applicare rapidamente l’accordo di Parigi». «Non faremo compromessi su una questione così importante – ha detto la signora Merkel – non cambieremo la nostra posizione».

Il presidente americano Donald Trump, dopo la fine del summit, ha comunicato via twitter che annuncerà le proprie intenzioni la prossima settimana, cogliendo di sorpresa i suoi interlocutori. «Non ho idea di quali siano i tempi» delle decisioni americane, aveva detto Gentiloni in conferenza stampa. E il presidente francese, Emmanuel Macron, uno dei più forti sostenitori dell’accordo sul clima concordato nella capitale del suo Paese con la regia transalpina, ha detto solo di «sperare» che gli Stati Uniti siano disposti a sostenerlo. La posizione di Trump «è in evoluzione», ha detto il suo consigliere economico Gary Cohn, che, insieme al segretario di Stato Rex Tillerson e al genero del presidente, Jared Kushner, e alla figlia Ivanka, è fra i sostenitori, dentro la Casa Bianca, di un’adesione all’accordo di Parigi che venne firmato da Barack Obama.

Gentiloni ha sostenuto che gli altri hanno cercato di spiegare a Trump che l’accordo non ha solo una finalità ambientale, ma può anche favorire innovazione tecnologica e competitività, con la sviluppo della «economia verde». Non è bastato perché aderisse al consenso degli altri, ma in questo modo gli Stati Uniti sono tuttora coinvolti, almeno fino alla prossima settimana. Trump sbaglia nel non voler aderire all’accordo di Parigi, secondo Stephanie Pfeifer, che guida un gruppo di 135 investitori istituzionali (Iigcc) che chiedono ai Governi investimenti per una rapida transizione a un’economia «dinamica a basse emissioni di carbonio». Negli Usa, molti grandi gruppi, incluse società petrolifere come la Exxon, che Tillerson guidava prima di assumere l’incarico di Governo, sono a favore dell’Accordo di Parigi.

Il G7 ha fatto invece un passo avanti, dopo una discussione che si è protratta fino a notte inoltrata, rispetto all’intesa che era mancata sul commercio internazionale fra i ministri finanziari al G20 di Baden-Baden e al G7 di Bari. «Non era scontato», ha detto Gentiloni. Il comunicato include l’impegno alla lotta al protezionismo che il segretario al Tesoro Usa, Steven Mnuchin, non aveva voluto accettare nelle due riunioni finanziarie e insiste su un sistema multilaterale basato sulle regole, centrato nella Wto, l’organizzazione mondiale del commercio. In una concessione alla nuova posizione americana, il commercio e gli investimenti, «motori della crescita e della creazione di posti di lavoro», oltre che liberi, devono essere «equi e reciprocamente vantaggiosi». Una «soluzione ragionevole», ha detto il cancelliere Merkel. Il comunicato sottolinea anche l’opposizione a pratiche commerciali scorrette e la spinta a rimuovere le distorsioni, come il dumping, le barriere non tariffarie e i sussidi statali, una serie di elementi che sembrano puntare il dito soprattutto contro la Cina. Acciaio e alluminio, due settori dove c’è eccesso di capacità produttiva, e dove i sette sono preoccupati ancora una volta soprattutto dalla Cina, sono citati esplicitamente come aree di intervento.

Il Summit G7 Taormina in un minuto
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