Sicurezza

Gabrielli: tutte le forze di polizia sotto il controllo del Viminale

Il sottosegretario con delega alla sicurezza della Repubblica: »Va completato il disegno della legge n. 121/1981, legge di importanza storica».

di Marco Ludovico

Il sottosegretario alla sicurezza della Repubblica Franco Gabrielli (foto Ansa)

3' di lettura

Un missile a lunga gittata. Già in volo. Franco Gabrielli lancia la bomba: tutte le forze di polizia devo stare «nella casa della sicurezza del Paese, il Viminale». Al congresso del sindacato di polizia Fsp il sottosegretario alla sicurezza della Repubblica dice quello che pensa, da sempre. Il tema è ricorrente, ma con lunghe pause. La discussione antica e irrisolta. La questione non è da addetti ai lavori: riguarda gli equilibri nazionali di amministrazioni come la Polizia di Stato, l’Arma dei Carabinieri, la Guardia di Finanza. Più, va aggiunto per completezza, la Polizia Penitenziaria.

L’articolazione complicata degli assetti

L’architettura attuale vede la sola Polizia di Stato sotto il controllo del ministero dell’Interno. Sul piano formale, l’Arma dei Carabinieri è dipendente sul piano gerarchico dal dicastero della Difesa ma su quello funzionale, in quanto forza di polizia, dal Viminale. La Gdf fa capo al ministero dell’Economia e Finanze, ma come forza di polizia - a specialità economico-finanziaria - sempre all’Interno; in più, per le questioni di disciplina militare, anch’essa dipende dalla Difesa. Tanto che nel cerimoniale ufficiale alla presenza del titolare del Mef e del comandante generale della Finanza è previsto anche il capo di Stato maggiore della Difesa. Forza di polizia sui generis è la Penitenziaria, a capo un magistrato e sotto il dicastero della Giustizia, ma partecipa, per esempio, alle riunioni del Casa, il comitato di analisi strategica antiterrorismo del Viminale.

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«C’è chi lavora per lasciare tutto nel vago»

Di certo la dichiarazione di Gabrielli non ha lasciato indifferente nè il comandante generale dell’Arma, Teo Luzi; nè quello della Finanza, Giuseppe Zafarana; e i loro rapporti con Gabrielli, va detto, sono eccellenti. Nè passa inosservata con i rispettivi ministri, Lorenzo Guerini (Difesa) e Daniele Franco (Economia e Finanze). Nessun responsabile di un dicastero di quel livello ha voglia di privarsi di un assetto operativo così forte. Ma la questione non è di ieri: la legge n. 121 è «un’incompiuta» per Gabrielli perchè «è il ministero dell’Interno la casa della sicurezza di questo Paese». E poi la frecciata: «Il non comprendere questo, il lavorare a che le cose rimangano vaghe» per il sottosegretario serve a «non dare completa realizzazione alla 121 ma anche non dare alla politica la direzione della sicurezza».

L’autorità nazionale di pubblica sicurezza

Un passaggio tecnico, ma fondamentale, Gabrielli lo ricorda quando sottolinea come «il disegno della 121 introduce il concetto di amministrazione della pubblica sicurezza e lo attribuisce al Viminale». Ma, aggiunge il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, quel progetto «passa attraverso il riconoscimento del fatto che il capo della Polizia non è solo il capo di una forza di polizia ma di un organo tecnico con cui il ministro dell’Interno, unica autorità di pubblica sicurezza nel paese, governa la sicurezza del paese». Il numero uno della Polizia di Stato, infatti, è anche capo del dipartimento di Pubblica sicurezza al Viminale. Poi spetta a chi ricopre questi ruoli far valere forza e peso al di là delle funzioni attribuite dalle leggi. I rapporti tra Leonardo Gallitelli e Antonio Manganelli erano fraterni. Leggendari quelli tra Vincenzo Parisi e Luigi Federici: quest’ultimo, quando cedette il comando dell’Arma al generale Sergio Siracusa, donò la sua sciabola alla vedova Parisi.

Gli sviluppi della proposta Gabrielli

L’ex capo della Polizia ha lanciato un tema nelle sue corde da sempre ma oggi con una forza derivante dal suo ruolo: basta vedere la rapidità dell’iter per l’istituzione dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale (Acn). Il dilemma è adesso se il tema, come in passato, è un corso o ricorso storico. O, al contrario, visto anche il rapporto pregiato di Gabrielli con il presidente del Consiglio, Mario Draghi, ma va pure detto che sono altrettanto eccellenti i rapporti di Draghi con i generali Zafarana e Luzi. La proposta Gabrielli diventerà concreta soltanto con un consenso politico molto ampio: i movimenti contrari saranno fortissimi, le argomentazioni giustificate e argomentate se non legittime. Si vedrà se si vorrà esporre su questo il ministro Luciana Lamorgese. La questione è così delicata da arrivare, per forza, fino al Quirinale. La sfida, intanto, è lanciata.

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