mercato e covid

Gallerie allo stremo, sos per l’arte italiana

Nell’emergenza gli operatori cercano di non lasciare nessuno a casa. Il digitale tiene viva l'attenzione sugli artisti

di Marilena Pirrelli

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Nell’emergenza gli operatori cercano di non lasciare nessuno a casa. Il digitale tiene viva l'attenzione sugli artisti


2' di lettura

Chi difenderà l'arte italiana dallo shutdown? Forse pochi. Eppure gli artisti
italiani, storicizzati e viventi, meritano di essere difesi e i galleristi sono in prima linea. In questa crisi tutti rischiano di perdere e il mondo dell'arte basato sulla fisicità dell'opera rischia di posticipare l'uscita dalla crisi. Tutti stanno facendo ricorso al web, ma basterà per reggere alla ripartenza al confronto con le grandi gallerie?

Anche questa volta come nel dopoguerra l'arte italiana verrà oscurata
da quella americana e rileggeremo la storia dell'arte con gli occhiali di potenti gallerie internazionali che influenzeranno i musei, per rivelarci che, ahimé, Picasso è un precursore di George Condo? Cosa accadrà?

La maggior parte dei galleristi italiani sta cercando di salvaguardare collaboratori e artisti, proseguendo le relazioni con i collezionisti. Ma per tutti è difficile vendere. La crisi s'innesta in uno scenario in sofferenza: dopo anni di calo nel 2019 erano 1.725 le gallerie attive (-2,6% sul 2018 e -18,2% sul 2012) con 2.213 addetti (-0,7% sul 2018 e -12,4% sul 2012, dati Camera di commercio di Milano) secondo la Camera di commercio di Milano. Fa da contrappeso la forza raggiunta in asta dell'arte italiana storicizzata passata da 44,6 milioni di euro nel 2000 con 5.545 lotti venduti, grazie alle Italian Sale di Londra, a 199,8 milioni nel 2019 con 16.138 lotti (fonte artprice ) con il miglior risultato di tutti i tempi per Lucio Fontana nel 2015 («Concetto spaziale, La fine di Dio», 1964) per 27,1 milioni nel 2015, anno di punta del decenni, che fatturò 451,2 milioni. Certo risultati ottenuti con i soliti dieci artisti italiani da Fontana a Stingel passando da Morandi, Burri e Boetti. Certo, ma questi valori potranno tornare in asta dopo la crisi, senza il costante lavoro culturale delle gallerie? E potranno avere spazio giovani artisti italiani scoperti e incoraggiati dalle gallerie italiane? In molti sono preoccupati, l'emergenza Covid ha mostrato la fragilità del sistema: la chiusura degli spazi espositivi e delle fiere ha lasciato isolati gli operatori che portano know how a musei, artisti e collezionisti. Forse le gallerie più leggere con meno magazzino e costi fissi ridotti sopravviveranno più agilmente. In questo dossier abbiamo dato la parola ai galleristi per raccontare cosa sta succedendo nelle loro gallerie e nel sistema dell’arte.

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