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Garanzie statali sui crediti per pagare gli extra costi

Nemmeno 12 mesi di tregua. Dopo lo tsunami del Covid e del lockdown l’impresa italiana ha assaporato la sua breve primavera, con una domanda in formidabile ripresa, un inaspettato ottimismo dei mercati e una ritrovata credibilità internazionale.

di Diva Moriani

(Ehlers Chad / AGF)

3' di lettura

Nemmeno 12 mesi di tregua. Dopo lo tsunami del Covid e del lockdown l’impresa italiana ha assaporato la sua breve primavera, con una domanda in formidabile ripresa, un inaspettato ottimismo dei mercati e una ritrovata credibilità internazionale. Pur in costante confronto con la supply chain and logistic disruption globale ma flessibile e reattiva nell’organizzare il re/inshoring in Italia, in Europa o comunque in “Paesi amici”, l’impresa italiana è tornata a vedere la luce con portafogli ordini finalmente in poderosa crescita e profittabilità in forte ripresa. Sicuramente sostenuta dal Decreto Liquidità dell’aprile del 2020 (Garanzia Italia) che ha attutito l’impatto delle difficoltà create dalla prima fase della pandemia, l’impresa italiana ha dimostrato non solo di saperne fare buon uso, ma anche una straordinaria flessibilità e capacità di adattamento alle nuove sfide del mercato e delle risorse in esso disponibili, che hanno regalato al Paese un tasso di crescita dell’economia post-Covid superiore a quello degli altri Paesi europei. Oggi però questa primavera rischia di trasformarsi in un rigido inverno a causa dell’evoluzione del costo dell’energia cresciuto in maniera inaspettatamente rilevante.

Diamo due numeri: il Ttf (il titolo con cui il gas è scambiato in Europa) è cresciuto di quasi 10 volte negli ultimi 12 mesi, da 28 a 265 euro. Similmente, il Prezzo unico nazionale (Pun) dell’energia (che funge da base per gli importi delle bollette) è quintuplicato in un anno. Per quanto riguarda i carburanti, gli incrementi sono stati meno vistosi ma comunque rilevanti, dato che negli ultimi 3 mesi il gasolio per autotrazione ha più volte superato i 2 euro al litro.

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Questi incrementi, che mettono in crisi l’industria di base tendenzialmente energivora, non risparmiano neppure le imprese che potrebbero sembrare relativamente meno esposte. Un’impresa per cui, in tempi normali, l’energia elettrica rappresenta il 5% dei costi, oggi – a fronte di un Pun quintuplicato – subisce un aumento del 20% del costo del venduto. Per un’attività che utilizza gas – assunto il moltiplicatore 10 espresso dal Ttf – l’incremento del costo del venduto risulta superiore al 40 per cento. Le imprese più fortunate che hanno la capacità commerciale di scaricare una quota rilevante dell’aumento del costo del venduto sui propri clienti, attraverso un incremento dei prezzi, sopravvivono, ma contribuiscono ad accelerare il processo inflazionistico cui stiamo assistendo negli ultimi mesi. Al contrario, le imprese con minor capacità contrattuale sono costrette a confrontarsi con serie difficoltà economiche e finanziarie per poter continuare a produrre a regime, o per poter attendere una caduta dei prezzi energetici operando a capacità ridotta. In entrambi i casi il quadro non si presenta roseo. A ciò si aggiungono le considerazioni di più generale competitività delle nostre aziende verso i competitor stranieri, a causa del maggior costo in Italia dell’energia elettrica e dei carburanti rispetto alla media europea. Come uscire da questa situazione? Possiamo decidere di far assorbire il costo di questo shock interamente alle imprese, con il rischio che porti alla chiusura/ridimensionamento delle aziende con progressivo avvitamento dell’economia, oppure possiamo mettere in pista misure straordinarie a fronte della straordinarietà della situazione, misure che evitino il collasso del sistema nell’attesa che soluzioni più strutturali del problema energetico nazionale/comunitario vengano messe in pista.

L’Associazione “Minima Moralia – Idee per un Paese migliore” suggerisce l’adozione del Piano Bridge Energia, un’erogazione straordinaria di credito garantito dallo Stato a favore delle attività produttive, che garantisca alle aziende la liquidità necessaria. Analogamente a quanto fatto per il Covid, l’idea è quella di supportare le aziende e proteggerle da questo nuovo shock esterno, mettendo a disposizione delle banche di riferimento delle aziende garanzie statali pari al 100% del credito erogato, da determinarsi sulla base dei differenziali di costo energetico sopportati dall’azienda rispetto al 2021. Un supporto teso a neutralizzare il maggior costo dell’energia dal punto di vista finanziario finché l’emergenza non sarà contenuta o terminata. Abbiamo già sperimentato che la forza di reazione delle nostre aziende è sorprendente, se non lasciate sole nel momento della crisi. Anzi, abbiamo già sperimentato che il Paese e le sue imprese sanno dare il loro meglio proprio in situazioni di estrema crisi, tirando fuori la capacità di trasformarsi e accelerando i cambiamenti altrimenti di lungo termine. Una misura che ha un impatto molto limitato sui conti dello Stato (solo il costo dei debiti non rimborsati), ma che può rappresentare un volàno per la tenuta economica e sociale del Paese.

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