GIRO D’ITALIA

Ganna fa il tris con le bollicine. Per Nibali un'altra mazzata

Un'altra impresa che lascia sbalorditi per la facilità con cui Ganna, 24 anni, un futuro ancora tutto da scrivere batte la concorrenza imponendosi davanti al compagno di squadra Dennis

di Dario Ceccarelli

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Filippo Ganna (ANSA/LUCA ZENNARO)

Un'altra impresa che lascia sbalorditi per la facilità con cui Ganna, 24 anni, un futuro ancora tutto da scrivere batte la concorrenza imponendosi davanti al compagno di squadra Dennis


3' di lettura

Ancora bollicine per Filippo Ganna. Ma questa volta con un marchio doc. Sulle colline del Prosecco (Conegliano-Valdobbiadene, 34,1 km) il campione del mondo di cronometro fa di nuovo saltare il tappo del Giro dominando la seconda prova contro il tempo e conquistando la sua terza tappa, un tris d'assi, su 14 finora disputate dalla partenza di Palermo.

Un'altra impresa che lascia sbalorditi per la facilità con cui Ganna, 24 anni, un futuro ancora tutto da scrivere si beve la concorrenza imponendosi davanti al compagno di squadra Dennis e allo statunitense McNulty (ora quarto in classifica generale) pedalando alla media di quasi 48 km orari.

Ma non è tutto. La cronometro di Valdobbiadene (in vino veritas) pronuncia un altra sentenza, sicuramente da verificarsi in un secondo grado di giudizio (la severa corte d'appello delle Montagne), che cambia completamente le prospettive finali di questo Giro. La maglia rosa, Almeida, autore di una ottima prestazione, consolida ulteriormente la sua posizione di leader dando una potente scrollata alla concorrenza. Il portoghese, sesto a un minuto e mezzo da Ganna, fa meglio di tutti i big (McNulty a parte) aumentando i distacchi in classifica generale.

L'unico in qualche modo a resistergli è l'olandese Wilco Kelderman, oggetto misterioso del Giro, che ora, in classifica, lo segue in seconda posizione con quasi un minuto di ritardo. Ma per gli altri big, compreso il nostro Nibali, son dolori. E pesanti. Vediamo i distacchi che la maglia rosa ha inflitto ai rivali: 16 “ a Kelderman; 1 minuto e 6”a Majka; 1 minuto e 22” a Bilbao;un minuto e 23 a Nibali e 1 minuto e mezzo a Pozzovivo. Quello che ne esce peggio è il danese Fuglsang con +1'42”. Una legnata che probabilmente lo mette fuori dai giochi.

Un Giro che ormai comincia a prender forma, a meno di clamorosi ribaltoni nelle prossime tappe di montagna (domenica 18 arrivo a Piancavallo) con la maglia rosa sempre più sicura della sua leadership. Tappa dopo tappa Almeida cresce. Diventa quasi prepotente. Da quando ha indossato la maglia rosa nella terza frazione sull'Etna, il portoghese ha lentamente consolidato il suo dominio approfittando anche dei numerosi forfait degli avversari. Anche il suo atteggiamento è cambiato: prima giocava in difesa, stava guardingo: adesso attacca. Non ha più paura di difendere il suo primato. Lo si è visto anche nella tappa di Monselice vinta dal nostro Diego Ulissi: Almeida, mandando prima in attacco la sua squadra, ha cercato perfino di imporsi allo sprint per conquistare altri secondi (6” di abbuono) sui big più vicini in classifica. Se si pensa che il portoghese era arrivato al Giro per far da ragazzo di bottega al talento belga Remco Evenepoel, di strada Almeida ne ha fatta. Ha solo 22 anni e una forte squadra alle spalle (la Deceuninck). Per Nibali non sarò facile rovesciare il banco. Anche nella cronometro Vincenzo è andato male. Certo, non è il suo terreno. Però si vede che non è al top. E che soffre. Tra i concorrenti pericolosi, poi, non c'è solo la maglia rosa. Un altro che va fortissimo, ma non fa mai parlare è di sé, è l'olandese Kerlderman, una specie di oggetto misterioso, un corridore invisibile che però, finora, ha fatto benissimo il suo mestiere. Pur non vincendo una corsa da 4 anni, è considerato un osso duro che va bene sia a cronometro sia in salita. Con questo suo modo di correre, quasi trasparente, è riuscito a sottrarsi a tutte le trappole e alle insidie di questo Giro e ora si trova in seconda posizione a nemmeno un minuto da Almeida. E' sempre nell'ombra. Il suo nome, Kelderman, dicono gli esperti, significa cantina, ma non sembra un tipo da bollicine. Nelle colline del Prosecco comunque si è trovato bene.

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