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Gas, il prezzo sfonda i 320 euro: le multiutility bloccano i nuovi contratti

Segnato nuovo record a 321 euro (+10%) sulla Borsa di Amsterdam. I fornitori stanno a guardare: i nuovi contratti saranno aperti solo ai clienti storici

di Sara Monaci

Articolo aggiornato alle ore 17,30 di giovedì 25 agosto

Gas, in Germania arriva nella bolletta il balzello salva-imprese

3' di lettura

Il gas balza ancora e fa registrare il nuovo record alla borsa di Amsterdam. Volatilità che alimenta in misura esponenziale i problemi di approvvigionamento delle imprese. Le aziende fornitrici di gas infatti non faranno, nelle prossime settimane, nuovi contratti alle aziende che non siano quelle storicamente rifornite. Questa la scelta presa dalle partecipate pubbliche territoriali come A2a e Hera. Eni usa invece la prudenza a tutto campo, nei confronti di tutti i clienti, in attesa di capire quale sarà l’andamento dei prezzi del gas.

A2a è la multiutiliy controllata dai Comuni di Milano e Brescia; Hera, con 200 soci pubblici, opera prevalentemente in Emilia Romagna, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Marche, Toscana e Abruzzo. Entrambe cercheranno di garantire i clienti «buoni pagatori» e i clienti «storici», ma adesso non è possibile fare altro. In tempi normali sarebbe stato interessante sfruttare la concorrenza per raggiungere nuovi clienti; oggi invece la ricerca di nuovi contratti è inibita dal contesto di incertezza internazionale che rende difficile prevedere il prezzo del gas e non dà certezza sugli approvvigionamenti.

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La posizione di A2a, Hera, Eni

Fonti vicine ad A2a sottolineano che «il momento è difficile per tutti: aziende clienti e fornitori. Ma in questo contesto A2a sta onorando i propri contratti e confermerà le forniture privilegiando per i rinnovi (non a prezzi fissi) i clienti storici in regola con i pagamenti. Per quanto concerne la sottoscrizione di nuovi contratti di fornitura, il gruppo sta procedendo con prudenza». Per Hera l’importante è soprattutto mantenere ora la fiducia dei clienti legati al gruppo da anni, dando continuità e garantendo l’operatività di grandi e piccole aziende. Poi si vedrà cosa sarà possibile fare nei prossimi mesi.

L’Eni intanto sta temporeggiando prima di avviare con le imprese il prossimo anno termico, che partirà il primo ottobre. Il motivo sarebbe la volatilità dei prezzi e quindi il timore che i contratti sottoscritti oggi non rispecchino i costi reali durante l’anno.

Le aziende a rischio forniture

Il risultato concreto di questo scenario è che sempre più aziende stanno lamentando la difficoltà di trovare fornitori. È in queste settimane che generalmente si rinegoziano i contratti per il prossimo anno termico, che parte il primo di ottobre e dura fino al 30 settembre successivo. Molte aziende del settore cartario dichiarano di aver cercato sul mercato alternative, come per esempio Edison e Shell, ma ricevendo dall’altra parte la richiesta di un mese di anticipo e una fideiussione dello stesso valore.

Da considerare che le bollette in alcuni casi, tra energia elettrica e gas, sono addirittura quadruplicate questa estate rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Nei settori più energivori, che basano proprio sul gas la loro attività, stiamo parlando di bollette milionarie.

Problemi analoghi vengono vissuti da altri settori, dai produttori di ceramiche fino al vetro, per arrivare ad alcune grandi aziende della siderurgia che hanno bisogno di gas. Alcune aziende del vetro, nella storica isola di Murano a Venezia, hanno avuto richieste di fideiussioni pari a due mesi di bolletta. La paura è di incappare nelle procedure di default secondo cui, dopo 2 mesi garantiti dalle reti Snam ad un costo maggiorato, scatta lo stop alle forniture e di conseguenza la sospensione dell’attività.

Prezzi record oltre 300 euro

Giovedì 25 agosto, il prezzo del gas ha chiuso per la prima volta sopra i 300 euro ad Amsterdam, mercato di riferimento per il metano in Europa. I future Ttf con scadenza a settembre hanno terminato le contrattazioni in rialzo del 10% al nuovo massimo storico di 321,4 euro al megawattora mentre si avvicinano i tre giorni di chiusura programmata del Nord Stream. Secondo Giovanni Savorani, presidente di Confindustria Ceramica, «come Paese rischiamo di buttare una grossa fetta del Made in Italy». Sono oltre 260 le società attive in Italia nel settore della ceramica, con più di 26mila addetti e un fatturato di 7,5 miliardi. «Quasi tutte le aziende del settore – spiega – stanno ritardando l’accensione dei forni in attesa di non si sa bene cosa. A fine luglio siamo andati in ferie con il prezzo del gas a 1,80 euro a metro cubico e a fine agosto è di 2,95 euro». Il portafoglio ordini delle aziende del settore è «ancora discreto, ma come facciamo a fare i prezzi e a produrre? Il costo del gas sta superando i ricavi». Molte aziende rischiano quindi di non riprendere la produzione dopo l’estate. O di presentarsi sui mercati internazionali a prezzi non competitivi. «Per noi - continua il presidente di Confindustria Ceramica – il problema è l’export. Noi siamo esportatori per l’85% della nostra produzione. Per alcuni Paesi produttori il problema del prezzo del gas non esiste e noi rischiamo di perdere il lavoro di cinquant’anni fatto per conquistare i mercati internazionali».

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