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Galbani compie 140 anni ma non smette di innovare: 10 prodotti nuovi ogni anno

Con un fatturato di 1,2 miliardi il gruppo controllato da Lactalis è il maggior esportatore di formaggi italiani, specie di mozzarella, che ha contribuito a far apprezzare in tutto il mondo, a partire dalla Francia dove ormai vende più del Camembert

di Manuela Soressi

Un’etichetta storica di Galbani: l'azienda pavese compie 140 anni ma continua costantemente il processo di innovazione di prodotti e processi pur mantenendosi fedele alla tradizione

3' di lettura

Nel 2022 festeggia 140 anni di attività. Un traguardo non scontato visto che non sono poi tanti i brand dalla storia tanto lunga e dalla presenza tuttora significativa sul mercato. Acquistato dal 90% delle famiglie e con un fatturato di 1,2 miliardi di euro, Galbani è ancora oggi uno dei primi tre marchi del food più presenti nelle case italiane.

Ed è una potenza anche all’estero: infatti, grazie alla rete internazionale del Gruppo Lactalis (di cui fa parte dal 2006 e che l’anno scorso ha fruttato 40 milioni di euro di dividendi) Galbani è il maggior esportatore di formaggi italiani, con 75mila tonnellate che arrivano in 140 Paesi.

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Un risultato frutto anche della campagna acquisizioni realizzata nel corso degli anni da Lactalis (ultimi acquisti Nuova Castelli, Ambrosi e la totalità di La Mediterranea, ceduta dal Gruppo Mandara) che hanno permesso di arricchire l’offerta con i formaggi più rappresentativi del made in Italy, come Parmigiano Reggiano, Gorgonzola, ricotta e mascarpone. Ma soprattutto mozzarella, di cui Galbani è il numero uno al mondo e che ha contribuito a far conoscere e apprezzare in tanti mercati, a partire dalla Francia dove ormai vende più del Camembert.

Quello di Corteolona (Pavia) con 650 addetti e 100mila tonnellate di produzione annua, è lo stabilimento più grande in Europa (e il secondo al mondo) per la produzione di mozzarelle, perlopiù a marchio Santa Lucia (50mila tonnellate annue) e Vallelata. Del resto Galbani è il numero uno in Italia della mozzarella, con una quota del 24% (discount escluso), ha una forte presenza nel mondo caseario ed è un brand importante anche nei salumi (soprattutto al sud).

«Galbani è una delle marche più note e longeve del panorama alimentare italiano, con 20 milioni di affezionati consumatori» spiega Mauro Frantellizzi, direttore marketing della business unit Galbani Cheese, una delle cinque in cui è articolato il Gruppo Lactalis Italia, che si appresta a chiudere il 2022 con 2,6 miliardi di euro di fatturato contro i 2,2 miliardi dell’anno scorso.

Pur nel rispetto della tradizione casearia italiana, Galbani continua però a puntare con decisione sull’innovazione. Tutti i prodotti sono sottoposti a continui upgrading, sia nella formulazione (in chiave salutistica e per offrire sapori nuovi o consistenze sorprendenti) sia nel packaging, così come accade per tutti i formaggi e salumi prodotti negli altri quattro stabilimenti italiani di Galbani.

Il centro ricerche di Corteolona, il primo per dimensione sulle paste filate, lavora a oltre 80 progetti annui, con 1.600 test pilota e 650 prove industriali, i cui risultati vengono anche “esportati”, perché applicati negli stabilimenti all’estero che producono mozzarella fresca e per pizza. Ogni anno da quest’investimento in R&S nascono una decina di prodotti innovativi, che generano circa il 7,5% dei volumi di vendita del brand. Tra gli ultimi lanci ci sono la ricotta più cremosa e dolce, il Bel Paese di latte ovino e lo stracchino con la confezione fatta al 30% in plastica riciclata.

Un risultato quest’ultimo che si inserisce nel piano per la sostenibilità varato dal gruppo, in cui sono fissati tre obiettivi: lo sviluppo di packaging riciclabili, che richiedano meno materiale e più riciclato, il miglioramento del benessere animale grazie all’adozione del sistema ClassyFarm da parte di tutti i conferenti latte, e la progressiva riduzione delle emissioni, per arrivare al “carbon net zero” nel 2050. In parallelo Galbani lavora all’ottimizzazione dell’uso di acqua negli stabilimenti e all’aumento della produzione di energia fotovoltaica, con un investimento importante nel 2023 nello stabilimento di Corteolona, già al 90% in autoproduzione energetica.

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