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Gannett-GateHouse, fusione in vista tra le maggiori catene Usa di giornali

di Marco Valsania

Considerazioni su Apple, Google Stadia e i mondi chiusi delle piattaforme digitali

3' di lettura

Fusione in vista tra le due principali catene americane di giornali. Gannett ha intavolato trattative con la GateHouse Media per dar vita a una combinazione capace di portare sotto le stesso tetto aziendale oltre 250 quotidiani e centinaia di settimanali, soprattutto testate locali, che assieme rappresenterebbero un record di copie in circolazione e garantirebbero una copertura capillare in grado di facilitare la penetrazione di nuovi progetti online. Non è chiaro se i negoziati andranno a buon fine ma una cosa è certa: un merger appare nelle carte, almeno per Gannett, nello sforzo di sanare un declino della stampa e della pubblicità tradizionali e di fare i conti con la difficile transizione al digitale.

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Il gruppo, la cui testata più nota è Usa Today, secondo il Wall Street Journal ha avvicinato anche altri rivali per un potenziale matrimonio: tra questi il Tribune Publishing, l’editore del Chicago Tribune e del New York Daily News con cui aveva già negoziato senza esito nel 2016, e McClatchy. Ha inoltre dovuto nelle scorse settimane respingere la scalata ostile di un fondo hedge e della Digital First Media, vincendo al termine e di una battaglia delle deleghe in assemblea dei soci. I pronostici di continue spirali di crisi nei media tradizionali - anzitutto proprio nella stampa locale e regionale - si susseguono: Warren Buffett, vecchio investitore nel settore, ha pronosticato un completo decesso.

Tra il 2004 e il 2018, con la pubblicità divorata dai giganti di Internet Google e Facebook, hanno chiuso ormai i battenti 1.800 giornali, un massacro che ha lasciato 200 contee statunitensi senza alcuna testata e metà del Paese con una sola. Sono sì nati 400 siti di news locali, ma tutti concentrati nelle aree più ricche e nei grandi centri urbani, aggravando semmai il dramma della sperequazione sociale anche a livello di informazione.

GateHouse, la cui casa madre quotata è la New Media Investment a sua volta controllata dal private equity Fortress, e Gannett sono state entrambe protagoniste di manovre di riduzione di costi, compresi significativi licenziamenti. GateHouse, in particolare, ha fama di portare a termine drastiche ristrutturazioni a base di tagli e risparmi nel suo impero: è oggi il primo editore del Paese per numero di testate con 156 giornali quotidiani e 464 settimanali. Gannett, che possiede 109 quotidiani tra i quali accanto a Usa Today ci sono l’Arizona Republic, il Milwaukee Journal Sentinel e l’Indianapolis Star, è invece il primo editore per circolazione. La combinazione tra i due secondo gli osservatori potrebbe portare a ulteriori efficienze e giri di vite sui costi.
Gannett tra i due gruppi ha un valore di mercato maggiore, pari a 879 milioni, rispetto ai 545 milioni di market cap di New Media.

Quest’ultimo ha però negli ultimi anni coltivato strategie più dinamiche e di espansione, capitanando il consolidamento del comparto grazie all'acquisizione di decine di testate spesso molto piccole per una cifra complessiva vicina al miliardo di dollari. A Wall Street sia Gannett che New Media hanno guadagnato ieri terreno sull'onda delle notizie di trattative, segnalando che gli investitori considerano percorribile la strada del merger tra le restanti catene di giornali. In rialzo è risultato anche un altro potenziale partner di fusioni, Tribune.

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