NOVE ANNI FA IN PROCURA

Gabetti e quel racconto al magistrato: «Agnelli? Per me era il Presidente»

di Angelo Mincuzzi

Gianluigi Gabetti (Ansa)

4' di lettura

«Prima di essere assunto dall'avvocato Agnelli, che io ho sempre chiamato solo Presidente, ho lavorato in Comit, quando presidente della banca era Mattioli e, successivamente, in Olivetti. Voglio precisare che il mio rapporto con l'avvocato Agnelli è sempre stato improntato a un grande rispetto reciproco ed io ho, da subito, chiarito a lui che per poter avere un mio ruolo - come volevo - nell'Azienda bisognava che la sua forte personalità e l'azienda fossero tenute nettamente separate».

Sono le 8,45 di giovedì 27 maggio 2010 e Gianluigi Gabetti - scomparso ieri all'età di 94 anni - siede in quel momento di fronte al sostituto procuratore della Repubblica di Milano, Eugenio Fusco, nella caserma della Guardia di Finanza di via Valtellina a Milano.

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Gabetti si è presentato spontaneamente davanti al pm che in quei mesi sta indagando con Gaetano Ruta su una intricata vicenda che riguarda l'eredità di Gianni Agnelli e che vede contrapposti Margherita Agnelli, e il suo avvocato svizzero Francois Poncet, all'ex avvocato italiano della figlia di Agnelli, Emanuele Gamna. L'indagine finirà nel 2013 con un'archiviazione.
Le parole di Gabetti messe a verbale dagli uomini della Guardia di Finanza aiutano a ricostruire alcuni tratti del rapporto speciale che lo ha legato per decenni al proprietario della Fiat.

Un rapporto formale con l’Avvocato
«Ho frequentato moltissimo l'avvocato Agnelli ed anche i suoi familiari - esordisce Gabetti quella mattina - ma il mio rapporto con loro è sempre stato lo stesso, quello di un dipendente dell'azienda e non della famiglia. Per questo ho voluto sottolineare proprio all'inizio che ho sempre avuto con l'avvocato Agnelli un rapporto formale. Ma non perché non vi fosse stima, solo perché ci tenevo alla mia autonomia ed appunto per questo lo chiamavo presidente e non avvocato o in altro modo».

«Non è vero che esisteva per i figli dell'avvocato un budget prestabilito - racconta Gabetti rispondendo a una domanda del pm -. Soprattutto non è vero che io mi occupassi del loro finanziamento. Esisteva un'amministrazione della Famiglia Agnelli che si occupava concretamente di questo. Appena mi viene in mente il nome delle persone fisiche che si sono succedute nel tempo nell'amministrazione della “Famiglia”, glielo faccio sapere», dice Gabetti al pm che lo ascolta.

Le richieste di Margherita ed Edoardo

Poi prosegue: «A me è invece capitato di trovarmi in varie occasioni con i figli dell'avvocato ed ascoltare dalla loro voce le necessità che avevano. È anche capitato di fornire qualche consiglio del tipo: “Potresti Margherita mettere da una parte le tue esigenze in modo che si possa considerare quel che ti serve. Io poi facevo presente a Donna Marella quanto era in definitiva richiesto da Margherita per comprare case, pagare le vacanze, il personale di servizio etc, e così Donna Marella tramite l'amministrazione di famiglia faceva pervenire alla figlia quanto ritenesse giusto che avesse. Per Edoardo il rapporto era un po' diverso ma non so se questo a lei interessa», ipotizza Gabetti.

La fredda prosa del verbale depositato agli atti dell'inchiesta racconta che a questo punto vengono mostrati a Gabetti i documenti allegati al verbale di interrogatorio dell'avvocato Gamna. «Conoscevo il papà dell'avvocato Gamna sin dalla nostra giovinezza e ho conosciuto anche Emanuele Gamna da bambino», ricorda Gabetti -. Presi male l'accettazione di quell'incarico (di rappresentante legale di Margherita Agnelli, ndr) da parte di Gamna perché in questo modo egli si metteva contro la Famiglia».

La donazione a John Elkann

E poi, rispondendo un'altra domanda del pm, Gabetti aggiunge che «non risponde al vero quanto affermato da Gamna. In particolare egli sostiene di avermi detto che stimava in 800 milioni di euro la donazione che John Elkann aveva ricevuto dal nonno e che io gli avevo in proposito risposto che si trattava di una cifra errata per eccesso ma che poteva apparire plausibile una donazione dell'ordine dei 400-600 milioni. Questo non risponde al vero. Io gli dissi di essere a conoscenza solo di una donazione di 100 milioni di euro che l'avvocato Agnelli aveva fatto alla moglie e alla figlia Margherita».

Sulla scrivania viene esibita una copia di uno statuto di una Anstalt (una fondazione) del Liechtenstein che avrebbe controllato parte del patrimonio di famiglia e Gabetti sembra avere un sussulto: «No - sostiene -. Il documento che mi viene mostrato è un documento sul quale ho seri dubbi circa l'autenticità. Noto tra l'altro che la sottoscrizione apparentemente a me riferibile è scritta molto in piccolo in uno spazio abbastanza grande. Io sono abituato ad occupare gli spazi quando firmo. Potrebbe trattarsi di una operazione fatta al computer o con qualche altro sistema di trasporto della firma. Mi sono recato varie volte a Vaduz - continua Gabetti - ma sempre e soltanto per ragioni attinenti l'attività delle società del Gruppo, in primis Exor ma anche altre».

Exor, la Perrier e lo Chateau Margot

Exor, appunto. Gabetti svela un aneddoto sulla holding del gruppo. «Nel 1998 - dice - mi sono recato dal mio Presidente e gli ho detto che molti degli asset detenuti da Exor si erano parecchio valorizzati. Gli dissi che potevano valere circa due miliardi di dollari. Ricordo che l'avvocato sorridendo rispose: “Vorrei proprio vederli”. Ma io ero abbastanza sicuro di quei dati anche perché avevo curato personalmente quasi tutte le operazioni che si erano rivelate vantaggiose per Exor. Ricordo, solo, a titolo di esempio, le operazioni Perrier, Rochefort, Chateau Margot. I francesi per riavere questi tre loro importanti marchi hanno sborsato un caro prezzo. Io non so dire chi fossero i reali proprietari delle azioni al portatore di Exor. So però che l'accomandita introitò una parte di azioni Exor che automaticamente, entrando nel patrimonio dell'accomandita, si ripartirono proporzionalmente tra i vari partecipanti. Le quote nell'accomandita rimasero, pertanto, pressoché invariate».

Alle 14 in punto il verbale viene chiuso. Gabetti sigla i fogli con l'intestazione della Procura di Milano, firma per esteso l'ultimo foglio, ed esce dall'edificio di via Valtellina.

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