dopo la polemica

Gabicce e la fuga degli stagionali: ecco quanto si guadagna nel turismo

di Francesco Prisco


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3' di lettura

Il reddito di cittadinanza «uccide» l’accoglienza turistica sulla Riviera adriatica. Fatale fu la polemica lanciata da Domenico Pascuzzi, sindaco di Gabbicce Mare, sulle colonne del Resto del Carlino: «Molti giovani del Sud che l’anno scorso avevano fatto la stagione nei nostri alberghi - raccontava il primo cittadino - quest’anno non sono voluti tornare perché stavano percependo» l’assegno introdotto dal governo grigioverde. Un sillogismo che ha infiammato i social e affascinato l’ex premier Matteo Renzi. Ma quanto guadagnano i giovani che, ogni estate, vanno a lavorare in Riviera?

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«Il reddito di cittadinanza non c’entra: il problema sta nei salari che vengono corrisposti e nelle condizioni di lavoro osservate nelle località di mare». Era più o meno questo il senso di numerosi commenti - più o meno equilibrati - all’articolo nel quale riprendevamo il pensiero dell’amministratore marchigiano. Di tutt’altro avviso Renzi: «Al mare faticano a trovare addetti per fare la stagione, dice il sindaco di Gabicce. Molti preferiscono il reddito di cittadinanza al lavoro in riviera: prima sono spariti i navigator, adesso i bagnini. Una misura sbagliata economicamente ma soprattutto diseducativa. Che autogol!», scriveva su Twitter l’ex presidente del Consiglio.

Dove sta la verità? Proviamo a chiederlo a qualche voce del territorio. Per Angelo Serra, presidente dell’Associazione albergatori di Gabicce Mare «il reddito di cittadinanza ha fatto esplodere un problema che già esisteva negli anni scorsi. Le nostre strutture già facevano fatica a trovare personale qualificato, questo a causa di una piuttosto generalizzata fuga dai mestieri del turismo da parte dei giovani. Con il reddito di cittadinanza la situazione è peggiorata». Non è il caso di imputare ai salari corrisposti questa fuga? «Qui dobbiamo sfatare un mito», risponde Serra. «Fino a qualche anno fa, quando le strutture erano tutte a gestione familiare, poteva accadere che non si guardasse l’orologio. Adesso però ci sono i contratti di categoria: un cameriere lavora otto ore al giorno e porta a casa 1.500 euro netti al mese più vitto e alloggio. Un cuoco - secondo il presidente degli albergatori - può guadagnare dai 3mila ai 6mila euro».

Diverso il punto di vista di Joice Moscatello, segretario di Filcams Cgil Marche: «Quando si parla di turismo nella nostra regione - spiega - bisogna partire da un dato: tra il 2016 e il 2018 c’è stato un incremento di 10mila addetti dovuto al superamento dell’utilizzo del sistema dei voucher, a vantaggio di contratti stagionali e a tempo determinato. Le retribuzioni sono stabilite dalle tabelle del ccnl turismo, rinnovato nel 2017. Poi - continua l’esponente di Cgil - ci sono le patologie: elusione e lavoro nero, purtroppo, non sono fenomeni isolati. Servirebbero maggiori controlli».

Da questo particolare aspetto parte l’analisi di Claudia Lugaresi, responsabile turismo di Uiltucs Emilia Romagna: «Il contratto nazionale di categoria c’è, ma in Riviera sono poche le aziende che lo applicano. La gran parte degli esercizi si avvale contratti a chiamata o part time che, tradotti in numeri, significano tra i 1.300 e i 1.400 euro al mese per un cameriere. Con queste retribuzioni non è difficile immaginarsi quali siano le ragioni reali della fuga dagli esercizi ricettivi. In una certa fase c’è stato pure un ricorso abbondante e spregiudicato a lavoratori che provenivano dall’est Europa. Un fenomeno che - conclude la Lugaresi - ha significato dumping».

Su un punto, più o meno tutte le voci raccolte concordano: «Il reddito di cittadinanza è diseducativo e non rappresenta una risposta efficace all’incontro tra domanda e offerta di lavoro». A meno che - aggiungiamo noi - non diciamo ai navigator di mettere in contatto i giovani beneficiari della misura con gli albergatori della riviera adriatica.

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