Personaggi

G8 Genova, da Carlo Giuliani a Placanica: 18 volti e storie di quei giorni drammatici

Dalle oltre 200mila persone che dicono no alla globalizzazione, alle violenze dei black bloc e della polizia, l’eredità di quanto è accaduto a vent’anni di distanza

di Andrea Carli

7' di lettura

Il G8 di Genova vent’anni dopo raccontato attraverso i volti e le storie dei protagonisti di quei drammatici giorni, tra il 18 e il 22 luglio del 2001. Oltre 200mila persone che in quei giorni manifestano per dire no alla globalizzazione e per chiedere un cambiamento radicale, tra 10mila e 13mila forze dell’ordine dispiegate, il proiettile che uccide Carlo Giuliani, la violenza dei black bloc e la violenza della polizia nella scuola Diaz-Pertini e nella caserma di Bolzaneto, i pestaggi, le torture, le intimidazioni, la “mattanza”.

Una storia con alcuni capitoli ancora da chiarire. Ecco alcuni dei protagonisti di quei giorni, ieri e oggi;

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Da Carlo Giuliani a Placanica: volti e storie di quei giorni di sangue

Da Carlo Giuliani a Placanica: volti e storie di quei giorni di sangue

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Giuliani, il manifestante No-Global ucciso

Genova. Qui partecipa alle iniziative di protesta promosse dal movimento No-global contro la riunione del G8, i sette Paesi più industrializzati del mondo più la Federazione russa (partecipano George W.Bush, Vladimir Putin, Junichiro Koizumi, Gerhard Schroeder, Jacques Chirac, Tony Blair, Silvio Berlusconi e Jean Chrétien).

In Piazza Alimonda i manifestanti si scontrano con le forze dell’ordine. Giuliani viene raggiunto alla testa da un proiettile esploso da una camionetta Defender dei carabinieri. A sparare è Mario Placanica, un 21enne di leva. Il ragazzo muore. La famiglia del ragazzo si costituisce parte civile nel processo seguito ai fatti di Genova. Il caso si chiuderà con l’archiviazione. Secondo il Gip, Placanica ha agito per legittima difesa e ha fatto un uso legittimo delle armi.

Mario Placanica, carabiniere: dalla sua pistola il colpo che uccide Giuliani

Mario Placanica è il carabiniere che il 20 luglio del 2001, durante il G8 di Genova, spara a Carlo Giuliani, uccidendolo. Finito a terra, Giuliani viene investito per due volte dalla camionetta dei Carabinieri. Placanica viene indagato per omicidio e prosciolto per legittima difesa. Il carabiniere, secondo il gip, ha fatto un uso legittimo delle armi.

Berlusconi a capo del Governo nei drammatici giorni del G8

Silvio Berlusconi è presidente del Consiglio durante il G8 Genova (governo Berlusconi II). La scelta di tenere il vertice a Genova era stata fatta dall’esecutivo precedente, guidato da Massimo D’Alema. Oggi l'allora premier è presidente di Forza Italia.

Scajola, il ministro dell’Interno

Claudio Scajola è ministro dell'Interno del neonato governo Berlusconi nei giorni del G8, anche se le prime riunioni su come garantire la sicurezza nei giorni del vertice si tengono già sotto l’esecutivo precedente, quando al Viminale siede Enzo Bianco.

In quell’occasione - siamo a fine 200 - si decide di dividere il territorio della città in tre zone, che le forze dell’ordine avrebbero dovuto mantenere ben distinte e separate: quella rossa, totalmente inaccessibile ai manifestanti; quella gialla, dove si può manifestare ma non organizzare cortei, e quella verde, priva di limitazioni.

Scajola decide di modificare l’assetto: se le caratteristiche della rossa non cambiano, scatta la possibilità di organizzare cortei anche nella gialla. Dopo i fatti del G8 Scajola ha messo in evidenza che in quei giorni si era adoperato per far passare il messaggio che i manifestanti non erano nemici, che le forze dell’ordine non erano preparate per un evento di quella portata e che la reazione che ebbero fu intollerabile ed ha avuto un giusto seguito in sede giudiziaria.

Dal 27 giugno 2018 Scajola è sindaco di Imperia (terzo mandato non consecutivo) e dal 19 ottobre 2020 è vice presidente Anci, l'associazione dei comuni italiani.

Castelli, il Guardasigilli

Roberto Castelli, è ministro della Giustizia durante il G8 di Genova. Nel 2013 si è dimesso da Consigliere comunale di Lecco e annunciato l'addio alla politica attiva.

Fini, vice presidente del Consiglio

Gianfranco Fini, all'epoca del G8 di Genova è vicepresidente del Consiglio. In quei giorni è presente in prefettura e per alcune ore nella caserma dei Carabinieri di Forte San Giuliano. Oggi Fini si è ritirato dalla vita politica.

Pericu, il sindaco di Genova

Giuseppe Pericu, è sindaco di Genova nei giorni del G8. In più di un'occasione accuserà il Governo di allora (esecutivo Berlusconi), lamenterà di non essere stato coinvolto nella gestione dell'ordine pubblico.

In una audizione davanti alla commissione parlamentare messa in campo per far luce su quanto accadde al G8 di Genova racconta: «Ci fu la sensazione che le forze di polizia fossero concentrate a proteggere la zona rossa e che in altre parti della città non ci fosse la presenza delle Forze dell'ordine che noi ritenevamo essenziale».

Pericu sarà sindaco di Genova fino al 2007, quando prenderà il suo posto Marta Vincenzi.

De Gennaro, il capo della Polizia

Gianni De Gennaro, è a capo della Polizia nei giorni del G8 di Genova (un incarico che svolge dal 26 maggio del 2000). Finisce sotto accusa per la gestione dell'ordine pubblico e, soprattutto, per il blitz alla Diaz. In una delle rare interviste concesse chiarisce di aver sempre escluso l'ipotesi dimissioni.

«Non credo – è il ragionamento di De Gennaro - che il comportamento di singoli, sicuramente censurabili, debba inficiare il valore e la generosità delle forze di polizia in generale». Assolto in primo grado e poi condannato in Appello, il 17 giugno 2010, ad un anno e quattro mesi per aver istigato alla falsa testimonianza l’ex questore di Genova Francesco Colucci, insieme all’ex capo della Digos Spartaco Mortola.

De Gennaro viene infine assolto dalla Sesta sezione penale della Cassazione «perché il fatto non sussiste».

Lo “Squalo”, questo è il suo soprannome, lascia il Dipartimento di Ps, la sua “famiglia”, nel 2007: un anno a Napoli e poi alla guida degli 007, dove resta fino a quando il governo Monti lo nomina sottosegretario con delega ai Servizi.

Dal 2013 al 2020 è presidente di Leonardo (ex Finmeccanica).

Colucci, il questore di Genova

Francesco Colucci, è questore di Genova quando dal 19 al 22 luglio, il capoluogo ligure ospita il vertice del G8. Dopo quei tragici giorni, a seguito dell'apertura di una inchiesta interna viene rimosso dall'incarico.

Di quei giorni dirà: «Forse non avevamo la preparazione necessaria per fronteggiare situazioni di vera e propria guerriglia urbana».

Il 10 dicembre 2012 l’ex questore di Genova viene condannato nel settembre 2019 a due anni e otto mesi per falsa testimonianza in favore dell'allora capo della Polizia Gianni De Gennaro.

Canterini, il capo della “Celere” romana

Vincenzo Canterini, nei giorni del G8 di Genova è comandante del Primo reparto mobile, ovvero i “celerini” romani. Nel reparto è inquadrato il VII Nucleo Sperimentale, le forze antisommossa che hanno effettuato l'irruzione nella scuola Diaz, centro di coordinamento del Genoa Social Forum.

L'operazione, che avviene sotto il comando di Michelangelo Fournier, si conclude con 61 feriti e 93 arrestati. L’ex dirigente del reparto mobile di Roma viene condannato per falso aggravato (tre anni e tre mesi), prescritto il reato di lesioni gravi.

La Barbera, il poliziotto della stagione d’oro dell’antimafia

Arnaldo La Barbera, poliziotto, uomo della stagione d’oro dell’antimafia degli anni Ottanta-Novanta, in qualità di capo della Direzione centrale della Polizia di prevenzione (ex Ucigos) viene mandato a Genova dall'allora capo della Polizia Gianni De Gennaro. Ha il compito di riportare l'ordine pubblico sotto controllo.

È lui che, assieme al questore di Genova Francesco Colucci, al capo del Servizio centrale operativo della Polizia Francesco Gratteri e al dirigente dell'Ucigos Giovanni Luperi, decide l'assalto alla scuola Diaz. La Barbera è deceduto nel 2002. Dopo i fatti della Diaz riceve un avviso di garanzia, e lui viene allontanato dalla guida della Polizia di prevenzione.

Caldarozzi, la condanna a tre anni e otto mesi per falso

Gilberto Caldarozzi, ex responsabile della Sezione criminalità organizzata della Polizia, condannato in via definitiva a tre anni e otto mesi per falso, ovvero per aver partecipato alla creazione di false prove finalizzate ad accusare ingiustamente chi è stato vittima dei pestaggi perpetrati dagli agenti ala scuola Diaz, nel 2017 diventa numero due della Dia, la Direzione investigativa antimafia.

Zucca, il magistrato che ha indagato sui fatti della Diaz

Sostituto procuratore generale di Genova, Enrico Zucca è il pubblico ministero nel processo sulle violenze all’interno della scuola Diaz, usata come alloggio per i manifestanti e come centro comunicazione del Genoa Social Forum).

Zucca ha ricordato che «diversi episodi di cronaca di questi anni vedono riproporsi lo schema dell’uso sproporzionato della forza cui segue la copertura con falsità che dimostra come il problema non siano soltanto le responsabilità individuali».

Per il magistrato c’è un problema «strutturale» con cui la polizia italiana non ha voluto fare i conti. Sono state le sentenze a dimostrare che le tesi della procura di Genova erano fondate, dalla Cassazione alla Corte europea dei diritti dell’uomo che hanno qualificato quelle violenze come tortura.

La Cedu nel 2017 ha rilevato anche l’assenza di sanzioni per i poliziotti responsabili e l’assenza di identificazione di gran parte degli stessi. Cinque anni prima, nel 2012, la Cassazione aveva condannato in via definitiva per falso 15 funzionari di polizia per aver coperto gli agenti picchiatori con false prove e false accuse nei confronti dei 93 manifestanti che vennero arrestati (79 dei quali dalla scuola Diaz uscirono feriti) e accusati di associazione a delinquere per devastazione e saccheggio, arresti non convalidati dai gip.

I picchiatori sono rimasti senza nome non essendo identificabili ad eccezione dei capisquadra: i reati sono finiti prescritti ma i poliziotti sono stati ritenuti responsabili per i risarcimenti in sede civile.

Agnoletto, il portavoce del Genoa Social Forum

Vittorio Agnoletto, presidente della Lega italiana per la lotta all’Aids, nel luglio 2001, durante il vertice del G8 di Genova, è portavoce del “Genoa Social Forum”.

Il Genoa Social Forum, che unisce 1.187 organizzazioni (dal centro sociale Leoncavallo a Legambiente, a Mani Tese fino ai cattolici di Pax Christi e alla Tavola della Pace, che promuove la marcia Perugia-Assisi) mette giù un Patto per Genova, in base al quale ogni manifestazione va comunicata e autorizzata dalle autorità di sicurezza.

Ma le cose andarono in maniera diversa. Dal 2004 al 2009 Agnoletto è parlamentare europeo. Membro del direttivo nazionale di Medicina Democratica. Insegna “Globalizzazione e politiche della salute” all’Università degli Studi di Milano.

Casarini, dai Disobbedienti alla ong che salva i migranti

Luca Casarini, alla guida del movimento no global, durante il G8 di Genova è uno dei principali volti pubblici durante quelle giornate in qualità di portavoce dei Disobbedienti, gruppo distinto dal Genoa Social Forum.

Nel marzo 2019 è capo missione della nave Mar Jonio, di proprietà della Ong “Mediterranea Saving Humans”: in quell'occasione recupera 49 migranti al largo della Libia e li ha fatti sbarcare a Lampedusa. Per questo motivo è indagato con l'accusa di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina.

Vecchi, il Black Bloc arrestato in Francia

Vincenzo Vecchi, ex no global Black Bloc latitante, ricercato in quanto condannato a 11 anni e sei mesi insieme ad altri nove compagni per le devastazioni avvenute nei giorni del G8 di Genova del 2001, viene arrestato in Francia nell'agosto del 2019 dopo una latitanza di otto anni. A gennaio la corte di Cassazione francese decide di rivolgersi alla Corte di giustizia europea perché si pronunci sulla validità del mandato di arresto europeo.

Pisapia, l’avvocato della famiglia Giuliani

Giuliano Pisapia, avvocato, è stato il legale della famiglia di Carlo Giuliani. Deputato per Rifondazione Comunista per due legislature, nel 2010 è sindaco di Milano, il primo sindaco di centro sinistra del capoluogo lombardo dopo 18 anni.

Don Gallo, il prete di strada tra i leader della protesta No Global

Don Andrea Gallo, prete di strada, padre della Comunità di San Benedetto al Porto, anarchico e comunista, no global, da sempre vicino ai movimenti e dalla parte degli ultimi. Nei giorni del G8 di Genova è uno dei leader della protesta. Si schiererà anche con il movimento No Tav. È deceduto a 84 anni nel 2013.

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