A Lampedusa vertice capi Polizia mediterraneo

Gabrielli: «Su Londra abbiamo carte e coscienza a posto»

I capi delle polizie del Mediterraneo a Lampedusa. (Ansa)

3' di lettura

«Noi abbiamo le carte e la coscienza a posto, comprendiamo le difficoltà e l’affanno di chi lavora in condizioni difficili ed è chiamato a gestire situazioni complesse, ma sarebbe scorretto e poco istituzionale se noi, da una posizione di forza, ci mettessimo a polemizzare con chi è in difficoltà». Lo ha dichiarato il capo della polizia Franco Gabrielli a chi gli chiedeva delle comunicazioni dell'Italia all'Inghilterra sulla vicenda di Youssef Zaghba, uno dei tre attentatori del London Bridge, risultato già fermato in Italia lo scorso anno.

Noi abbiamo le carte e la coscienza a posto, comprendiamo le difficoltà e l’affanno di chi lavora in condizioni difficili ed è chiamato a gestire situazioni complesse, ma sarebbe scorretto e poco istituzionale se noi, da una posizione di forza, ci mettessimo a polemizzare con chi è in difficoltà

Contrario alla bulimia normativa
In Italia «si immagina sempre che la norma sia risolutiva di tutti i problemi, ma non è così». Ecco perché bisogna essere «molto cauti sotto il profilo della bulimia normativa: credo che il prezzo che non possiamo pagare è la compressione eccessiva delle nostre vite e delle nostre libertà», ha detto il capo della Polizia a chi gli chiedeva se, dopo la vicenda dell'italo-marocchino Youssef Zaghba, fosse necessario rivedere le norme. Tra l’altro, come dimostra proprio la vicenda del terzo attentatore di Londra, «in certe situazioni il confine è sempre molto incerto e labile. E non possiamo incriminare tutti sulla base di semplici sospetti, rischieremmo di creare scenari molto complicati». «Viviamo dentro una minaccia e le nostre agende le stabilisce chi di questa minaccia è portatore - ha concluso - È una stagione molto complicata e abbiamo una minaccia liquida a prevedibilità zero che però lambisce ambiti propri dei nostri valori».

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Zaghba segnalato, ma a scalo Londra passò
Oggi i giornali del Regno Unito si soffermano con evidenza sul caso Zaghba. Il Daily Telegraph e il Times avanzano interrogativi sul sistema di sorveglianza britannico, denunciando come le autorità italiane abbiano dichiarato di aver segnalato il giovane e condiviso con il circuito internazionale d'intelligence - apparati di sicurezza britannici inclusi, quindi - le informazioni sul fermo di polizia operato a Bologna nei suoi confronti: quando Zaghba aveva cercato di partire per la Turchia (forse diretto in Siria) e aveva addirittura detto agli agenti, come fosse una battuta, di «voler diventare un terrorista». Il Daily Mail cita viceversa una fonte investigativa britannica, ma anonima, che manifesta “dubbi” sull'esistenza della segnalazione italiana. Segnalazione su cui oggi stesso il capo della polizia Franco Gabrielli ha peraltro sottolineato che
l’Italia ha «le carte e la coscienza a posto».

Torino: Gabrielli, inchiesta dirà cosa non ha funzionato
«Cosa non ha funzionato lo dirà l’inchiesta giudiziaria, perché le 1.500 persone ferite hanno diritto di sapere se qualcuno ha sbagliato e dove, ma mi sembra un esercizio sterile mettere ogni volta qualcuno sul banco degli imputati», ha detto il capo della Polizia Franco Gabrielli a proposito di quanto accaduto sabato notte in piazza San Carlo a Torino in occasione della finale di Champions, sottolineando che il Dipartimento sta lavorando a una circolare per gestire al meglio situazioni simili che si dovessero ripresentare in futuro.
«Stiamo cercando di capire quello che è successo - ha spiegato - non tanto per evidenziare le responsabilità, ma per mettere a punto tutta una serie di modalità comportamentali che ci possano aiutare a gestire situazioni di questo tipo. In una nuova circolare metteremo in fila una serie di elementi, perché c'è confusione tra security e safety e perché spesso in Italia vale il concetto 'tutti responsabili nessun responsabile’».

I temi al centro del vertice di Lampedusa
I flussi di migranti verso le coste europee e il rischio che tra loro possano infiltrarsi i terroristi, la necessità di mettere in campo le migliori strategie per contrastare le organizzazioni che controllano il traffico di esseri umani, la gestione dei rimpatri a livello europeo, i rischi connessi al possibile rientro dei foreign fighters dai teatri di guerra. Questi i temi al centro del primo vertice dell' European relationship for Mediterranean security (Ermes), la riunione dei capi delle Polizie di nove paesi del Mediterraneo che si tiene oggi a Lampedusa.
Al tavolo, presieduto dal capo della Polizia Franco Gabrielli, partecipano i vertici delle polizie di Francia, Spagna, Portogallo, Grecia, Malta, Cipro, Croazia e Slovenia.

Lampedusa, l'incontro dei capi della Polizia del Mediterraneo

Si parlerà anche di come migliorare gli scambi di polizie e intelligence
Prima della riunione i capi delle polizie sono stati accolti dalla sindaca dell’isola Giusi Nicolini e hanno reso omaggio alla Porta d’Europa, il monumento dedicato alle migliaia di migranti morti nel Mediterraneo. Nel vertice si parlerà anche degli ultimi attacchi a Londra e delle necessità di migliorare ulteriormente lo scambio di informazioni tra le varie forze di polizia e intelligence.

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