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Gallerie e rassegne sempre più green: si ripensano mostre e viaggi

Il mondo del collezionismo fa rete per ridurre il proprio impatto sul Pianeta. Arriva anche in Italia la Gallery Climate Coalition, attiva per coniugare arte e sostenibilità.

di Alexis Paparo

Un dettaglio dell'opera The developed seed (organizing a system that can continuously construct itself), copperversion- sequence 497” (2022), di Loris Cecchini.

3' di lettura

“Nel 2020, una nostra mostra spedita in America via aereo, ha avuto un impatto ambientale di 122 tonnellate di Co2. Se avessimo inviato tutto via nave, ci saremmo fermati a 8,2”. Camilla Bove, gallery associate di Thomas Dane Napoli e co-fondatrice di Gallery Climate Coalition Italia, parte dai numeri per raccontare che il percorso verso una maggiore sostenibilità è lastricato di singole azioni. Il mondo dell'arte non è certamente uno dei settori più inquinanti, ma è questa una buona ragione per continuare a operare senza tener conto del proprio impatto sul pianeta? L'associazione no profit Gallery Climate Coalition nasce nel 2020 per rispondere con strumenti concreti a una crescente sensibilità sul tema da parte di singoli galleristi, manifestazioni, artisti e oggi conta oltre 800 membri di 20 Paesi. L'ultima sua ramificazione è la sezione italiana, l'unica nazionale (prima sono nate GCC Berlino e Los Angeles) che conta fra i fondatori Cardi Gallery, Gagosian, Galleria Continua, Kaufmann Repetto, Miart, Thomas Dane Gallery.

Art Market 2022 di Art Basel e Ubs evidenzia come l'impronta di carbonio del mondo dell'arte sia fra le 10 grandi preoccupazioni dei collezionisti. Secondo il report, il 70 per cento ha pensato a opzioni green per acquistare opere o gestire la propria collezione (rispetto al 59 per cento del 2019) e oltre il 64 per cento ritiene essenziale o prioritario ridurre i viaggi personali verso mostre, fiere ed eventi. Ecco perché è interessante chiedere a Camilla Bove come tradurre la preoccupazione in azione. «Se c'è disponibilità da parte del collezionista ad aspettare l'opera, si possono organizzare i trasporti in modo più efficiente tramite groupage e, se oltreoceano, su un carico navale. Stiamo portando avanti questa opzione in collaborazione con Christie's International, membro di GCC, che fa partire carichi da New York alla Gran Bretagna. Il risparmio di COo2 è immenso».

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The developed seed (organizing a system that can continuously construct itself), copperversion- sequence 497” (2022), di Loris Cecchini. Donata dall'artista a GCC Italia nel contesto dell'ultima edizione di Miart, il ricavato è andato a sostenere il lavoro dell'associazione. GCC Italia ha partecipato attivamente a Miart con un proprio stand in cui è stato dimostrato l'uso del calcolatore di carbonio, si è discusso di pratiche di spedizione sostenibile, viaggi e imballaggi.

 

Al secondo posto fra le azioni più inquinanti, dopo i trasporti e prima dell'energia, Bove indica i viaggi e suggerisce due spunti di riflessione: «Serve lavorare con un approccio locale. Per esempio, cercare di evitare che un collezionista americano vada a Basilea ad acquistare un'opera di una galleria presente anche in Usa. Come? Includendolo in presentazioni pre-fiera. Poi serve ripensare la programmazione delle mostre. I group show sono molto impattanti rispetto alle personali, e averne più di due all'anno pone la galleria in una posizione scomoda». Queste informazioni arrivano dal carbon calculator elaborato da GCC, presente sul sito e a disposizione di tutti, e dalla Sustainable Shipping Campaign lanciata a giugno. Entrambe consentono di avere una panoramica reale sui consumi della singola galleria per arrivare a ridurre del 50 per cento le emissioni entro il 2030. «Se non si ha uno studio del proprio business prima di iniziare a fare tagli, si rischia di disperdere energie e fondi. Per esempio, il packaging ha il suo peso, ma molto minore rispetto alle prime tre voci più inquinanti».

Un ritratto di Camilla Bove.

 

Bove spiega che GCC Italia è nata per scambiare idee, informazioni e best practice locali. Ecco perché discuterà con gli altri partner di un'interessante idea nata in Thomas Dane: assegnare a ogni membro dello staff un carbon budget annuale («a Seul devi andare in aereo, puoi però raggiungere Basilea in treno») che potrebbe essere il punto di partenza per tagliare le emissioni sui viaggi. La costola italiana sta lavorando anche a un programma di spedizioni condivise fra le gallerie, sul modello del gruppo berlinese, che ha un network cittadino relativo anche al noleggio di materiali per allestimenti. In questo momento, l'obiettivo principale è allargare il proprio network: i prossimi appuntamenti a cui GCC Italia parteciperà sono Registrarte (16 settembre) e la Giornata del Contemporaneo di Amaci, l'8 ottobre, che dà il via anche alla collaborazione con l'associazione, che riunisce 24 tra i più importanti musei italiani d'arte contemporanea. «Ma anche la personale di Olafur Eliasson a Palazzo Strozzi (dal 23 settembre) sarà un bellissimo momento. Non è collegata a GCC Italia, ma Palazzo Strozzi è fra i nostri membri ed Eliasson fa parte del gruppo di Berlino: siamo sicuri che è stata organizzata in modo da limitare i consumi». In base alla convinzione “siamo forti perché siamo insieme”, Bove spiega che «crescere a livello nazionale e internazionale ci permetterà di fare pressione sulle lobby che rallentano il nostro percorso. Fra tutte, le compagnie assicurative – molto più restie ad assicurare opere che viaggiano in nave – con prezzi proibitivi che possono diventare un ostacolo».

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