«Tutti Convocati» A radio24

Galliani: I campionati devono finire o il calcio italiano rischia il crack

Per Adriano Galliani, adesso dirigente del Monza che milita in Serie C, anche in Italia bisognerebbe essere tutti concordi nel concludere i campionati

di Dario Ricci

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(ANSA)

Per Adriano Galliani, adesso dirigente del Monza che milita in Serie C, anche in Italia bisognerebbe essere tutti concordi nel concludere i campionati


3' di lettura

«Pur tra tante divisioni, in tutta Europa si è concordi sul portare a termine la stagione, tranne che in Italia, ma non si possono inseguire gli interessi di chi non vuole retrocedere. Gli ingaggi? Impossibile chiedere lo stesso sacrificio a Ronaldo e a un giocatore di Serie C: si decida caso per caso». È Adriano Galliani, ex ad del Milan e adesso nello stesso ruolo nel Monza, a fare il punto sulla crisi attuale nel dialogare con Carlo Genta, PierLuigi Pardo e Giovanni Capuano durante Tutti Convocati su Radio24.

Dalla Legacalcio, al Milan, fino al Monza
«La possibilità del derby Milan-Monza in Serie A a San Siro? In questi giorni che vedo il numero dei morti e la mia Lombardia martoriata dal coronavirus , al calcio giocato non riesco neppure a pensare». Alla guida della Legacalcio fino al 2006, nella stanza dei bottoni del Milan fino al 2017, ora amministratore delegato di quel Monza che col suo storico patron Silvio Berlusconi ha spinto al vertice della Serie C («Di sicuro il prossimo anno giocheremo in B, perché di cancellare o congelare i campionati non se ne parla neppure», assicura), Adriano Galliani quasi non riesce a parlare di football giocato, di fronte al dilagare della pandemia. Ma poi il dirigente di lunga data del calcio internazionale ipotizza una strategia a lungo termine per portare il football globale oltre l'imprevedibile crisi attuale, da affrontare con logica e una buona dose di creatività.

Calendari
Riflessioni, quelle di Galliani, che si intrecciano con quanto già detto in questi giorni dal numero 1 della Liga spagnola, Javier Tebas , e dal boss della Fiorentina Rocco Commisso . E non sorprenda che l'ex ad rossonero sia (molto) più vicino alle posizioni del primo che del secondo:«In Spagna, Inghilterra, Germania ci sono ancora divergenze su molti aspetti, ma su una cosa i club sono concordi: la stagione deve essere portata a termine, in estate, o in autunno, comunque quando il virus lo consentirà. Perché? Il ragionamento che hanno fatto gli inglesi e valido per tutti: se si finisce il torneo a porte chiuse si perde un 10% degli introiti, cioè gli incassi al botteghino; se non si gioca, le perdite – cui si sommeranno quelle di sponsor e tv - arriveranno al 30-40%, e a quel punto alcuni club potrebbero fallire».

Discorso che si fa ancora più critico per il calcio italiano:«Conosciamo il livello di indebitamento dei nostri club, che in caso di mancata conclusione dei tornei sarebbe aggravato da perdite intorno ai 600-700 milioni di euro, portando il sistema al crack. È inutile quindi star a farsi condizionare dai quei 5 o 6 club che vorrebbero imporre lo stop solo per non retrocedere nella categoria inferiore. La linea maestra l'ha tracciata il presidente della Fifa, Gianni Infantino , creando i presupposti per portare comunque a termine l'annata.
Come si giocherà? A porte chiuse, certo, e credo purtroppo anche la prossima stagione. E poi si può anche pensare a innovazioni: perché ad esempio non disputare le stagioni 2021 e 2022 – visto che i mondiali del Qatar ci saranno a novembre e dicembre – seguendo l'anno solare? In Sudamerica già funziona così, e parliamo di Paesi importanti come Brasile e Argentina».

Ingaggi
Altro tema caldo, la riduzione dei compensi dei calciatori:«La Juventus ha trovato l'accordo con rosa e staff tecnico – ricorda Galliani-. Ma ora è impensabile pensare a una misura che vada bene per tutti, perché c'è una differenza enorme di compensi tra un Cristiano Ronaldo, che magari guadagna 60 milioni lordi l'anno, e il 70% dei calciatori della Serie C, che portano a casa meno di 50mila euro lordi a stagione. Bisogna procedere caso per caso, e chiedere i maggiori sacrifici a chi ha di più. Al Monza, con il beneplacito di Berlusconi, abbiamo chiesto un taglio del 50% solo ai giocatori della prima squadra e all'allenatore Brocchi, che hanno subito accettato. Nessun altro dipendente del club ha avuto decurtazioni».

Collaboratori sportivi
Che lo sguardo del manager ruoti a 360 gradi intorno alla totalità del mondo sportivo italiano, lo dimostra anche l'accenno allo stanziamento governativo inserito nel “Decreto Cura Italia” a favore dei collaboratori sportivi (personal trainer, istruttori di palestre, di piscine, di centri sportivi, per una platea complessiva stimata tra i 350mila e il mezzo milione di persone): «Sono stati stanziati 50 milioni di euro in totale, che a 600 euro a persona fanno 83mila persone. Solo nel primo giorno sono arrivate via web quasi 106mila richieste. E ora cosa accade? E per gli altri, come trovare le risorse»?
Domande cui dovrà farsi carico il ministro per lo Sport, Vincenzo Spadafora, che pure ha già garantito che altri stanziamenti ad hoc verranno reperiti.

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