consiglio di stato

Gara vietata con il Durc negativo a causa di un codice fiscale sbagliato

di Giampiero Falasca e Matteo Prioschi


2' di lettura

Secondo il Consiglio di Stato si può perdere una gara che vale milioni di euro e che coinvolge centinaia di lavoratori per il mancato inserimento del codice fiscale del figlio di una dipendente (su oltre duemila) e la conseguente scopertura contributiva di circa 330 euro.

Con una pronuncia di stampo estremamente formalistico (sentenza 2313/2019 del 9 aprile), il giudice amministrativo smentisce l’approccio opposto tenuto dal giudice sul lavoro che, con riferimento alla stessa vicenda, pochi mesi fa è giunto a conclusioni diverse (sentenza 1490/2019 del tribunale di Roma - si veda «Il Sole 24 Ore» del 27 febbraio).

La questione esaminata dal Consiglio di Stato riguarda l’esclusione da un bando di gara di una società che non ha correttamente inserito un codice fiscale nelle denunce mensili relative al personale e quindi è incappata in un Durc negativo.

In primo grado il Tar ha confermato la validità dell’esclusione, sostenendo che nel concetto di violazione degli obblighi previdenziali rientri non solo il mancato versamento dei contributi, accertati e quantificati, ma anche l’omissione delle denunce obbligatorie, in quanto solo con la presentazione di una denuncia corretta e completa l’ente previdenziale è messo in condizione di controllare e quantificare i contributi dovuti.

La società ha fatto presente che l’omissione era di scarsa rilevanza, in quanto consisteva nella mancata specificazione del codice fiscale del figlio convivente di uno dei circa 2mila dipendenti mensilmente dichiarati all’Inps, ed era scaturita, peraltro, dalle novità tecniche che avevano interessato la modalità di invio telematico dei flussi dei dati contributivi proprio nel periodo di interesse.

Nonostante questa incongruenza del tutto marginale, il Consiglio di Stato ha giudicato legittima l’esclusione. Infatti la ragione ostativa al rilascio di Durc regolare può consistere «anche nel solo mancato adempimento degli obblighi di presentazione delle denunce periodiche perché tale inadempimento, di per sé, integra violazione contributiva grave, a prescindere dal fatto che, in conseguenza della mancata presentazione delle denunce, sia stato omesso il versamento di contributi» per importi molto bassi, inferiori alla soglia di 150 fissata come “rilevante” dalla legge.

Un formalismo cieco che si concentra sulla procedura – indubbiamente, il codice fiscale del figlio della dipendente non era stato inserito – senza guardare in alcun modo al “bene giuridico” che questa vuole tutelare – la regolarità contributiva della società – e che travolge completamente ogni valutazione sulla rilevanza e sulla proporzionalità del danno prodotto dall’omissione (qui prossimo allo zero).

Questo formalismo arriva a travolgere anche l’accertamento delle responsabilità del mancato inserimento del codice fiscale: limitarsi a sostenere che una grande azienda «deve» applicare le procedure informatiche, senza verificare se queste erano concretamente fruibili, significa voler difendere un rapporto squilibrato tra Pubblica amministrazione e imprese.

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