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Galleristi viennesi uniti in una fiera ibrida

A Vienna 13 gallerie hanno esposto nella sala congressi dell'Intercontinental, in attesa di tornare a vedere l'arte di persona, si cercano nuove strategie

di Silvia Anna Barrilà

4' di lettura

Per anni le fiere internazionali sono state il canale di vendita privilegiato per le gallerie d'arte. Ora, con la pandemia e lo stop ad eventi e viaggi, i social media (primo fra tutti Instagram ) hanno superato per la prima volta le fiere, diventando il primo canale di vendita per le gallerie nel 2020. È quanto risulta da un'analisi condotta da Artsy – un player che certamente ha giovato del lockdown – su un campione di 1.758 galleristi, riportata da Plus24 del 30 gennaio scorso.
Eppure, oramai, è sempre più forte il desiderio di vedere l'arte di persona. Quello che manca da mesi è toccare l'arte con mano e tornare a interagire. Il successo del nuovo social media Clubhouse, in cui si costituiscono delle “stanze” in cui avviare conversazioni pubbliche o private, dimostra la voglia di tornare a parlare.

Vienna, la fiera d'arte è nell'hotel

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Novità a Vienna

“C'è il desiderio di tornare alle esperienze vere, alle conversazioni” ha affermato Emanuel Layr , gallerista viennese e co-fondatore, insieme alle colleghe Henrikke Croy (Croy Nielsen) e Sophie Tappeiner , di un formato di fiera ibrida in piena pandemia, Interconti Wien , dal 28 gennaio al 7 febbraio. “Prima c'era un calendario troppo fitto, per molti stancante, ma le fiere sono importantissime, perché abbiamo a che fare con un prodotto di nicchia, il collezionismo locale non basta, abbiamo bisogno di clientela nuova e internazionale”. Il formato proposto a Vienna sfrutta le sale conferenze dell'Hotel Intercontinental, rimaste vuote per la cancellazione dei congressi, per dare risonanza alla vivace scena artistica locale. Per evitare di spendere nella costruzione di pareti in cartongesso, i galleristi hanno preso in prestito dal museo d'arti applicate MAK delle vetrine, all'interno delle quali sono state esposte le opere di artisti presentati da 13 gallerie locali con prezzi dai 200 euro per le edizioni fino ai 20.000 euro (con un paio di eccezioni per opere di Alfredo Jaar o Gelitin). Le gallerie hanno pagato meno di 1.000 euro per la partecipazione, ci sono state sponsorizzazioni (finanziarie o in natura): oltre a quelle dell'Hotel Intercontinental e del museo MAK, quelle dell'assicuratore Tectus o del trasportatore Kunsttrans , grazie ai quali gli organizzatori sono andati in pari, ma non hanno guadagnato. “Sin da principio sapevamo di dover fare i conti con l'opzione di non poter accogliere visitatori per via del lockdown – racconta Layr –, per cui abbiamo pensato a videointerviste con artisti e galleristi, per raccontare le opere e offrire qualcosa in più delle classiche Online Viewing Room con semplici Jpg. D'altro canto, si tratta in molti casi di opere tridimensionali che non si possono comunicare attraverso le piattaforme finora a disposizione”. L'esperimento è ben riuscito ed è stato molto apprezzato sia dagli specialisti dell'arte che dal pubblico, tanto che i video hanno registrato più di 40.000 visualizzazioni e ci sono anche state alcune vendite e richieste. Le video interviste, i collegamenti Zoom e le presentazioni direttamente sul luogo hanno creato quel senso di vicinanza che manca alle classiche OVR delle fiere. “Bisognerà aspettare le prossime settimane per capire com'è andata” ha commentato Layr, che ha una sede anche a Roma. “Non credo che in futuro le fiere fisiche cambieranno molto, ma si viaggerà di meno (anche per motivi ecologici), per cui ci saranno due conseguenze: la necessità di integrare gli eventi fisici con la comunicazione digitale e di organizzare fiere locali meno costose e capaci di coinvolgere la comunità locale, così come altri pubblici presenti nella regione anche per altri motivi (come festival e congressi), una sinergia con altri settori”.

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Il calendario di settembre

Intanto c'è cautela tra le fiere, che continuano a rimandare gli appuntamenti in attesa di tempi migliori. Dopo lo spostamento di Art Basel (e di conseguenza di Liste ) da giugno a settembre (dal 23 al 26), anche Tefaf Maastricht ha posticipato la 34a edizione all'11-19 settembre (aveva già spostato da marzo a maggio). Nello stesso mese di settembre sono in programma miart (dal 17 al 19, poco dopo il Salone del Mobile , dal 5 al 10) e Photo London (dal 9 al 12). Anche le fiere di New York Independent e The Armory Show , solitamente a marzo, si sono assicurate uno slot nelle stesse date. Per entrambe ci sarà anche una nuova sede: l'Armory va al Javits Center, dopo un un progetto di espansione da 1,5 miliardi di dollari, mentre Independent si svolgerà al Battery Maritime Building, edificio portuale sottoposto ad una ristrutturazione da 100 milioni di dollari finanziato da Cipriani, Centaur Properties e Midtown Equities. L'idea è di accogliere solamente 40 galleristi (erano 68 nel 2020) con opere di qualità museale realizzate per l'occasione da artisti affermati. A settembre è in programma anche l'edizione autunnale del Gallery Weekend di Berlino, dedicata alle scoperte (mentre quella di maggio è dedicata agli artisti affermati; finora a settembre si svolgeva la fiera, ma già in tempi pre-covid è stata cancellata).

Il futuro delle fiere

Nonostante i limiti che le fiere hanno dimostrato di avere prima della pandemia, ora c'è voglia di tornarci sia da parte dei galleristi che dei collezionisti. Certamente alcune cose cambieranno: la tendenza che si profila è quella di fiere più locali, più piccole in termini di numeri di partecipanti, ma comunque di qualità elevata (forse solo Art Basel rimarrà il grande punto di incontro internazionale) e anche più basate sulla collaborazione tra le gallerie, che in questi mesi sono tornate a dialogare. Allo stesso tempo, i galleristi sperano che i collezionisti continuino a frequentare di più la galleria, come hanno ripreso a fare in questi mesi, acquistando le opere in mostra e non per forza solamente in occasione delle fiere.

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