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«Galleria Borghese più digitale e aperta ai privati e al mondo»

Parla la direttrice Francesca Cappelletti: «In arrivo grandi esposizioni con opere di Rubens e Van Dick. Interessante per le imprese il credito di imposta al 65%. Servono regole fluide per assumere»

di Nicoletta Picchio

Francesca Cappelletti direttrice della Galleria Borghese di Roma, nominata nel 2020 dal ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini

3' di lettura

La ricerca è la sua passione, per lei che dopo la laurea in Storia dell’arte e il dottorato alla Sapienza di Roma, ha continuato gli studi al Warburg Institute di Londra e il College de France a Parigi. Per poi immergersi nell’analisi di Caravaggio, protagonista di un’attribuzione inedita, la Cattura di Cristo, opera oggi esposta alla National Gallery of Ireland a Dublino.

E la ricerca è uno degli elementi che Francesca Cappelletti vuole valorizzare nel ruolo di direttrice della Galleria Borghese di Roma, nominata nel 2020 dal ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini. Un museo che appare proprio su misura per lei, alla prima esperienza come direttrice di museo. «Sono stata tutta la vita nell’università, dedicata alla ricerca pura». Parla seduta nel suo ufficio, all’ultimo piano, una stanza piena di libri, che si raggiunge attraverso un lungo corridoio, passando davanti ai depositi, «che da noi sono in alto, e non nel sottoscala», dentro la grande villa del 1600 (rinnovata a metà ‘700), un gioiello con opere dei grandi del periodo, da Caravaggio a Bernini, Canova, per citare alcuni simboli della collezione della Galleria Borghese. Un gioiello: «non abbiamo il problema di incentivare le presenze. Questo ci dà la possibilità di realizzare progetti che possano veicolare il senso del museo, fare ricerca e comunicazione a livello alto, stimolando il pubblico a crescere».

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Ecco quindi la mostra dossier su Tiziano, focalizzata sul quadro Ninfa e pastore, un prestito speciale da Vienna. E prima ancora una grande esposizione dedicata a Guido Reni, la prima di una serie di mostre a livello internazionale, che ruota attorno al dipinto ritrovato Danza campestre, da un anno tornato a far parte della Galleria. Una scelta particolare e sofisticata è quella della prossima mostra sulla pietra dipinta che comincerà in autunno fino a febbraio 2023 «focalizzata sull’abilità degli artisti a dipingere su un supporto prezioso, come era in uso fare nel ‘600. Ci sarà un’analisi sul collezionismo e sulle collezioni aristocratiche a Roma». Come per Reni, dice la Cappelletti, sarà pubblicata anche una guida degli altari dipinti su pietre preziose, un modo per andare alla scoperta della città. Dopo l’estate saranno presentate le mostre in programma fino al 2024. Già in programma un’esposizione sulla presenza di pittori stranieri a Roma, come Rubens e Van Dick, partendo dai quadri presenti nella Galleria, con un approfondimento delle opere dal 1605 al 1621 a Roma, «per vedere come la città si preparava ai grandi artisti del Barocco».

Un pubblico ampio, grandi eventi, e anche attenzione agli studiosi, a chi vuole approfondire le opere della Galleria senza necessariamente muoversi. L’occasione del Pnrr offre un valido sostegno economico per crescere: «abbiamo presentato una serie di progetti, vedremo cosa sarà approvato», dice la direttrice. Che alle risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza vuole aggiungere il ricorso all’art bonus: «non è stato utilizzato a sufficienza, in autunno faremo una campagna on line finalizzata ad una serie di interventi. Un credito di imposta del 65% è interessante per i privati». Digitale, ma anche più sostenibilità energetica, più facilità all’accesso della Galleria, un restauro degli interni, una nuova illuminazione che valorizzi di più le opere: «sembra poco, ma sono interventi importanti e complessi». Grande attenzione al sito: «entro breve saranno pronte le schede scientifiche per ogni opera, funzionali a chi cerca una generica informazione e a chi vuole fare ricerca».

Il tutto contemporaneamente tenendo vivo il museo con iniziative assai vivaci e singolari: dalla settimana focalizzata sulle opere che hanno protagonista l’amore, durante il periodo in cui cade San Valentino «è stato un grande successo», alle visite del sabato pomeriggio per le famiglie e i bambini, ai concerti barocchi del sabato mattina «alle gallerie manca la dimensione uditiva, in passato c’era, ammirare le opere era occasione di incontro e di dialogo». E poi “le opere che scendono le scale”, esponendo a rotazione i quadri del deposito.

L’autonomia conferita ai musei è importante per l’agilità d’azione. «Funziona, mi auguro che si vada avanti con regole più fluide per l’assunzione del personale, i concorsi nazionali sono lunghi». Le risorse arrivano in parte dai trasferimenti dello Stato, quasi 4 milioni di euro, in parte dai biglietti, oltre 2,3 milioni di euro. Il 20% del ricavato della biglietteria torna al ministero per essere ripartito tra i musei più piccoli. E poi, appunto, serve più privato.

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