pensioni e sostenibilità

Garanzia giovani, modello svizzero per l’Italia

di Vincenzo Galasso

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3' di lettura

Ai giovani le pensioni interessano poco. Secondo l’ultimo sondaggio dell’Eurobarometro, le pensioni rappresentano un problema solo per il 2% degli italiani con meno di 25 anni, mentre un ultracinquantacinquenne su quattro ne è preoccupato. Del resto come dare torto ai giovani. Hanno ben altro a cui pensare: istruzione, università, una difficile immissione nel mercato del lavoro, da cercare magari all’estero. Le pensioni sono lontane, forse addirittura un miraggio, meglio dunque occuparsi di altro. Per i sessantenni invece le pensioni rappresentano la principale fonte di reddito negli anni a venire. Per loro c’è poco da scherzare.

Il diverso interesse che giovani e anziani danno al tema pensionistico e un andamento demografico che rende le generazioni anziane sempre più numerose spiegano in larga misura le recenti scelte politiche. Con Quota 100 e con il blocco dell’adeguamento dell’età di pensionamento alla speranza di vita, lo scorso anno si è tolto ai giovani per dare agli anziani. Quest’anno si è scelto di non modificare quelle scelte, di non restituire il maltolto. Del resto i giovani non protestano. Almeno non per le pensioni. Ma perché non lo fanno? In parte, perché, come detto, ritengono che le pensioni siano cose da vecchi. In parte, perché forse non sanno come funziona il nostro sistema pensionistico a ripartizione e non si rendono conto che i regali di oggi sono pagati a debito - e toccherà a loro pagare il conto. I risultati dei test Pisa sull’educazione finanziaria mostrano infatti che i quindicenni italiani hanno conoscenze finanziarie inferiori alla media dei coetanei dei Paesi Ocse. Anche a parità di preparazione in matematica, i nostri quindicenni sanno meno del funzionamento di economia e finanza che altrove. Per avere giovani più informati e consapevoli dei propri diritti, un primo passo sarebbe dunque l’introduzione di elementi di istruzione economico-finanziaria in tutte le scuole.

Il recente dibattito su giovani e pensioni si è focalizzato sull’istituzione di una pensione di garanzia per i giovani. I contorni di questa proposta sono a oggi molto fumosi. Eppure, per valutare l’utilità di questo eventuale nuovo strumento è cruciale comprenderne bene struttura e dettagli. L’obiettivo dichiarato è di integrare le pensioni contributive, che si prevedono poco generose per i giovani di oggi, a causa di carriere lavorative discontinue e bassa crescita salariale. Ovviamente, per rimpinguare le pensioni future è necessario iniziare a mettere da parte risorse già oggi, attraverso la costituzione di un apposito fondo. Due importanti interrogativi emergono: dove prendere le risorse e come strutturare il fondo. Negli ultimi giorni il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, ha parlato di un fondo integrativo pensionistico pubblico autarchico e volontario, suscitando perplessità che riguardano entrambe gli interrogativi.

Una comparazione internazionale può aiutarci a districare la matassa. Infatti, un fondo con finalità simili esiste già da anni in Svizzera. Nel 1948, congiuntamente all’introduzione del primo pilastro pensionistico a ripartizione, la Svizzera istituì anche il fondo di compensazione Avs. Nei primi decenni, il fondo Avs riceveva gli avanzi di bilancio del sistema pensionistico, poiché i contributi percepiti eccedevano le pensioni erogate. Le risorse accumulate nel fondo Avs sarebbero poi servite - come inizia ad accadere oggi - a integrare il finanziamento delle pensioni future. Il fondo Avs è nato quindi per compensare gli squilibri creati dalle dinamiche demografiche. Per statuto, al fondo Avs è stata data la missione di garantire l’integrità delle risorse ricevute, di far fruttare un rendimento di mercato e di mantenere la necessaria liquidità. Oggi, il fondo Avs investe le sue risorse nei principali mercati finanziari utilizzando un ampio ventaglio di strumenti, attraverso quasi 50 mandati esterni. E la sua gestione amministrativa è affidata a un comitato che è indipendente dall’istituto che governa il sistema pensionistico svizzero.

Quindi, se si vuole costruire una garanzia per le pensioni dei giovani bisogna identificare con chiarezza dove reperire le risorse, poiché l’epoca degli avanzi di bilancio del sistema pensionistico è finita da tempo. Ed è necessario pensare a flussi continui e non una tantum. Sempre la vicina Svizzera dedica una piccola parte del gettito dell’Iva al finanziamento delle pensioni. Potrebbe essere un’idea. Forse ancora più rilevante è il disegno di un eventuale fondo di compensazione. Se si vogliono aiutare i giovani è necessario che la missione del fondo sia di garantire le risorse e di farle fruttare. Obiettivo che mal si sposa con fondi autoctoni, costretti magari a investire in Alitalia.

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