Diritti e tecnologia

Garante Privacy: «Strapotere delle piattaforme, tutela contro l’algocrazia»

La relazione al Parlamento: viviamo una stagione quasi costituente sotto il profilo della garanzia dei diritti

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3' di lettura

Il digitale è al servizio dell’uomo, come la pandemia ha dimostrato, ma ciò ha un prezzo: «L’accentramento progressivo, in capo alle piattaforme di un potere che non è più soltanto economico, ma anche e sempre più performativo, sociale, persino decisionale». È l’allarme lanciato dal Garante della Privacy, Pasquale Stanzione, nella relazione annuale al Parlamento, nella quale si sottolinea anche come «la funzione sociale della privacy è resa ancor più evidente in una congiuntura, come l’attuale, contraddistinta da rilevanti trasformazioni nel rapporto tra singolo e collettività, tra libertà e poteri, che rendono questa una stagione quasi costituente sotto il profilo della garanzia dei diritti».

Tutela per vulnerabili contro algocrazia

«La tutela delle persone vulnerabili, ha rappresentato il tratto caratterizzante l’attività del Garante in questo primo anno», ha detto il presidente dell’autorità per la Privacy. «La protezione dei dati può rappresentare, infatti, un prezioso strumento di difesa della persona da vecchie e nuove discriminazioni e di riequilibrio dei rapporti sociali», aggiunge. «In questo senso, la protezione dei dati si sta dimostrando anche e sempre più determinante per un governo sostenibile della tecnica; perché la democrazia non degeneri, in altri termini, in algocrazia».

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Evitare rischi di monetizzazione della privacy

Stanzione ha sottolineato che «una più netta presa di coscienza del valore dei propri dati» è «l’unico, effettivo baluardo contro il rischio della monetizzazione della privacy, che rappresenta oggi la vera questione democratica nel governo della rete». Nella relazione annuale al Parlamento Stanzione afferma che «riconoscere la possibilità della remunerazione del consenso rischia di determinare una rifeudalizzazione dei rapporti sociali, ammettendo che si possa pagare con i propri dati e, quindi, con la propria libertà». Un «pendio scivoloso» su cui si gioca «l’identità europea» basata su libertà, dignità, eguaglianza.

Nel Pnrr la privacy sia parametro essenziale

L’auspicio del Garante Privacy è che «le riforme indicate dal PNRR - tra le quali l’innovazione digitale occupa, comprensibilmente, una posizione centrale - devono essere realizzate considerando anche, tra i parametri essenziali, la protezione dei dati, quale fattore di vantaggio competitivo per il sistema-Paese e, assieme, presupposto di legittimazione dell’azione pubblica». Garantire la protezione dati vuol dire «favorire un’innovazione “sicura” e, per ciò, competitiva perché scevra da rischi, oltre che non regressiva in termini di diritti e di libertà».

Sospensione Trump esempio ingerenza social

Stanzione ha ricordato «la sospensione degli account Facebook e Twitter di Donald Trump ha rappresentato plasticamente come le scelte di un soggetto privato, quale il gestore di un social network, possano decidere le sorti del dibattito pubblico, limitando a propria discrezione il perimetro delle esternazioni persino di un Capo di Stato». Il presidente dell’Autorità per la protezione dei dati personali ha detto che «nel nostro ordinamento, a fronte dell’oscuramento del profilo social di un movimento politico per diffusione di contenuti contrari alla policy del gestore, il Tribunale di Roma ha rilevato come il pur ordinario contratto privatistico di fornitura del servizio di social network soggiaccia a una peculiare forma di eteroregolazione dovuta alla sua incidenza su diritti fondamentali».

«È questo - aggiunge Stanzione - il nodo di fondo del capitalismo delle piattaforme: l’esigenza di una loro cooperazione nell’impedire che la rete divenga uno spazio anomico dove impunemente si possano violare diritti, senza tuttavia ascrivere loro un ruolo arbitrale rispetto alle libertà fondamentali e al loro bilanciamento, da riservare pur sempre all’autorità pubblica. Su questo crinale stretto si muove il Digital Services Act (DSA), così da introdurre forme di responsabilizzazione delle piattaforme, il cui potere di moderazione dei contenuti viene assoggettato ad obblighi di trasparenza e a rimedi impugnatori che ne consentano un sia pur minimo sindacato esterno. L’approvazione di questo testo, oltre che del Digital Markets Act (DMA), auspicabilmente con le modifiche richieste dal Garante europeo, segnerà per ciò un passaggio importante, superando almeno in parte lo schermo immunitario che, sinora, ha reso i big tech attori egemoni - tanto quanto irresponsabili - nel contesto economico, informativo, sociale».

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