liguria

Gallerie e viadotti, slalom tra le limitazioni alla viabilità

La rete è la più vecchia e fragile d'Italia, alcuni ponti vanno ricostruiti ex novo

di Maurizio Caprino

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 Il viadotto Madonna Del Monte sull'A6 presso Savona è crollato il 24 dicembre, travolto da una frana che non era segnalata come a rischio

La rete è la più vecchia e fragile d'Italia, alcuni ponti vanno ricostruiti ex novo


3' di lettura

Fino a due anni fa, Autostrade per l’Italia (Aspi) affermava che la Liguria era l’area dove si spendeva di più per la manutenzione della rete. Era vero, ma si ometteva che ci sarebbe voluto ancora di più: le autostrade del Nord Ovest sono le più vecchie del Paese e il territorio ligure tra i più montuosi e franosi. Il crollo del Ponte Morandi e le successive ingagini di Procura e Guardia di finanza di Genova hanno scoperchiato i deficit manutentivi, aprendo fronti critici non solo sui viadotti, ma anche sulle gallerie e addirittura sulle barriere antirumore.

Non a caso, ora sulla rete ligure sono disseminati cantieri e limitazioni il ministero delle Infrastrutture (Mit) ha dovuto inviare in Liguria il suo ispettore più determinato: Placido Migliorino (chiamato «il mastino» dagli indagati sottoposti a intercettazioni telefoniche), che in tempi normali aveva competenza solo sulle autostrade del Centro-Sud.

È così che, nei mesi precedenti l’emergenza coronavirus, si è andati varie volte vicini alla paralisi: le verifiche di Migliorino, hanno portato a chiusure d’urgenza e a limitazioni di transito. Il crollo del viadotto Madonna del Monte per una frana che ha travolto la A6 presso Savona il 24 novembre e la caduta di 2,5 tonnellate dalla volta della galleria Berté sulla A26 presso Masone (Genova) hanno fatto il resto. Contribuendo, assieme alle minacce governative di revoca della concessione, a cambiare l’atteggiamento di Aspi, oggi disponibile ad avviare lavori d’urgenza seguendo le indicazioni dell’ispettore e senza più contestarle come in passato.

Ad oggi la situazione più critica è quella dell’A12: sul viadotto Veilino la carreggiata è parzialmente chiusa, per la necessità di sostituire alcuni appoggi. Inoltre c’è una frana che non si sa ancora bene quanto prema sulle pile. Poco distante c’è il Sori, dove gli interventi prescritti dal Mit sono stati eseguiti e la prova di carico è stata superata.

Sull’A10 preoccupa il Ponte ad Archi, con lesioni che hanno richiesto una ricucitura con un placcaggio che regge ma comporta la chiusura della corsia di emergenza. Occorre poi rinforzare le fondazioni aggiungendo micropali più in profondità rispetto agli attuali.

Sull’A26 il viadotto Gorsexio ha un impalcato in buone condizioni, ma va verificato se regge il carico “sbilanciato” causato anche dalle barriere laterali di sicurezza Integautos, che fungono anche da antirumore e sono finite nella bufera a dicembre perché non hanno certificazioni ed erano state montate non correttamente. Di qui l’ordine di smontarle o abbassarle, in attesa dell’ok a una versione perfezionata, atteso in questi giorni. Nel frattempo, nei tratti rimasti con barriera ridotta ci sono state proteste dei residenti, per il rumore: è accaduto, per esempio, a Recco. Aspi riuscirà comunque a evitare conseguenza più gravi perché il piano antirumore va completato entro il 2021.

Ma è sull’A7 che si vedono di più gli effetti della vetustà, tra cui l’esilità delle strutture rispetto ai pesi dei veicoli moderni e alla quantità di traffico: la carreggiata verso Milano non è altro che la camionale degli anni Trenta. Così Migliorino ha consigliato un’analisi costi-benefici (attualmente in corso), per valutare se non sia meglio ricostruite ex novo il Coppetta e lo Scrivia.

Situazione analoga sull’A6, che ha 157 viadotti (Piemonte compreso) e soffre di ritardi manutentivi: per gli anni in cui Aspi cercava un acquirente, trovato nel 2012 nel gruppo Gavio.

Per le gallerie, la partita è su due fronti: strutturale e di adeguamento (fuori tempo massimo e non di rado non definitivo) alle norme Ue di sicurezza antincendio. Sono in corso varie ispezioni con chiusure notturne e si va verso la validazione del metodo Aspi da parte del Mit. A volte si trovano situazioni su cui intervenire con urgenza e la chiusura si protrae oltre la nottata.

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